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Bruno Russo- [ EVENTI ] VOLA E VA ( da "Il ROMA" del 26/02/2011 pag. 11 )
VOLA E VA’ CON GAETANO CERRITO Gaetano Cerrito è il guidatore di una macchina speciale, che corre sulle strade a percorrenza limitata che conducono a...
[ EVENTI ] QUANDO LA POESIA E’INCONTRO DI CULTURA E SOLIDARIETA’ ( da "Il ROMA" DEL 12/01/2011 pag. 12 ).
Cosa c’entra la poesia e le nuvole, con un condimento particolare come l’aglio? Ce l’ha spiegato il poeta italo-argentino Carlos Sanchez, condividendo...
Bruno Russo- [ EVENTI ] I MIEI PRIMI 40 ANNI ( da "il ROMA" del 12/01/2011 pag. 23 )
Napoli sta cambiando, almeno in questo: sta presentando una cultura del ritrovo giovanile, che considerati i coprifuochi di varie zone della collina ...
27/03/2011 12:55
Bruno Russo- [ EVENTI ] VOLA E VA ( da "Il ROMA" del 26/02/2011 pag. 11 )
VOLA E VA’ CON GAETANO CERRITO
Gaetano Cerrito è il guidatore di una macchina speciale, che corre sulle strade a percorrenza limitata che conducono al successo nel mondo dello spettacolo. Il suo nuovo viaggio è proteso all’organizzazione di un Festival denominato "Vola e Và", un chiaro messaggio dedicato al talento nel momento in cui esso viene riconosciuto come tale, nell’augurio che possa arrivare al più presto nel suo luogo di destinazione opinato.
Dopo il successo della VII edizione del premio “L’altra Italia”, una delle sue grandi idee, Gaetano si muove a velocità elevata per un percorso a tappe: "Vola e Và" è il primo in tal genere, dedicato a giovani talenti come cantanti, ballerini, attori, prestigiatori e imitatori, cabarettisti e presentatori, nonché show girl; donne affascinanti soprattutto per avere l’energia abile nel colpire il pubblico con avvenenza, professionalità e capacità di interpretazione del proprio ruolo definito.
Un appuntamento per i giovani che amano le luci della ribalta, e che desiderano essere selezionati in un ambiente familiare e competente, che partirà da Maggio per due mesi : la giuria finale sarà infatti formata da campioni mondiali di ballo, e da personalità eminenti dello spettacolo. Ovviamente la conduzione è sua, un Gaetano Cerrito sempreverde che con i suoi format tv e altri eventi di cultura, ha conferito alla sua scena l’alveolo di competenza e professionalità che meglio gestisce un palcoscenico di “nuove proposte”. Lo accompagnerà Gianna Martorella, affermata show girl e imitatrice, nota anche sulle reti Rai e Mediaset.
“ Vola e và “ andrà in onda su digitale terrestre e Sky formato canale free, per una necessaria copertura nazionale dell’evento. Gaetano Cerrito ha più volte affermato che la sua iniziativa calza a pennello, per inconsapevole casualità, nella ricomposizione dovuta dell’immagine giusta del personaggio dello spettacolo, che per eventi di cronaca politica è attualmente offuscata da nebbie riflesse di condensazioni termodinamiche, che non competono professionalità e sogni. Il talento metropolitano è così relegato agli angoli bui del comune divenire, se non agganciato ai promotori delle opportunità giuste funzione di coinvolgimenti economici, che inquinano il normale corso di una professione; specialmente quando si parte da artigianalità vissuta.
Il suo motto fondamentale per l’evento sarà “ Sanremo Canta, Baia Domizia anche “ sancendo il raccordo competente che l’Italia si aspetta dalle terre del sud, per ricomporre una valenza unitaria del settore; infatti secondo dati statistici a cura della Commissione Europea, la nostra macchina culturale ha prodotto complessivamente 655 miliardi di euro, alla base di quei 2,6 del Pil europeo, che corrispondono a 6 milioni di persone impiegate nel settore, pari anche al 3,1 % di tutta la Comunità Europea.
In Italia però la spesa per la cultura arriva solo al 0,35 del Pil, e si impigrisce ulteriormente se tra i tagli in finanziaria, attuale o del passato, si arriva comunque a colpire lo spettacolo: un festival come “ Vola e và “, è il promotore virtuoso per rilanciare l’immagine di un Paese o di una singola città, perché raccorda le necessità di crescita culturale con la partecipazione attiva della gente, incentivata a mettere fuori le proprie capacità interpretative o canore, come evidenziano le tante email che arrivano agli indirizzi info@laltraitalia.it o segreteria@laltraitaliatv.it , collegate al suo luccicante sito: www.laltraitaliatv.it .





BRUNO RUSSO
 
20/01/2011 15:27
[ EVENTI ] QUANDO LA POESIA E’INCONTRO DI CULTURA E SOLIDARIETA’ ( da "Il ROMA" DEL 12/01/2011 pag. 12 ).
Cosa c’entra la poesia e le nuvole, con un condimento particolare come l’aglio? Ce l’ha spiegato il poeta italo-argentino Carlos Sanchez, condividendo il suo ruolo con Vincenzo Russo che ha presentato tra l’altro, nelle ex Fonderie Righetti di Villa Bruno, nell’ambito della IV edizione del premio “Città di San Giorgio a Cremano” promossa dall’associazione “Talenti Vesuviani”, il suo ultimo libro dal titolo “Radio Giuseppina”. Vincenzo Russo ha così potuto ribadire, la valenza della poetica nell’incomunicabilità dei giorni nostri, ravvivandola attraverso opere di solidarietà come la devoluzione di parte del ricavato delle vendite del libro, alle famiglie dei malati di artrofia muscolare spinale.
Creare un angolo di riflessione culturale di elevata nobiltà, tra gli spazi delle storiche fonderie in cui Antonio Canova fuse nel 1929 il materiale per le due statue equestri di Piazza Plebiscito a Napoli, non è poco, specialmente se con l’ausilio del libro di Vincenzo, possono scorrere nel lento andare del tempo narrato, racconti di toccanti esperienze di amore e amicizia, partendo da una irrequietezza che appartiene a tutti noi, e contro la quale nulla può fare l’attenzione vigile della propria madre; una sequenza di passi di vita raccolti come le emissioni di una radio d’altri tempi, grave sottile, come le raccomandazioni e i discorsi genitoriali, che da piccoli fanno quasi sempre male: “ Il giorno dopo ‘Radio Giuseppina’ raccontò alla vicina. Si sarebbe aspettata solidarietà, per aver dato alla luce un mostro, altro che ‘Anima di Dio’ come lo definiva il nonno “.
Talvolta, a quelle voci ininterrotte, ci abituiamo, e rappresentano il vento che spezza i capelli della giovinezza, mentre si attiva una fonderia speciale che forgia sentimenti e luoghi, i viali di San Giorgio e le contrapposizioni dei legami più intimi, il ricordo e la contesa delle estreme oggettività che provengono dal moderno. Il lavoro di Vincenzo Russo, si prefigge di sostenere così più che materialmente, soprattutto moralmente le famiglie colpite dalla malattia, avvolgendole nell’alone di una nuova energia intimista che proviene dal raccontare, come per ribadire che non saranno mai sole.
Si inarca così nell’incontro di San Giorgio, come un trofeo nell’orizzonte nebbioso del mare, la figura di Massimo Troisi, immagine di un cuore immortale che naviga senza tempo nei ricordi dei sangiorgesi, ma che rappresenta più che una mancanza di un talento, l’assenza di un amico ideale, come nelle presentazioni della giornalista Angela Saracino, così nel sapiente ricordo di Rossella Carella, attrice e organizzatrice di eventi, che ha saggiato il calore di un consiglio, la bontà di una sua parola consolatrice, la forza interpretativa delle sue movenze. Rossella, insieme ad altri noti convenuti, come Ewa Kawamura, Ornella Cascinelli, Giampaolo Necco, Ferdinando Maddaloni ( in scena a Napoli con Anna Politkovskaja ), Fabrizio Nevola ( reduce dal successo di “Filumena Marturano” con Massimo Ranieri ), hanno tra l’atro dato voce alle pagine scritte dai ragazzi dell’Istituto Penitenziario Minorile di Airola in provincia di Benevento, premiati nelle sezioni del premio dedicate alle giovani scolaresche.
La solidarietà è l’incanto di un ricordo che vuole esser vivo nella prevenzione del dolore, e si esprime al meglio con la poesia, che è sempre “offerta” di qualcosa. A San Giorgio è diventata l’estremo superiore di un dominio complesso, che sono le sensazioni offerte dalla delicatezza di una strofa e delle immagini che essa adduce, raccordate tra varie iniziative, come non ultima la consegna di un riconoscimento alla memoria del pittore Antonio Bertè, ricordato dolcemente dalla figlia Annastella.
Il calore d’assieme è questo, e la poesia resta la sua migliore colonna sonora possibile; Vincenzo Russo ne è il profeta in patria: “ Quello storico marciapiede, riusciva ad ospitare una comitiva di quaranta adolescenti, ognuno alle prese con i propri amori, convinti di poter esprimere il proprio valore nella società “.
I valori si esprimono soprattutto con le irrequietezze del mettersi in gioco, chiamando a concorso tutta una serie di orchestrali: gli amici che hanno condiviso con noi le vibrazioni dell’infanzia, le prime sbucciature e le prime delusioni; veicoli di una fuga dalle parole, perché Radio Giuseppina è solo un dolce rumore che si sovrappone a un silenzio, come la poesia fa con il vuoto.
BRUNO RUSSO
 
03/12/2010 15:46
Bruno Russo- [ EVENTI ] I MIEI PRIMI 40 ANNI ( da "il ROMA" del 12/01/2011 pag. 23 )
Napoli sta cambiando, almeno in questo: sta presentando una cultura del ritrovo giovanile, che considerati i coprifuochi di varie zone della collina e della periferia, si concentrano ormai da tempo nella zona bene del quartiere Chiaia che riversa nei baretti da San Pasquale a Piazza dei Martiri passando per Vicolo Belledonne, di nome e di fatto, il meglio dello struscio, dell’aperitivo e del locale alla moda. Marco Scocchera, ingenere informatico di belle speranze e di trepide attese sentimentali, ha scelto l’Enoteca Belledonne per festeggiarvi i suoi primi 40 anni, e offrire ad una cerchia di amici e parenti, l’occasione di brindare assieme e fare una riflessione su cosa significhi oggi per un uomo toccare tale tappa temporale. Da rampollo un po’ attempato della Napoli Bene , la sua profonda serietà di fronte a tali argomenti lo ha posto spesso nel conclave delle riflessioni eterne che riguardano il comportamento della donna, o meglio di una ipotetica compagna o fidanzata, che certe volte si fa aspettare. Pur essendo infatti egli un ragazzo di bella presenza, la sua profondità sentimentale non sempre gli ha consentito di tollerare, diciamocelo una volta per tutte, il comportamento estremamente volitivo e certe volte insicuro, delle dee per niente bendate che affollano i sanpietrini del notturno divenire. La barca, il tacco a spillo, i cellulari uno per chiamare e uno per essere chiamata, il capo scollato e la borsa non diciamo di chi per non fare pubblicità, la serata a Capri o il fine settimana in montagna, finiscono certe volte per essere l’emblema esasperato di insicurezze per le quali la moda non ha colpa, ma ce l’ha la voglia di non rischiare in un rapporto serio. Però, alla fin fine, dopo le angherie nell’ufficio o nel traffico, tali immagini per baretti sono le cose più belle in cui tuffarsi. Marco insomma si muove a metà strada tra il playboy e il bravo ragazzo, in quanto preferisce essere quel grande amico fatto di poche parole, eleganza nei sentimenti, grandi riflessioni e la presenza certa nei momenti importanti; sognando una donna non speciale ma attenta come lui, con la quale condividere un rapporto serio fatto soprattutto di una genuina complicità. L’Enoteca di Belledonne è il luogo giusto per le ricorrenze condivise, perché sembra per la sua posizione la porta d’accesso alla “vasca” serale, la lunga camminata incontrando amici e scambiando le fresche confidenze; così dopo le tartine, il prosecco e la torta panna e fragola, il brindisi finale: affinchè Marco Scocchera possa incontrare una bella ragazza degna della sua sensibilità e del suo charme. Hanno condiviso l’augurio Rosa Franchomme, Giuseppe de Palma in arte Joe de Palma, Laura Macnally, Gilda Ferone, Daniela Scodellaro, Ivana Brandi, Diego Gerbasio, Marilena Caruso, Enrico e Valeria Jovino.


 
14/11/2010 15:49
Bruno Russo- LA VOCE SOLITARIA CERCA L'OPPORTUNO CORO
Due sono le caratteristiche di ogni presenza di Ferdinando Maddaloni nel panorama teatrale coevo; una è la capacità di forgiare con il suo "concerto spettacolo" il connubio tra musica e immagine per migliorare il viaggio onirico all'interno delle coscienze individuali di fronte ai fatti di cronaca, l'altro è razionalizzare tale messaggio di modo che non resti il tono di una kermesse fina a se stessa, ma l'avvio di una nuova reattività individuale che non accetta che la verità debba restare una voce solitaria. Così è nata e si è diffusa la nota rappresentazione di "ANNA POLITKOVSKAJA: CONCERTO PER VOCE SOLITARIA", partendo dal pluripremiato corto di Ferdinando Maddaloni, dedicato alla giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata nella sua terra di Russia e nella squallidità della solitudine di un ascensore, che ora prosegue il suo viaggio culturale per l’Italia, giungendo nelle tappe napoletane. Il pubblico potrà assaporare il lavoro di Ferdinando il 26-27-28 novembre 2010, e il 3-4-5 dicembre 2010, al "TEATRO DE POCHE" in Via Salvatore Tommasi 15 , che riproduce proprio il suo tentativo onirico di introspezione essendo uno dei luoghi caratteristici del ventre partenopeo, una caverna ex bottega, confortevole e particolare, un vero e proprio fazzoletto di mistero nella Napoli museale e storica che pretende il giusto riscatto. Il riscatto che merita anche la storia di Anna, che la politica internazionale ha relegato negli angoli ancora più oscuri della consuetudine, che alla fine pone tutti perplessi e scettici di fronte alla possibilità di risposte certe. Così, alla fine della della proiezione delle immagine della storia di Anna, dell'ambiente in cui essa si è formata, e sulla vivida ispirazione del teatro canzone di Giorgio Gaber , si espande l'ironia pungente di Maddaloni. Una ironia che non è fine a se stessa, come ampiamente sottolineato, ma canzonatoria dell'indifferenza con la quale siamo abituati a trattare dei temi di scottante attualità, come se la cosa non ci appartenesse mentre è il riflesso del vivere comune odierno che i media comuni non sanno analizzare, presi che sono dai gossip che devono fungere da arma e da trastullo per una società che va a rotoli, proprio per indifferenza. La graffiante vena di Ferdinando Maddaloni, si avvale della voce di Carmen Femiano, della prorompente tonalità della chitarra del cantautore Nicola Dragotto autore delle musiche, e dalla fisarmonica e violino di Vittorio Cataldi. Si stabilisce così il divenire collettivo sui binari della corretta informazione, mediando assurdità umana, e cronaca razionale, con le testimonianze raccolte tra la Russia, gli Stati Uniti e l'Italia, per una donna giornalista che aveva l'unica colpa di testimoniare sulla carta stampata, ciò che non doveva vedere come obiettivo globale. Il viaggio proseguirà il 29 novembre 2010 ore 21.30, al TERMINALE cinema in Via Carbonaia, 31 a Prato; poi il 22-23 gennaio 2011 al TEATRO CIVICO 14 in Vicolo F. della Ratta 14 a Caserta; quindi il 19-20 marzo 2011
al CENTRO TEATRO SPAZIO in Via San Giorgio Vecchio 31/23 a San Giorgio a Cremano . Il montaggio video è di Giuseppe De Vita, e l'ufficio stampa ANGUS 89 di Giuseppe Giorgio. Il social network del cinema dovrebbe piegare le sue intenzioni seppur nobili, di fronte allo spettacolo introspettivo di Ferdinando Maddaloni, che predilige il contatto con il pubblico per essere prima assimilato e poi premiato. I trofei del lavoro di Maddaloni non si sono così fatti aspettare, come la MENZIONE SPECIALE EPIZEPHIRY 2008, il PREMIO CORTIAMO ALCAMO 2008, il PREMIO LA TELA DI PENELOPE 2009, il PREMIO IMAIE 2009, il PREMIO SALENTO FINIBUS TERRAE 2009, la MENZIONE SPECIALE Premio Nickelodeon 2009, il PREMIO SARDINIA FILM FESTIVAL 2010. Propio dalla sua vena operativa, Ferdinando ha creato nelle precedenti occasioni, il progetto di beneficenza " Una Videoteca per Beslan", ovvero una vera e propria videoteca posta all'interno della nuova scuola di Beslan, in collaborazione con la Croce Rossa di Mosca. Ferdinando Maddaloni non vuole spaventare ma rinvigorire le speranze, convincere del ruolo particolare che ciascuno di noi ha nella società, che per non essere riconosciuta dai suoi reali interpreti, si ripiega su se stessa.

Bruno Russo

 
12/11/2010 16:26
Bruno Russo- IL COMPLEANNO DI PEPPE DI PALMA AL JEAOLUSY DI POZZUOLI ( da "il ROMA" del 12/11/2010 pag.23 )
Giuseppe di Palma in arte Joe de Palma assomiglia vagamente a Dean Martin ma non per questo gli piace replicarne l’oceanica voce ed esibirsi nei locali. Egli è un fautore di quel vecchio piano bar di qualità, che mette assieme le arie e i sapori dei luoghi calpestati da Fred Bongusto e Frank Sinatra, senza disdegnare la melodia napoletana di antica fattura. Così al suo compleanno, al Jeaolusy di Pozzuoli, che vanta la direzione artistica di Massimo Carleo e un dj di comprovata fattura come Antonio Romanolo, ha potuto stabilire un contatto particolare con gli invitati esibendosi occasionalmente con l’eleganza canora che a Napoli si è un po’ persa. Il Jeaolusy è un locale nuovo, ideale per queste serate, e si trova a Via Campi Flegrei 50/51 sul fronte strada, con l’ingresso per il night alla sinistra del bar principale e convergente in un confortevole e ampio locale, dove il massimo dello spazio è riservato solo alla pista ballabile. Joe è un instancabile lavoratore nonché artefice dei mille mestieri, partendo dalla giovanile esperienza nella confezione e manifattura della tappezzeria, per poi approdare alla polizia penitenziaria, ruolo assai amato per l’essere stato a contatto con la gente che sbaglia e quella che cerca di proteggere il cittadino, in un modo molto poco asettico, considerata la sua attività in campo sociale e politico, avvenuta nella sua città nativa di Marano con Alleanza Nazionale quando esisteva, per poi appoggiare successivamente la campagna di altri amici politici. La sua ricerca, nel campo proibitivo delle difficoltà di un luogo dormitorio come Marano, non a caso definita la città nella città, è far dialogare la gente per mettere a disposizione dei giovani le strutture esistenti, ma abbandonate da chi le dovrebbe gestire, attrezzare e migliorare. Sono mancanze che nella possibilità seppur offerta con lentezza dal territorio e dalle strutture poste in esso, ne allontanano l’applicabilità e l’affezione da parte del cittadino che preferisce alla fine Napoli, per esprimere meglio tempo libero e opportunità di lavoro. Nel contempo dei suoi impegni e delle sue attitudini, Joe non ha disdegnato da ragazzino il dono del canto e delle sue vivide prospettive, poi condensate in un gradevole cd. Una incisione che riporta nelle arie sdolcinate e spensierate del piano bar che non annoia, ma culla nella rete morbide di melodie che ricordano un’epoca di maggiore prosperità, materiale e intellettiva. I suoi amici lo conoscono bene sotto questo aspetto e non gli hanno fatto mancare il calore che egli merita. Il personale del locale ha voluto, sulla base della fortunata esperienza del “Parlammene Dimane”, implementare la conduzione nel mondo della notte con nuove idee forgiate da Valentino e Domenico Manna, e condensate nell’inaugurazione avvenuta il 14 Ottobre scorso. Il disco night non elude infatti la necessità di deliziare con svariati cocktail in ogni momento della giornata, rappresentando un “baretto allargato alla musica notturna” , una moda che sta prendendo piede anche a Napoli città. Joe de Palma ama le cose fatte puntigliosamente, lo champagne di qualità per tutti e la torta panna e fragoline confezionata con una figura simpatica di arte amatoria. Tra i presenti Ilaria Posillipo, Gilda Ferone, Marco Scocchera, Francesco Rosapepe, Carlo Ribolet, Antonio Lecciso, Luigi Pianese, Laura Macnally, Emma Fabbricatore, Maria Mazza, Carmen Perna, tutti immersi nei flutti di una felice notte danzante.

BRUNO RUSSO
 
19/10/2010 11:09
Bruno Russo- FIORENZA CALOGERO ESPRIME LA “PASSIONE” NAPOLETANA NEL FILM DI TURTURRO ALLA PRIMA AL TRIANON ( ( da "Il ROMA" del 18/10/2010 pag. 14 )
Un carosello napoletano di moderna fattura, tinto dai colori variopinti di quella giostra di personaggi e profumi che impressionano da subito il turista, riempie la pellicola “Passione “ di John Turturro, alla sua prima al Trianon e in programmazione per l’ultima settimana di Ottobre nelle sale cinematografiche. Fiorenza Calogero, amena voce di una Napoli mai persa nei vicoli oscuri della sua ultima storia, raffigura uno degli elementi trainanti del supercast del film: da Mina a Pino Daniele passando per Massimo Ranieri e Angela Luce. Proiettata così, Napoli è la languida collezione di ritratti antichi che saltano alla mente di chiunque, e che le sonorità di Fiorenza meglio rappresentano nella giovanile espressione di un paesaggio di mare: Tra Lina Sastri e Peppe Barra, tra Raiz e James Senese, si esprimono i ritratti di un presepe unico nel suo genere, perché porta i ricordi dei nostri padri ai tempi di Fausto Cigliano e delle ultime follie di fine secolo di Fiorello, ad essere rappresentative di un’arte che si riproduce a castello. E’ un fiore difficile a vederlo appassito, nel quale Fiorenza Calogero rappresenta i petali più sporgenti, come la luce che sfiora la punta di una imbarcazione che sta mirando a sud, verso la costa sorrentina per rimediare ai mali di stagione di un tempo come di adesso. La coproduzione italo-americana del film, conferisce ai ruoli e alle immagini un aspetto meno vissuto e saccente, in quanto inquadrato da un occhio occasionale che pur non vivendo a Napoli da decenni, resta colpito dalla sua colta sensibilità e ne carpisce i lati più positivi e folkloristici; la “passione” diventa lo sfoggio della propria ricettività , come la musica di Fiorenza Calogero adatta a convincere più che a celebrarsi: scrigno di tesori più che juke-box di tendenze retroattive, il film parte dal lontano 1200 con il “Canto delle lavandaie del Vomero” per finire alla voce di Pino Daniele che ha fuso il jazz, la fusion, la musica leggera e quella napoletana, in un cocktail di esilarante maestria. Ecco, in tale passarella di celebrità, Fiorenza Calogero colpisce per essere l’evidenza oggettiva di una moderna riscoperta che, nel rispetto delle antiche sonorità e delle corrispondenti storie, le ricompone in una voce trascinante, ed è per questo che è tra quelle da seguire maggiormente. La canzone napoletana è forse l’unico brandello di lirica della passione, che dopo essersi insinuata nelle note novecentiste è andata un po’ a disperdersi per colpa di chi non le ha voluto dare più quell’attenzione dovuta. Dal momento poi, che Napoli è soprattutto un crogiuolo di immagini, l’occhio più attento dell’osservatore di oltreoceano come Turturro, ha pensato bene di collezionarne le perle più evidenti, tese a mettere assieme amori passionali e passeggeri, immigrazione e protesta sociale, per un girotondo spassionato di melodie che devono risuonare come se possero dei passaggi poetici. E’ per questo richiamo alla sensualità che Fiorenza Calogero risulta tra le migliori espressioni della risonanza di tutto ciò che tocca la profondità dell’inconscio che ricostruisce la sua esperienza antica, in una città come Napoli, attraverso la sua musica che invece di essere buttata in faccia si apre piano piano fino a innondare le vie dei sensi, un po’ come la stessa definizione del film data da John Turturro, che lo definisce un dono di un cartoccio di pesce, che nonostante l’approssimazione dell’involucro costituito da fogli di giornali, va aperto copn estrema lentezza, come quella delicatezza con la quale la storia di Napoli può essere parte integrante della storia della sua immagine poetica.


BRUNO RUSSO
 
15/09/2010 15:18
Bruno Russo- L'ULTIMISSIMA DELLE NOTTI CAPRESE E' IL PARTY DI MARIAPIA DE ANGELIS ( da "Il ROMA" del 15/09/2010 pag. 23 )
Capri a Settembre sembra vuota, ma è apparenza, anzi è il riflesso della diminuzione di vacanzieri che viene rimpinzata da un ingente aumento di stranieri: in tale contesto una serata domenicale tranquilla all’Hotel “La Residenza” per festeggiare Mariapia de Angelis, figlia di Liliana de Angelis, proprietaria del sontuoso albergo, è quello che ci vuole per affermare che l’estate a Capri continua senza dubbio in maniera più privè ed elegante, grazie anche al Direttore Ranieri Colonnese. Infatti l’ambiente decisamente cool e magico dell’hotel, è stato rimpinzato da una tavolata incredibile dove i protagonisti erano gli addobbi fatti di sassolini, conchiglie e candele disposte come per disegnare i profili del mare, addormentati nei caldi raggi della luna caprese, dove il bianco dell’hotel sembra sospenderla in una dimensione di sogno. Un menu indovinato e decisamente “caprese”, forgiato dallo chef Francesco D’Agostino e dal metre Antonio Garofalo, ha allietato i palati dei convenuti, come i “sandwiches di melenzane alla sorrentina”, il “risotto mantecato ai frutti di mare”, i ravioli alla caprese”, il “filetto di pescato in spuma di patate” e per finire una millefoglie innaffiata dall’ottimo champagne. L’albergo è uno dei più belli di Capri, tra il Quisisana e la passeggiata di Via Camerelle, dove l’eleganza del bianco che adobba richiami classici e moderni, non nasconde i quadri e i mobili antichi che fanno del luogo uno dei più “storici” dell’isola. Mariapia è una gran brava ragazza, tipicamente caprese con i suoi occhi a mandorla e le gote pronte a farsi rosse; ella non manca mai di curare i propri amici prediletti in ogni occasione, senza rendere una festa l’oasi del chiasso e del rumore. Invece a “La Residenza” si è goduti la Capri del silenzio e dei profumi, degli odori e del verde della piscina che si incontra con il blu della notte, e cala sui palazzi di Capri, bianchi anche essi come la purezza e il candore che la contraddistingue, il tocco magico della notte di un’isola unica nel suo genere. Presenti tra gli altri il fidanzato Angelo Sommese architetto; il cugino della festeggiata Alessandro Ruocco stilista con la famosa linea “Capri Touch”, l’autore satirico Mario Cafiero, l’avvocato Luigi Pianese, Antonio Lecciso e Gilda Ferone in arte Jada, nota danzatrice del ventre. La musica non è mancata grazie al cantante Claudio Amitrano con il quale ha duettato un altro convenuto, che non è nuovo nella sua qualità e arte canora: Joe di Palma, che ha messo la sua incredibile voce, calda e romantica, tra un prosecco e uno stuzzichino, al servizio delle mille melodie di Frank Sinatra e non solo. Mariapia si è divertita un mondo, e per non limitare la serata al suo elegante albergo, ci ha tenuto a portare i convenuti da lui, dal grande Peppino di Capri, nella adiacente basilica del suono indimenticabile che si chiama “Number One”, dove non ci si annoia mai perché la musica è una creazione e ricordo d’assieme, con il vigore della festa per ogni sera, dove oltre alla simpatia del cantante e della sua orchestra, si è inserita quella di una ragazza caprese piena di vita e voglia di dare affetto, come Mariapia de Angelis: è nota infatti , nella sua semplicità e bontà quanto si adoperi per i cani abbandonati, cercando anche le cure adatte e un nuovo padroncino disponibile. Il suo sorriso profondo ha donato a tanti suoi amici, per il suo onomastico, un momento indimenticabile di gioia, di gnerosità e di affabilità, in una dimensione un po’ orientale, un po’ cool , dove convivono il lounge bar, l’ambient e la storia di Capri.


Bruno Russo
 
11/09/2010 10:31
Elvira Brunetti- LE RAGIONI DI dELLA RAGIONE
Presentazione del libro “Le ragioni di della Ragione”
Il giorno 15 settembre alle ore 17,30 nell’Aula magna dell’università di Milano si presenterà la nuova edizione del libro del dott. Achille della Ragione dal titolo Le ragioni di della Ragione.
Il dott. della Ragione, già noto al pubblico per le tante pubblicazioni di successo non solo in campo medico ma anche in campo artistico e storico, tra le quali Il secolo d’oro della pittura napoletana, Achille Lauro Superstar, Ischia sacra, Viaggio nella spazzatura campana e numerose monografie su pittori napoletani ha raccolto in questo volume una scelta di lettere inviate negli ultimi tre anni ai principali quotidiani nazionali e locali ed inoltre una serie di articoli, recensioni, relazioni congressuali, lezioni magistrali e discorsi vari.
Gli argomenti trattati sono dei più disparati, secondo le prerogative del nostro eclettico autore, e spaziano dalla medicina all’arte, alla storia, ad una ampia casistica di temi di attualità, molti dei quali su Napoli e la Campania, a personaggi dei nostri tempi, alle note di costume, alla musica ed anche al gioco degli scacchi.
Nel campo della medicina vengono affrontati temi scottanti come l’aborto e la fecondazione artificiale con quella competenza e professionalità che contraddistingue sempre il dott. della Ragione, già noto in Italia per i suoi studi sul controllo delle nascite e sulla sessuologia femminile, ed autore di vari libri medici di successo tra i quali ricordiamo Moderne metodiche per procurare l'aborto, Parliamone col ginecologo, Pianeta donna. Ma un tema che mi ha particolarmente colpito è stato il resoconto della tavola rotonda tenuta presso l’Istituto Italiano per gli studi filosofici dal titolo Perché il dolore?Una risposta tra scienza, fede e filosofia, alla quale ebbi modo di assistere. Qui in un appassionante dibattito tra medici, giuristi, teologi e filosofi si cercava di dare una definizione del dolore, di studiarne le cause, di trovarne i rimedi o di esorcizzarlo, ma soprattutto di dare delle risposte ai tanti interrogativi che credenti e non si ponevano sulle ragioni di esso, forse un castigo di Dio, un maleficio della natura o qualcosa d’altro ancora? L’interrogativo restava ma comunque dopo tutta una serie di interessanti spunti sull’argomento che coinvolgeva addetti ai lavori e non, che stimolavano tutti a future riflessioni ed interpretazioni.
Naturalmente sono numerosi gli argomenti sull’arte data la sua grande passione e competenza in merito, soprattutto sulla pittura napoletana del ‘600 e ‘700. Ricordo ancora la sua fondamentale opera in 10 volumi Il secolo d’oro della pittura napoletana alla quale hanno fatto seguito numerose pubblicazioni pittori napoletani del ‘600, dei quali per la prima volta è stata proposta una visione completa della loro opera pittorica arricchita da un consistente numero di recenti scoperte ed attribuzioni.
Il pezzo forte delle dissertazioni artistiche è costituito dalle recensioni sulle più importanti mostre tenutesi in Campania negli ultimi anni, quali quelle su Caravaggio e Velazquez del Museo di Capodimonte, quella sul pittore olandese Anton Smink Pitloo al Museo Pignatelli ed ancora quella sulla collezione della famiglia Ruffo di Calabria alla Pinacoteca di Salerno. Il dott. della Ragione, che tra l’altro per vari anni ha curato un ciclo di visite guidate in Campania alla scoperta dei tesori artistici della nostra regione, qui ci fa conoscere più approfonditamente questi importanti artisti illustrandocene con dovizia di particolari lo stile pittorico, sempre inserito nell’appropriato contesto storico-territoriale, e soffermandosi poi in dettaglio sulle principali opere esposte.
Ma sempre restando nel campo dell’arte la “chicca” è l’articolo Un Cristo nudo del 1400 rivede la luce a Lauro, e cioè la scoperta nella piccola, e forse sconosciuta a tanti, chiesa di Santa Maria della Pietà a Lauro di Nola di un raro ciclo di affreschi del secolo XV, dove nella scena del Battesimo di Cristo c’è una raffigurazione di Gesù adulto completamente nudo, iconografia veramente eccezionale e rarissima. E’ questa un’altra delle prerogative del nostro autore, la scoperta non di rado di importanti testimonianze artistiche che costituiscono sicuramente materia di spiccato interesse per ulteriori indagini ed approfondimenti.
Degli articoli storici mi ha impressionato la lucida ed efficace analisi della figura di Federico II di Svevia, fondatore dell’Università di Napoli ed illuminato monarca, che in tempi remoti seppe far convivere sullo stesso territorio popoli e religioni diverse, precorrendo e risolvendo situazioni oggi così attuali, ma purtroppo ancora lontane dall’essere sanate.
E’ impresa ardua enumerare i temi di attualità perché sono veramente tanti: camorra, droga, carceri, giustizia, speculazione edilizia, emarginazione, ognuno dei quali viene trattato sempre con partecipazione ed interesse, col tentativo di studiarne a fondo i problemi e di proporre delle valide soluzioni in merito.
Emblematica è la Storia della camorra, saggio di ben 14 pagine pubblicato a puntate su vari giornali regionali, che costituisce un vero libro nel libro. Qui il fenomeno camorra viene analizzato profondamente in tutti gli aspetti, se ne ripercorre la storia, si cerca di capirne le origini e la crescita incontrollata, se ne scoprono le motivazioni e si tenta di proporre possibili rimedi. E’ questo sicuramente uno dei capitoli più interessanti e coinvolgenti del libro, nel quale l’autore ci dà un’ampia dimostrazione della sua capacità di affrontare e sviscerare in modo estremamente lucido e razionale un tema così sconvolgente.
E che dire poi del suo disperato appello sulla situazione delle carceri italiane ed in particolare di quella di Poggioreale? Nella relazione Una battaglia di civiltà, resoconto del convegno tenuto al Goethe Institut di Napoli nel 2003, alla presenza di parlamentari e direttori di penitenziari, viene affrontato il gravissimo problema del sovraffollamento delle nostre galere, che, unito alla esasperante lentezza dei tempi di giudizio, mortifica drammaticamente la vita dei detenuti.
Sono altresì numerosi gli accorati appelli su Napoli, sui tanti record negativi, dal traffico alla microcriminalità, alla disoccupazione, allo scempio edilizio, al degrado delle periferie ed allo stato di triste abbandono di tanti illustri monumenti cittadini che da anni, forse da decenni, attendono una sorte più rispettosa della loro importanza. A questo riguardo non poteva mancare un appunto alle istituzioni cittadine per il lento ed inarrestabile declino delle ormai lontane manifestazioni Monumenti porte aperte, ideate ed organizzate dalla benemerita baronessa Mirella Baracco, che all’epoca tentò una coraggiosa inversione di tendenza delle abitudini cittadine, risvegliando le coscienze e contribuendo ad un decisivo rilancio del turismo culturale, ma purtroppo destinata a spegnersi lentamente nel tempo.
Sui personaggi dei nostri tempi un ampio spazio è riservato naturalmente ad Achille Lauro, sul quale il nostro autore ha scritto recentemente un libro di grande successo, Achille Lauro Superstar. Oltre alla recensione del suo libro pubblicata l’anno scorso sul quotidiano Il Mattino segnalo la gustosa Intervista impossibile al Comandante nella quale il Comandante ripercorre le tappe della sua vita e delle sue imprese, confessa qualche suo errore e dà anche dei consigli sul futuro della città di Napoli.
Con gli articoli I femminielli e Il sangue dei santi veniamo invece introdotti in una dimensione più surreale, intrigante e anche un po’ misteriosa.
Il pianeta dei femminielli, forse per molti ancora sconosciuto, viene indagato in profondità, se ne ricercano le origini fin dalla dominazione spagnola, si mettono in luce i risvolti sociali del fenomeno e ci si sofferma infine sugli aspetti più nascosti tra i quali antichi rituali come la cosiddetta figliata d’’e femminielli, narrata così vivacemente da Curzio Malaparte ne La pelle e trasposta poi sullo schermo dalla regista Liliana Cavani nell’omonimo film.
Il sangue dei santi, in ordine di tempo l’ultimo articolo della raccolta, pubblicato un mese fa su un quotidiano regionale, ci conduce in quell’altro universo più o meno segreto, a cavallo tra fede e superstizione, del culto delle reliquie dei santi. La notizia sorprendente, forse ignota a molti, è che Napoli custodisce circa duecento ampolle contenenti grumi di sangue di santi e martiri. Ed è ancora più sorprendente sapere che non è solo il sangue del patrono San Gennaro a sciogliersi regolarmente, ma anche quello di tanti altri come Santo Stefano, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Santa Patrizia, anch’esso quasi regolarmente in varie chiese cittadine. E così mentre gli scienziati tentano di spiegare razionalmente questo fenomeno, cercando anche di riprodurlo in laboratorio con l’utilizzo di sostanze chimiche già note agli alchimisti medioevali, non possiamo che accettare il verificarsi del prodigio affidandoci chi alla fede e chi ad una profonda riflessione.
Alla musica ed in particolare al grande violinista Salvatore Accardo è dedicato l’articolo L’erede di Paganini , nel quale si traccia un profilo di questo straordinario artista, nato per caso a Torino, ma partenopeo a tutti gli effetti. Dai primi approcci con lo strumento all’età di sei anni agli intensi studi per il conseguimento del diploma a quindici anni, ai tanti concorsi e premi vinti, alle innumerevoli e magiche esecuzioni in tutti gli angoli del pianeta, alle iniziative musicali come le prestigiose Settimane di musica di insieme a Villa Pignatelli, ai numerosi e simpatici aneddoti il racconto procede scorrevole, quasi quasi con lo struggente sottofondo delle melodiose vibrazioni del suo violino.
Infine non poteva mancare un omaggio al gioco degli scacchi, praticato attivamente dal nostro autore, maestro da tempo in questa disciplina. Una interessante novità nella Difesa Scandinava è il resoconto di una sua partita giocata circa dieci anni fa in un torneo magistrale, nella quale introdusse una interessante novità teorica, che aumentava notevolmente le possibilità di vittoria del Nero nella Difesa Scandinava, suo cavallo di battaglia in tante competizioni.
In conclusione vi sono tutti i presupposti perché il libro di Achille della Ragione per varietà e importanza di argomenti trattati possa sicuramente incontrare il favore anche del pubblico più esigente.
Elvira Brunetti
 
07/09/2010 10:11
Bruno Russo- IL SUCCESSO DE "LE CLOCHARD" A CAPRI ( da "Il ROMA" del 07/09/2010 pag. 23 )
L'ansia della ressa si fà spasmo accattivante alle due circa della notte
caprese: va in onda "Le Clochard", un vero palco della musica che ti
prende, spiegato fino a tardissima ora sulla piccola strada dell'eleganza
che è Via Camerelle, 61 b per l'esattezza, proprio come un barbone che
sogna un mondo colorato. Ultimo pargolo della produzione Lembo, il Club Le
Clochard (ex Musmè) è stato infatti totalmente rinnovato da Gianluigi
Lembo, figlio di Guido, celeberrimo conduttore della Taverna Anema e Core.
La targa e impronta iniziale è decisamente di sonorità house, senza
disdegnare però, quando il mixer sta scaricando una raffica pneumatica sul
midollo delle percussioni, l'ingresso di quelle sonorità cool e disco che
trasportano il pubblico della notte come in una "abduction" reale: dj
scelti a dovere nel panorama professionale e atmosfere create per non
lasciare un minuto in solitudine, sono le azioni vincenti per conquistare
l'attenzione e la voglia di seduzione della gente. Sono gli ingredienti
del successo di questo locale, che per questa estate 2010 è stato "full" e
per niente scontato vista la concorrenza di altri giganti notturni come il
Number One e il Number Two, per non disdegnare il Pantarei e la stessa
taverna dell'Anima e Core: non è solo un prodotto per i più giovani vista
la clientela del locale, ma la capacità di creare attrazione e tendenza,
che alla fine trasforma il passaggio antistante al locale "Le Clochard" in
una vera e propria calca umana indorata dalla presenza di bellezze
femminili da sogno. Da Capri finalmente, si può dire che rinasce la
"febbre del Sabato sera" o del "thank God is Friday" che riconsegna alla
notte e alla voglia di divertirsi, lo scettro dell'attesa spasmodica per
poter sguinzagliare di nuovo la propria armonia frenata. Non è facile
rispondere a tale richiamo a livello di scelta musicale e capacità di
remix, ed è questa la capacità vincente de "Le Clochard", perchè certe
volte dei motivetti del passato, come "Tu mi fai girar" della grande Patty
Pravo, troncati al puno giusto e trainati dal ritmo house che non cessa
più, mentre la gioia d'assieme si fa elisir immortale, sono le scelte
indovinate dai dj migliori; del resto una selezione discografica può
essere una valutazione facile, ma non la gestione emozionale della
sonorità irregolare ma trascinante che regna oggi nelle migliori
cattedrali della discoteca by night. Forse proprio la familiarità e le
idee trascinanti dell'innovazione, che lega la gestione dei locali a
Capri, rende più "produttiva" la notte della luna azzurra, mentre tra le
fiammelle delle ville e delle barche che sembrano immobili in un quadro di
naturale serenità, "Le Clochard" accompagna fino all'alba delle emozioni,
la riconquista del ballo e della musica, che è una delle cose più attese e
consigiate, per la nostra società dormiente fatta di gusti scontati e di
scomposte paure.

Bruno Russo
 
28/07/2010 10:12
Bruno Russo- PREMIO PENISOLA SORRENTINA AL VIA
Con la direzionde di Mario Esposito parte Giovedì 29 Luglio alle ore 21 la kermesse della 15° edizione del Premio Penisola Sorrentina, passerella di nomi illustri della cultura, della politica e dello spettacolo, come Luciano Moggi, Pomicino, Mughini e Pippo Franco, che si sono evidenziati nella loro disciplina o materia, ma anche in altri inusitati meandri. E' proprio tale vivida potenzialità che lascia spazio al proprio estro e attaccamento al territorio, per esprimere qualcosa in più. La sede iniziale sarà la cornice del borgo minuscolo di San Fele in provinica di Potenza. Siamo in presenza di una manifestazione che è più di un evento perchè integra premiazioni, spettacoli e incontri che costituiscono come corollario, un itinerario per il mezzogiorno alla ricerca delle sue valorizzazioni, fatte proprio da chi ha lavorato per la trasposizione dei valori della propria priofessionalità, alla valenza del mezzogiorno. La promozione del luingo evento è stata messa in essere dall'associazione culturale " Il Simposio delle Muse". A ritirare il premio " San Fele d'oro " saranno quindi, proprio Paolo Cirino Pomicino per la saggistica e la politica; Luciano Moggi per lo sport, Giampiero Mughini per la tv , Nello Rega per il giornalismo e il Direttore del Quotidiano di Basilicata Paride Leporace per informzione locale. Rimarchevole e meritato sarà anche il Premio alla carriera all’attore Pippo Franco, simpatico conduttore delle comiche di palcoscenico che raccolgono barzellette, musica e satira. Le colonne sonore dell’evento saranno firmate da Massimo Sorrentino, autore dell’album “Intorno al futuro-ancora non esisti e già ti amo”. Come ospiti della serata ci saranno il giornalista e parlamentare Giovanni Fasanella e i cantautori Simone Magi e RaffaeleTedesco. Il direttore del festival, Mario Esposito, avrà l'onore di essere affiancato nella vivace conduzione, dalla bellissima attrice Elisa Longini, che è stata tra le protagoniste del film “Tra gli ulivi”, scritto da Antonia Tosini e prodotto da Ennio
Pontis per la regia di Tony Tarantino (padre di Quentin), che verrà presentato a Settembre, in esclusiva internazionale proprio durante il secondo appuntamento della rassegna. Penisola Sorrentina è il limite al quale nella spazialità di vari successi, tende l'accolito del cultore del nostro territorio, che si siederà alla fine, proprio nella cornice amena di un tramonto costiero.

Bruno Russo
 
26/05/2010 16:00
Bruno Russo- IL VANTAGGIO DELLE COPIE CONFORME ( da 'Il ROMA' del 26/05/10 PAG. 22 )
A Cannes, la performance cinematografica di “Copie conforme” di Abbas Kiarostami, ha confermato la tendenza della critica d’impatto ad ignorare i più scottanti temi sociali, penalizzando l’inventiva del regista iraniano, inedita e geniale, nel raccontare temi familiari, con un sottile velo da “mille e una notte”. Una stupenda Juliette Binoche, gallerista d’arte trasferitasi in Italia, incontra in Toscana uno scrittore, impersonificato dall’attore William Shimell, che sta per presentare il suo ultimo lavoro sulla differenza concreta nell’arte tra l’originale e la sua copia. Da un incontro scandito dalle note e dai temi del proprio lavoro, si passa presto a un approccio più profondo, giocando sulla propria pelle la carta delle “simulazioni”, che se in matematica possono passare dall’assurdo alla soluzione reale, nella vita possono trasformare un gioco in qualcosa di profondo e serio, semplicemente eludendo l’ostacolo principale che è la paura di non ritrovarsi. Passeggiando tra i vicoli di San Gimignano, i due protagonisti fingono di essere marito e moglie, e parlano di arte, di amore e di altre cose, in un susseguirsi spasmodico e nervoso, giudicato piatto e simile a un audiolibro. In realtà Juliette adopera un calco umano per parlare liberamente del suo reale marito, giudicato assente, e lo fa con tanta veemenza che lo scrittore si presta al gioco, nascondendo l’evidente attrazione. Su una base del genere, la pellicola diventa lineare e i ruoli divertenti, con interpretazione da capolavoro: il gioco dura fino al comparire del paradigma shakespeariano, su cosa ad un certo punto sia finzione e cosa realtà. La differenza tra l’essere e il non essere trasposta in un clonazione di arte umana del divenire, porta alla pericolosità di dover trovare a tutti i costi una conclusione, che non può non prescindere dalla valutazione di quali sono le certezze, contro l’irreversibile trincea dell’incompatibilità dei rapporti. “Copie conforme” è un film destinato a piacere in futuro, ad essere la dimostrazione che le copie, nell’arte come nella vita, sono almeno la raffigurazione esatta della situazione, fatta di poche cose originali ma solo tante, tantissime simulazioni per uscire da un labirinto di mancanze, ed entrare in un altro. Esalazioni di filosofia presocratica, si potrebbe dire, perché laddove si intravede nella cultura cinematografica l’instaurarsi di un ruolo predominante del binomio fantasia e realtà, non è la trovata del fallico tentativo dell’uomo di dominare la seconda ma, come facevano i pensatori antecedenti a Socrate, il tentativo di instaurare una nuova ricerca, che rigetta le tradizionali interpretazioni mitologiche dei fenomeni, a favore di spiegazioni maggiormente oggettive e razionali, riguardanti l’osservazione della natura e dei suoi collegamenti con le concezioni religiose orfiche ed esoteriche. Una porta di indistinguibile accesso ad una nuova spiritualità, nella quale le copie esistenti sono l’immagine dei desideri che si vogliono riprodurre, con il concorso opportuno della natura. Non a caso la Toscana e il suo verde ne è il supporto scenografico. Il film è un positiva ridimensionalità, riammessa senza mezzi termini intorno alla frase “ una buona copia è meglio dell’originale. La famiglia è al centro della concezione moderna del travaglio della società: ritrovarsi in un cantuccio a recitare il voluto, significa voler annunciare il nuovo inizio, che nasce da una copia e si protrae nella potenzialità delle scorciatoie che la natura ci mette a disposizione. La prima è l’unione, la comprensione, la fedeltà, che il dubbio nasconde nel film come nella vita, e si dimostra di essere alla fine la copia conforme di ciò che noi stiamo chiedendo al futuro.

Bruno Russo
 
15/05/2010 15:47
Bruno Russo- FILO DIRETTO CON IL PATETERNO
Con la spinta benefica del Direttore musicale della Compagnia ''I SIMPATICISIIMI'' , Mario Todaro, e con la promozione della Organizzazione Carla VERDONE, si è potuto rappresentare al Teatro Sannazzaro, dal 13 al 14 Maggio, "Gennaro Rubinetto, filo diretto co' Pateterno " diretto da Salvatore Mancieri, e interpretato da Gabriella D'Elfo ( Carmela Passalacqua ), Annamaria Da Brescia ( Roberta Rubinetto ), Giovanni Esposito ( Zuzu' Rubinetto ), Pina Canale ( Nennella Passalacqua ), Giorgio Catone ( Conte Giorgio Lamberti ), Antonio Voccia ( Ettore La Vasca ), Carla Verdone ( Eufemia del Pianto ), Rino Sorrentino ( Commissario Di Pasquale ), Rosaria Sarraceno ( Carmela Guardaporta ), Lily Amati ( Avvocato), Cino Tarallo ( Guardia), con la partecipazione di Gianpietro Ianneo. La regia è di Salvatore Mancieri. Una gradevole serata con una trama divertente e spensierata: Gennaro Rubinetto, il protagonista, nonostante i suoi sani principi e la predisposizione al prossimo, deve sopportare in casa a malapena la sorella della moglie e anche il proprio fratello, che tra l'altro soffre di turbe di tipo comportamentale, e per questo ha conosciuto il manicomio criminale e da poco ne è uscito. La turba caratteristica di questo incredibile personaggio, è la convinzione di poter dialogare con Dio attraverso un canale solo a lui dedicato. Questa esclusività crea un insieme di proseliti e fissazioni in tutta la sua famiglia, come la convinzione di utilizzare tale potere per procurarsi vincite al gioco, e piano piano tutti quanti, da Carmela Passalacqua a Nennella e per finire anche la figlia Roberta cercheranno di propiziarsi il prezioso parente per un aiuto determinante nelle proprie faccende e preoccupazioni. Ciò procurerà nel tempo i mille fraintendimenti e i conseguenti litigi familiari, che però sveleranno l'amara realtà che tutta la famiglai era colpita dal virus dell'ipocrisia, dell'egoismo. Colpi di scena e conversazioni significative porteranno alla conclusione finale che in realtà, l'unico ad essee autentico e avulso da cattiveria era proprio il fratello di Gennaro. Zuzzù Rubinetto detto 'O Pazzo'. Trattasi di una convincente raffigurazione della pazzia di oggi e sicuramente di ieri, che nella sua controllabilità rivela l'essenza pura della sofferenza di chi è costretto a vedere e provare delle incontroversibili assurdità, e le rimette alla realtà dei fatti dando i numeri, ma "misurando" anche i limiti della società che ci circonda e che oltre ad essere causa delle follie, è anche permeata da sentimenti nefandi ma potenti nella loro ingannevole efficacia.

Bruno Russo
 
04/05/2010 11:06
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: LA III NAPOLI ALLA SUA TERZA EDIZIONE ( da "IL ROMA" il 4/05/2010 PAG. )
Arte, danza, musica, sport, medicina e quanto altro, spiegheranno le vele tra pochi giorni per oggettivare l'eccellenza napoletana che prevale sul qualunquismo: L'Emiciclo, a nome del suo Presidente Nicola Paone presenta il 5 Maggio alle ore 17, presso la Sala Gemito della Galleria Principe di Napoli, la terza edizione del Premio "La Terza Napoli: La Città Che Eccelle "; presenta la serata l'attrice Rossella Carella, instancabile attrice e promotrice di presentazioni e eventi. Saranno premiati coloro le cui personalità riflesse nella propria professione, hanno mantenuto alto il livello qualitativo dell’estro campano, per esportarlo in Italia e nel mondo: Anna Guerrini per gli abiti da sposa, Annalisa Martinisi per la canzone napoletana rieditata in lingua francese, Antonio Morgese per la sua verve pittorica, Ciro Florio per l'imprenditoria napoletana nel campo dell'estetica, Diego Dolcini per l'alta moda degli accessori, Enzo Maria Siniscalchi per l'impegno nella Procura di Napoli, Gaetano Cerrito per la sua azione nel sociale, il Generale Francesco Bianco per la direzione dell'unica Scuola di Protezione Civile della Regione Campana, Raffaele Zinno per il suo impegno nella Medicina Legale. Inoltre, per il suo lavoro di narratrice e ritrattista letteraria della grande figura di Totò, riceverà il premio la figlia Liliana de Curtis; mentre per la sua valenza musicale che crea una nuova affettività nella musica leggera, il cantante Gigi Finizio; infine per la forza e veemenza, nonchè umiltà, con la quale ha saputo trarre dai fondali del calcio la squadra del Napoli, riportandola a splendere, ritirerà il premio il Mister Walter Mazzarri. Tra gli ospiti: l’attrice Angela Salemi, il giovanissimo ballerino Luigi Giovenale, l'attore Luigi Pedone, il musicista e cabarettista Peppe Maiulli ( Ernesto a Foria ), la danzatrice del ventre Jada con un serpente vero di nome Artisio. La supervisione tecnica è affidata a Costantino Punzo, le attività di addetto stampa e contatti per la manifestazione è svolta da Bruno Russo attraverso il noto giornale telematico "Il Corriere Blu" di cui è direttore; si segnala oltre a varie emittenti, la presenza delle telecamere di "We can dance". Con le tre edizioni del premio si è passati da una immagine "Napoli" difficile da collegare sul mercato, a una netta inversione di tendenza frenata solo dai recenti insuccessi d'immagine per rifiuti, criminalità e disamore diffuso. La terza e meno conosciuta Napoli resta comunque la città coeva dei meriti misti a necessità d'orgoglio: la prima edizione del premio si svolse il 5 aprile 2008 presso la Sala “Tommaso Campanella” ( Chiesa di Santa Chiara) di Napoli; la seconda si è tenuta nell’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino. Proprio dell'antica bontà di un popolo, nasce una manifestazioni tesa a oggettivare una città, sempre riconoscente, a chi diffonde il suo antico principio: se si unisce l'amore con la musica, con l'arte, con la dedizione alla propria professione, avvengono miracoli.

Bruno Russo
 
03/05/2010 23:37
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: ROSSELLA CARELLA , LA PRESENTATRICE DELLA SERATA.
La prima donna della giornata dedicata alla "La III Napoli- La città che eccelle",ovvero la presentarice nonchè direttrice artistica della III edizione del premio è l'attrice Rossella Carella, in una forma smagliante e auterevole. Ella si è dedicata da tempo, con serietà e professionalità, alla gestione di tutti i contenuti dello spettacolo in oggetto, catapultando per importanza dei nomi la rilevanza nazionale, anche all'estero dal momento che secondo lei della rassegan se ne parlerà per molto, contando che molti premiati sono personalità che già sono note all'estero per rinomanza dei propri prodotti o ruoli. Del resto le eccellenze napoletane si condensano in una realtà che può non avere tempo, specialmente se esportata un pò ovunque. Rossella è fiera di essere riuscita a trasformare un premio che poteva essere isolato riconoscimento, a evento rilevante per la portata di ospiti e premiati. Facendo appella alla sua esperienza passata, Rossella Carella ha fatto tesoro delle sue conoscenze già attive e profonde nel campo teatrale soprattutto, per concertare un evento che non deve essere episodico ma promuovere una nuova immagine di Napoli e del modo di premiare i suoi migliori personaggi, che nel contatto con il pubblico, seppur breve, nella sala Gemito della Galleria Principe di Napoli, avranno la possibilità di dimostrare in una scaletta curata e particolarissima, la valenza della loro stessa immagine: un esempio è la gag, con la quale Rossella Carella introdurrà il premio alla memoria di Totò alla figlia Liliana de Curtis, rendendo un riconoscimento semplice, l'origionale sensazione di una trovata che amplificherà il ricordo stesso del principe della risata, leggendo poi una della poesie meno note di Antonio de Curtis, inerente al suo amore speciale e personale per Napoli. Ipunti salienti della carriera della dinamicissima Rossella sono la sua conoscenza e partecipazione come comparsa di Federico Fellini in "La città delle donne", la collaborazione con Carlo Verdone nel film "L'amore è eterno finchè dura" come attrice, le sue egregie collaborazioni alla rieditazione della commedia di Sammy Fayad dove ha interpretato divertentissimi ruoli, nonchè facendo diventare tale argomento sede di una ricerca accurata che sfociò un anno fa circa nel cosiddetto "Pogetto Fayad" teso a far conoscere la commedia napoletana di uno che non era napooletano ma amavca egualmente la città. La perla però della sua carriera come ella stessa ama sempre ricordare, è il suo rapporto da ragazza con il grande Massimo Troisi, che sfociò nella partecipazione come attrice insieme ma Lello Arena al famoso "No grazie, il caffè mi rende nervoso". Proprio con il ricordo di Massimo, Rossella introdurrà il fervido evento, la commovente conoscenza della sua capacità di essere vicino agli altri, il suo tenero e smorzato sorriso: non a caso fu proprio il 5 Maggio del 1982, che Rossella Carella girò le scene del film di Troisi. Ora il suo sogno nel cassetto è essere sempre più creativa, realizzare magari una opera tetrale che possa essere valida per qualcuno che la vorrà poi produrre. Essendo quindi una creativa, il ruolo di Rossella nel computo della III Napoli è stato ideale, perchè la direzione artistica permette di modellare l'evento, renderlo una realtà dinamica e non statica, che deve spingere talenti meno noti, ma ugualmente eccellenze ad essere poli d'attrazione delle luci della ribalta, per l'incentivazione di meriti e attese propizie per il prossimo futuro. Rossella è alla sua prima esperienza come presentatrice dell'evento, di direzione di un premio che vuole mettere in risalto la valenza dell'orgoglio di chi si vuole fare conoscere e esportare ovunque i suoi leciti meriti, che oltre ad esprimere la gloria dell'arte napoletana e dell'artigianalità che l'accompagna, è la trasmissione centellinata di un lavoro che molti hanno inteso fare sin da piccoli. La stessa Rossella iniziò con la commedia dei "Piccoli Attori" di Zietta Liù, una compagnia di ragazzini facenti parte di una scuola di recitazione, per poi avere il debutto professionale con Antonio Casagrande al Teatro Cilea, e in una allora nascente tv dal nome "Canale 21" con Pietro de Vico, e successivamente con "Telenapoli" nei primi spettacoli con Zietta Liù e Ferdinando Maddaloni. Rossella Carella è orgogliosa di essere di presentare una edixione del Premio Napoli con personalità veramente eccezionali come Liliana de Curtis, il cui premio è stato proprio da lei denominato " Eccellenza alla memoria", perchè non è semplice lavorare nella memoria di un padre come Totò, la cui grandezza è stata tale da regalare al futuro delle espressioni che sono entrate a far parte del nostro comune vivere e del lessico che l'accopagna.

Bruno Russo
 
15/04/2010 21:52
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: RAFFAELE ZINNO E LA VALENZA DEL RUOLO DEL MEDICO LEGALE.
Raffaele Zinno è una persona pluriattiva che si batte da tempo per ridare lustro a un ruolo, quello del medico legale, che pur essendo fondamentale e polivalente, resta sotteso a criticità che si riconducono all’approssimazione coeva della medicina come fattore decisivo di molte vertenze, nonché del rapporto comunicativo tra medico e paziente che stalla nei vari atteggiamenti difensivi che limitano la responsabilità medica odierna. Laureato in medicina e chirurgia presso l’Università di Napoli nel 1980, si specializza in Chirurgia Endocrina e successivamente in Medicina Legale, per poi prendere servizio presso l’ex Usl 22 di Napoli e poi nella Medicina Preventiva e Sociale. Dal 1995 èe Resposabile U.O. Interdistrettuale Medicina Legale Ed Invalidi Civili ASL NA 2., e DAL 1996 Coordinatore Area Medicina Legale ASL presso l’ex USL 21-22. Raffaele è anche Giornalista Pubblicista, iscritto presso l’Ordine dei Giornalisti della Campania. La sua molteplice partecipazione ai numerosi convegni regionali, nazionali e internazionali come relatore di fatti di Medicina Legale, lo rende perennemente attento e presente sul problema della sua professione e delle responsabilità che ne conseguono, giungendo anche a scrivere oltre 10 pubblicazioni scientifico-legali, nonché essere trainer dei corsi SAUT della Regione Campana e componente del Collegio Medico della Regione Campana per riconoscimento causa di servizio. E’ presidente dell’Associazione Medico Legale della Campania, nonché componente della Giunta Esecutiva Nazionale e Segretario Provinciale del Sindacato SISMLA ( Sindacato Italiano Specialisti Medicina Legale ). Raffaele Zinno viene premiato a “La città che eccelle” per essere un cardine della valenza del ruolo del medico legale: in esso, come egli afferma, tra i vari aspetti del problema, l’assetto fondamentale è saper coniugare il diritto con la medicina. In tale aspetto, egli desidera condurre una sorta di “battaglia etica”, nel senso di riportare al giusto equilibrio la difesa delle proprie opportunità e la comunicazione medico paziente, che non deve essere regolata da attribuzioni di responsabilità penale e civile, ma da un rapporto dialettico di fiducia che riporta il dialogo al nastro di partenza della sincerità e del rispetto. Ci sono tanti casi difficili, specialmente quando ci sono di mezzo mali incurabili, nei quali se le cose non vanno bene si creano dei muri nei quali sciogliere il paradigma dell’equazione risolutiva diventa a soluzione impossibile. L’etica dell’informazione invece, come etica del futuro, diventa il modo diverso di comunicare cercando un punto di simbiosi prima di giungere alle divergenze dettate dallo sconforto o dall’attribuzione scorretta di responsabilità, che possono far oonvergere impropriamente fatti medici in aule di tribunale. Un altro motto di Raffaele Zinno è “scegliere liberamente se uno capisce”, se uno riesce ad attraccare la propria nave della disperazione o del semplice dubbio, alla spiaggia del medico che vuole entrare nell’anima malata prima di adoperare i mezzi scientifici. In Italia, e in Campania in particolare abbiamo una medicina legale da far invidia anche a molti Paesi Europei e non, dove la funzione è limitata pur essendo organizzata meglio: la figura anglosassone del “coroner” ne è un valido esempio. Succede così che soprattutto nelle questioni legali di un certa delicatezza come le normali autopsie sui cadaveri del resoconto di cronaca nera, e il corrispettivo referto, non è determinante come una volta nelle decisioni giudiziali finali. Ciò a dimostrazione che negli ultimi venti anni, si sono avuti dei tagli morali e materiali su determinate carriere, in sincronia con la difficoltà nella quale il medico stesso si è trovato, rischiando spesso sulla pelle dal punto di vista giuridico, maggiormente rispetto al passato: il penale, del resto, è l’unico settore della medicina nel quale gli onorari hanno avuto un decremento molto ma molto sensibile. Succede così che la mancata percezione della potenzialità della medicina legale, faccia si che uno non possa capire ed accettare i limiti della diagnosi e della cura conseguente, e finisce per scegliere liberamente senza capire. Un buon rapporto tra medico e paziente, permette invece di scegliere liberamente, ma intendendo che tale opzione è il frutto di una serie di informazioni concrete e dedicate, che fatte in un certo modo permette al medico di stare vicino al malato accompagnandolo per mano, al fine di una scelta sicura. La forza della propria personalità e professionalità, deve essere messa a disposizione di chi intende e vuole intendere, di modo che la valutazione, la decisione, la cura, sia in piena sintonia con la propria responsabilità e quella della professione medica con la quale si deve interfacciare. Raffaele Zinno è uno dei tanti che mettendo al primo posto delle proprie prospettive l’aspetto etico, riesce ad eludere quei mille tranelli comunicativi, che si celano dietro la salvaguardia dell’aspetto materiale della vita e del proprio essere.


BRUNO RUSSO
 
15/04/2010 15:34
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: BIAGIO LICCARDO E LA FUSIONE TRA MEDICINA E VOLONTARIATO.
Si potrebbe dire che esiste una eccellenza nel campo medico, che riguarda colui che all’interno della propria professione e professionalità, viene catturato per caso dal destino per essere posto su una nuova strada, dove il ruolo del medico e del paziente si confondono quasi in un rapporto di sinergica dualità. Per il giovane Biagio Liccardo, medico di cardiologia e Pronto Soccorso dell’Ospedale Evangelico Villa Betania di Ponticelli ( www.villabetania.org ), nonché della II Università situata adesso all’Ospedale Monaldi dopo l’epopea del Vecchio Policlinico, tale proprietà diventa un requisito dinamico grazie alla valenza e operosità soprattutto esercitata a Ponticelli, in un vivido Ospedale di frontiera, vista la vicinanza con le zone turbolente di San Giovanni, Barrra, San Giorgio e quanto altro. Tale operosità è resa possibile dalla dedizione eccellente di barellieri, dame per accudire e infermieri che lavorano senza sosta, per una realtà che teoricamente si dovrebbe gestire a malapena per i soliti problemi strutturali dettati dalle precarietà economiche, che certe volte si possono superare solo con uno spirito di missione e dedizione che non sempre si possiede. A tale concorso di valenze che Biagio sottolinea, si deve evidenziare inoltre il suo lavoro, all’interno dell’UNITALSI, sezione di Torre del Greco, che si occupa del trasporto dei malati nellle località di Lourdes e Medjugori. La sua esperienza di volontariato e professionalità fuse assieme, inizia a 34 anni quasi per caso, per divenir vera passione, perché incrementa e rende scambievole, l’importanza della carica di speranza che il malato assume nel raggiungere questi luoghi di preghiera, cura e miracoli. In tale contesto, il rapporto critico tra medico e paziente perde di differenziazione, perché il primo diventa maestro di spiritualità per il secondo, e questi promotore di quel verbo che certe volte occorre porre nel migliore dei modi, per mettere a proprio agio chi soffre, immerso nelle paure e incertezze che già normalmente minano la nostra quotidianità. Il malato perviene così al centro del mondo e viene servito in tutte le sue spettanze, facendo dell’accompagnamento un momento importante di unione spirituale che va oltre i requisiti e gli obiettivi che si sono posti all’inizio del percorso. Condividendo la sua situazione con gli altri, la sua condizione diventa stato comune di tutti e del medico stesso, che acquisisce il miglior insegnamento per l’affinamento della sua sensibilità e del suo carattere. Si entra in un alveolo di spiritualità ove il rapporto medico e ammalato cambia sistema cartesiano di riferimento: entrambi fanno un percorso più grande di quello aspettato, regalando entrambi delle scoperte e delle acquisizioni dello spirito, che alla fine diventano inscindibili, e determinano la fusione aspettata medico-paziente. Il professionista affermato diventa così un membro del popolo che ha compiuto il percorso suddetto, e al suo ritorno non concepirà più le differenze ataviche che molti sentono nei vari ruoli: un chirurgo diventa barelliere e il suo unico obiettivo è alleviare la sofferenza dell’attesa, dell’incertezza, della precarietà; fondendo il proprio animo con quello di chi non sta bene, sul treno della speranza che attraversa l’Europa per giungere in dette località. Una tale ricchezza si riporta facilmente, così, nel lavoro postumo di pronto soccorso d’urgenza a Villa Betania, ove si viene aggrediti da una folla impazzita di persone, che non conoscono sosta nella loro corsa verso la guarigione, dove ragazzi colpiti dal fuoco delle proprie sregolatezze, miste alle tragicità del morso della delinquenza e della camorra, vengono con la foia dello stadio in un luogo ove servono persone preparate. Preparate non solo alla medicina, ma anche a quell’approccio psicologico che serve a entrambi medico e paziente, perché oltre alla salute entra in gioco la scarsa autonomia economica : servono più medici, maggiore attenzione delle autorità, ma serve soprattutto far emergere nella cultura cittadina , che esistono luoghi di eccellenza come l’Ospedale Evangelico di Villa Betania, dove la professionalità vince sulla precarietà, la dedizione vince sulle criticità, il volontariato vince sulla normalità. La medicina così viaggia verso una sua nuova funzione, sicuramente di tipo moderno perché in passato non si è riusciti per molti motivi ad uscire dai propri ruoli, che spesso soffocano la sinergia dell’animo e dei miracoli che esso per primo può compiere. Il rapporto del medico Biagio Liccardo con il malato, con qualsiasi che possa trovarsi nell’angolo dei dispiaceri da un giorno all’altro, diventa una fusione di ruoli e di personalità, senza prevalenze, perché l’uno arricchisce l’altro e porta a sperimentare su se stesso, la carica di disponibilità caritatevole e informata, abile a esercitare in una struttura sul territorio eccellente anche se posizionata in luogo critico, quella polivalenza operativa condivisa ampiamente e magnificata, dalla pasienza e abnegazione di tutto il corpo medico e paramedico che vi gira attorno.
BRUNO RUSSO
 
14/04/2010 15:05
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: GAETANO CERRITO E LA POLIVALENZA DI UN IMPRENDITORE DELLO SPETTACOLO.
Gaetano Cerrito è presentatore e mente organizzatrice dello spettacolo, che per la sua polivalenza, è diventato l’acclamato tassello, fondamentale per la ripresa di quel sociale atteso tra le campagne del Casertano e i luccichii del mare di Baia Domizia, ove egli ha organizzato veri incontri del Cinema. Nel suop sito web www.laltraitaliatv.com si può intravedere il ventaglio di attività e premi che riguardano l’attenzione volta a chi onora l’Italia non solo nello spettacolo, ma anche nella ricerca scientifica, nella cultura, nell’arte. Gaetano proviene dagli anni di piombo del cinema e della musica maestra: Rokes, Alunni del sole, Equipe 84 sono stati presentati e seguiti, insieme a tutti coloro che potevano attraverso la cultura della loro immagine, rinverdire il riscatto delle terre immediatamente a nord di Napoli, ma in realtà, tutta la nostra regione. Se l’imprenditoria dello spettacolo può, nella sua poliedrica attività, aiutare il riscatto sociale di un’area molto vasta, personaggi come Aznavour, Baglioni e Gigi Proietti diventano i prodotti illustri di colui che, agendo come operatore dello spettacolo riesce ad affiancarvi l’opera nel sociale. Per questo motivo Gaetano Cerrito afferma di essere definito da molti, il “Bolivar” del Casertano, ovvero il rivoluzionario di una terra abbandonata e sottesa al malaffare, che adopera l’arte per riscattarsi e non solo: Gaetano è stato così responsabile anche in progetti come l’acquedotto idropotabile e ultimo, la messa a punto di impianti di pubblica illuminazione sul territorio, tesi a limitare le operazioni del crimine e della prostituzione che come si sa, approfittano del buio per dilagare. Come ha reso Gaetano possibile tutto ciò? Con i contatti giusti, la voglia di fare, la capacità di gestione e mantenimento dei rapporti giusti che sono catalizzatori e elementi essenziali per il miglioramento della propria terra. Nel ’98 organizzò una fiaccolata per far capire insieme ad altre 1000 persone, che lo sfruttamento degli extracomunitari e delle ragazzine nigeriane o dell’est che vengono a vendere il proprio corpo, è il modo peggiore di rifiutare accoglienza e lavoro in una terra che è stata sempre oggetto di conquiste sbagliate. Una manifestazione del genere, di proporzione e spessore inusitato, che ha interessato il percorso dal Ristorante “Scalzone” al Villaggio Coppola Pinetamare, non poteva non essere scomoda per chi ha molte responsabilità; così le critiche e le denuncie non sono mancate. Adesso lavora a Baia Domizia con un centro di produzione televisivo che per mole di lavoro e interessa è proprio “l’altra Italia”, quella che vuole cacciare la testa fuori dal sacco delle opportunità e delle connivenze sbagliate, per essere presente sul proprio territorio e collaborare al miglioramento della vita di tutti. Il suo centro di produzione, come si evince anche entrando nel suo sito sopra enunciato, organizza e realizza programmi di spettacolo e cultura che verranno poi immessi su emittenti televisive, come “il salotto televisivo del sud”, programma per il quale Gaetano è stato premiato al Politeama di Napoli, nell’ambito della sua fondamentale attività di conduttore e realizzatore del format corrispondente. Come dice Liliana de Curtis, la mole delle “mazzate” che egli ha ricevuto non hanno leso la forza del suo orgoglio che gli permette di realizzare sempre di più, con il monito e l’impegno di chi vuole parlare del sud in positivo, quanto più possibile sia. L’altra Italia di Gaetano Cerrito quindi, è la popolazione che non si vuole allineare con il normale andamento delle cose, che non si avvale della spinta delle opportunità mercanteggiate da chi vuole solo progredire il suo fabbisogno, che non ha schemi o voluttà politiche ma solo l’intento del coraggio umano, che certe volte adopera l’arte, la musica e l’operosità accattivante e ammaliatrice dello spettacolo, per mandare messaggi continuativi, molto ma molto particolari, e avvicinare con il diletto di qualità, la gente alle direzioni giuste che permettono di vivere assieme senza deviare.
BRUNO RUSSO
 
13/04/2010 14:51
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: IL GENERALE FRANCESCO BIANCO DIRETTORE DELLA SCUOLA REGIONALE DI PROTEZIONE CIVILE.
Premiare il generale Francesco Bianco significa citare una eccellenza che è riuscita al meglio a legare due esperienze, la militare e l’ultima politica, per raccordarle con la realtà che oggi ha maggiori prospettive di espandersi e lavorare per la vita: la protezione civile. E capiamo bene che protezione civile oggi è tutto, perché alla provvisorietà con la quale iniziò il suo corso, con il terremoto dell’Irpinia e con l’intervento di Zamberletti, oggi grazie soprattutto all’incessante attività del generale Bianco, si struttura come una vera scuola di formazione e miglioramento continuo della stessa, unendo l’attivita didattica preesistente co una di espansione sul territorio, di modo che la frequenza dei corsi non sia relegata all’unica sede “storica” di Via Campana nei pressi dell’amena Pozzuoli e del litorale flegreo adiacente. Il generale è così riuscito a caratterizzare la scuole di protezione civile come dinamica e non statica, perché finalmente molti corsi formativi vengono realizzati in spazi e località diverse , sotto richiesta da parte delle associazioni o dei comuni che ne hanno bisogno. Francesco Bianco è il Direttore Generale dell’unica scuola Regionale Meridionale di Protezione Civile garantendo tra l’altro , il collegamento con le associazioni di volontariato che si inseriscono nelle azioni comuni di intervento per la salvaguardia delle popolazioni colpite da cataclismi: egli è colui che ha raccolto una esperienza decennale nel campo e l’ha organizzata sul territorio in maniera efficace, rendendola propedeutica ad una scuola di formazione e monitoraggio senza precedenti, la cui stessa sinergia è rappresentata da corsi dedicati, svolti sia da volontari che da professori qualificati provenienti dalle Università. L’intervento decennale è cambiato in sintonia con i progressi della tecnologia ma anche di quelli di una tetra banca dati, rappresentata dalle circostanze, condizioni e concause che stanno portando sempre di più le furie devastatrici della natura, senza dimenticare le responsabilità primarie e secondarie dell’uomo. Soccorrere una persona oggi, deve essere un momento di applicazione di tante regole che provengono da svariati ambiti della cultura, prima la Medicina, di modo da rendere il soccorso stesso un fatto certo per la vita. A ciò si deve aggiungere l’opera di prevenzione che ha stabilito uffici di monitoraggio delle situazioni a rischio come il Vesuvio, o l’uso di strumentazione sempre più sofisticate come manichini che assomigliano più a dei robot piuttosto che a i fantocci dei crash test delle industrie automobilistiche. All’esperienza militare si affianca poi, il vivido ricordo di suo padre Carlo che oltre all’aver scritto ben 95 opere di letteratura filosofica, aver 3 volte portato in trionfo il Premio della Cultura per la Presidenza della Repubblica, aver compilato il famoso e premiato “La libertà di pensiero di Tommaso d’Acquino” come candidatura Nobel, egli ha fondato la cosiddetta “filosofia del concretismo” che voleva illustrare come sia presente nella natura delle cose, la prova dell’esistenza di un ordine superiore che non si può trovere e rendere evidente, nonché riproducibile, in tutti i segni che quotidianamente raccogliamo, e sui quali investiamo troppo della nostra onniscienza. La scuola di protezione civile sta diventando grazie al generale Francesco Bianco sempre di più una garanzia di specializzazione futura della materia e del subitaneo ruolo lavorativo anche, al passo con lo sviluppo delle tecnologie sempre più sofisticate. A questa se ne sta poi sovrapponendo una di “eccellenza” che riguarda una formazione più particolareggiata e completa: una scuola che non esclude bocciature e che non regala niente a nessuno, perché dal conseguimento dei suoi principali obiettivi, ne proviene la garanzia che la nostra vita sia maggiormente tutelata in futuro. Francesco ha regalato le sue belle parole che nascono da un impegno attivo; oggettivamente provato dai risultati che si ottengono: nel contesto della sua ridente abitazione nel demanio militare di Napoli, si può assaggiare quell’aria speciale di impegno reale nei fatti spiacevoli della vita che il militare ha da sempre garantito, e che oggi si arricchisce dell’esperienza di professionisti del mestiere e di volontari che a centinaia sono sempre pronti a partire e a partecipare. Se la natura si ribella e l’uomo ci mette la sua approssimata mano, spesso colpevole di non aver saputo fare, serviva proprio una scuola allargata sul territorio, abile a migliorare sempre di più la formazione di chi vuole salvare la vita altrui. Ne proviene anche quell’aria di impegno militare che oggi sempre di più caratterizza il lavoro di tantissimi ragazzi in zone di guerra dall’Afghanistan all’Iraq, il cui compito e la cui formazione non può essere approssimata ma sempre di più migliorata per garantire alla popolazione, la sussistenza del proprio diritto di vivere, in condizioni nelle quali la follia distruttrice del proprio simile la fa da padrona. Da tante belle cose fatte si approda all’esperienza politica quasi per caso, ed è Francesco ad affermarlo, a cui si deve aggiungere la certezza che se si può garantire lo spessore umano di rappresentanza politica nei consigli comunali o nella partecipazione normale alle cose, che un tempo esisteva in molti lidi ideologici, oggi è difficile reperire, proprio come una specie in estinzione, personalità di spessore evidente come il generale Bianco che non stanno dietro le quinte ma dirigono le strutture migliori che, come la protezione civile, abilitano un comandante di lungo corso, a conoscere e migliorare con i fatti il mondo che ci circonda.
BRUNO RUSSO
 
13/04/2010 11:08
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: MAURIZIO SANSONE PRESIDENTE DELL'ORDINE PROFESSIONALE DEI PERITI INDUSTRIALI DI NAPOLI.
Maurizio Sansone, nell'essere Presidente di un ordine professionale, ovvero l'Ordine dei Periti Industriali di Napoli, svolge un controllo benefico, professionale e conforme ai tempi, perchè egli vigila sulla salvaguardia della tutela del titolo e della professione del perito, attraverso una opportuna rappresentatività nell'organizzazione dell'ordine stesso, attraverso la tutela delle specifiche competenze relative alle varie specializzazioni che vanno dalla meccanica alla tessile, attraverso il controllo delle organizzazioni universitarie moderne che nella laurea triennale permette di far convergere nella ricerca del titolo di Perito anche molti laureati esterni. Per il mdecreto legislativo 328 del 2001 si possono infatti ivi iscrivere, i laureati triennali delle classi di ingegneria 7 ( ingegneria civile ) e 10 ( ingegneria industriale. Ciò consente di avere una specializzazione completa e omicomprensiva sia dei proppri ruoli che del ricco panorama culturale e responsabile che si va ad investire. Uno dei problemi collegati con tale professione è infatti, ll dovere di vigilare un pò ovunque per il rispetto e il riconoscimento dei ruoli e delle valenze del perito, in quanto i piccoli comuni per esempio, preferiscono spesso l'architetto o l'ingegniere tralasciando le altre categorie cosiddette "diplomate", dimenticando che oggi i periti sono anche laureati: ciò riveste ancora una volta, anche un fenomeno tipicamente di cultura, perchè a tali realtà ci si arriva anche attraverso una serie di esigenze e specializzazioni che sono richieste da ambiti primari di ruolo, che vanno dalle aziende ai privati. Non dimentichiamo che il Perito è anche ausilikario del giudice nelle controversie civili e penali: Maurizio Sansone ci tiene a ribadirlo e a lavorare affinchè ciò diventi sempre di più un fatto conclamato in una realtà napoletana e regionale, dove il titolo classico va spesso oltre la specifica e competente richiesta. Maurizio è stato da pochissimo riconfermato come Presidente, nel suo III mandato, mantenendo nel contempo anche la carica di Presidente Regionale di categoria, nonchè quella di consigliere nazionale di EUREKA. Il suo è addirittura il I collegio Nazionale per munero di iscritti, un entusiasmo che contraddistingue la nevessità di puntare sull'eccellenza del proprio ruolo , facendo di una professionalità sempre più qualificata, il mezzo necessario per essere competente, responsabile e abile a pari ruoli nelle attività che riguardano la sicurezza, il critico sfruttamento dell'energia, il compito delle nuove tecnologie. Talvolta la professionalità del perito è più tecnica e meno teorica, competente e meno formulistica, e nell'integrazione con i dettami delle lauree triennali, consente di essere adoperato con più specificità in tutte le compoetenze e relative controversie, che nascono in un processo urbano o industriale sul territorio. Ogni categoria ha la sua valenza, e nulla dovrebbe essere tralasciato, proprio perchè al momento giusto serve il tassello giusto, o il coordinamento dotto di persone che nella loro inyegrazione possono dare la soluzione del problema. Proprio per le difficoltà legate a tale esercizio, la cura dell'ordine e del sempre maggiore numero di iscritti, può essere garanziea affinchè la cultura del lavoro futura, sia sempre di più culturalmente precisa e meno professionalmente generica, per garantire non solo la qualità del concorso ma anche un rinnovato flusso di interessi nel mondo del lavoro.

Bruno Russo
 
12/04/2010 21:41
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: DIEGO DOLCINI DAI QUARTIERI ALL'OLIMPO DELL'ALTA MODA.
Nascere a Napoli, nei quartieri per la precisione, e diventare cittadino del mondo, significa avere la fortuna di esportare da subito, dalla propria esperienza di vita ai punti nevralgici di diffusione di un prodotto, l’estro e la capacità che per molti versi sembra talvolta appartenere al proprio dna. Lo prova il fatto che Diego Dolcini, da “scugnizzo” a “enfant prodice” brucia le tappe e a 25 anni cre il suo primo atelier a Bologna, caratterizzato dall’acclamazione del design di accessori e scarpe per la precisione, abili a conferire alla donna l’incredibile seduzione del tacco giusto, dell’accessorio brillantinato, che alla fin fine qualifica il prodotto finale come vero gioiello. Dal 2008, Diego è poi passato dalla torre felsinea del suo successo e ristruttura un grande loft, conferendogli le componenti ideali e vincenti. La specializzazione è avvenuta attraverso la Facoltà di Architettura di Milano, l’Accademia di belle arti di Bologna, la responsabilità di design director di Gucci, l’affiancamento a Tom Ford, la consulenza con Dolce e Gabbana, Casadei e Max Mara, la direzione artistica del progetto Dr Scholl con una linea personalizzata di successo, e gli ultimi affiancamenti dal 2008 con Milan Vukmirovich nel brand Trussardi, e la collaborazione 2009 con Peter Dundas per Emilio Pucci. Gianfranco Ferrè inoltre, è stato tra i relatori per la borsa di studio nel 1989, per il master di fashion design presso la Domus Academy di Milano. Dal 1994, il processo dei suoi successi, lo ha condotto con la linea Diego Dolcini ad essere apprezzatissimo oltre oceano, ove le star sono sempre alla ricerca di quel tocco di classe, magari italiano, per il loro guardaroba. Ciò non solo lo ha portato a conoscere le hit della passerella internazionale, ma anche a stabilire contatti continuativi di amicizia e collaborazione rivolto ai prodotti di fascia alta, quelli caratterizzati da una rilevante preziosità. Dal suo dire, Diego Dolcini ha sempre mostrato l’intenzione pressante di abbellire una parte del corpo che è stata oggetto di una attenzione particolare, un tempo castigata, ora inclusa nelle coscienze delle stesse donne che ne vanno fiere: “ La mia tensione ad enfatizzare la bellezza dei piedi femminili si sublima nel sandalo, una sorta di struttura architettonica estremamente emozionante. E, infatti: “ Per me le calzature hanno un contenuto ideologico prima ancora che professionale: devono senza dubbio piacermi prima di lasciarsi desiderare dalle donne”: l’essere esigente e audace, spaziando dai tacchi alti a quelli più bassi, ma sempre in una chiave di lettura originale e dotata di materiali di altissima qualità. Dal 2010 Diego Dolcini ha infuso nella sua nuova collezione, la presenza di borse che rispettano i requisiti fondamentali del suo estro: coniugare lusso e originalità, secondo un carnet di richieste che gli vengono oltre che dal cliente normale, da quello particolare che abita nel firmamento hollywoodiano. Del resto, negli anni Diego ha saputo selezionare alcune tra le più prestigiose imprese artigiane del distretto emiliano e romagnolo: nel frattempo però egli non dimentica la sua origine napoletana, con affetto e sincerità, ove peraltro sa bene che esiste una artigianalità indiscussa del settore; ma si sa bene che le possibilità di mercato, legate all’innovazione e alla diffusione, nonché alla applicabilità di un marchio originale che vuole e può essere proiettato nel costume internazionale, può avvenire solo attraverso quelle opportunità che stazionano normalmente al nord. La moda oggi è una realtà conclamata che sta superando la crisi con perdite relative del settore: il commercio è in crisi, ma proprio il settore dell’alta moda riesce a tenere, nel computo degli equilibri difficili. Proprio a Napoli, lo evidenzia oggettivamente il vuoto di molti negozi di moda commerciale interfacciato alle lunghissime e talvolta esagerate file, che si alternano sulle porte delle griffe di altissimo livello come Hoogan, Marinella, Gucci, Luis Vuitton, Prada e Fendi. E’ un fenomeno controcorrente che dimostra come la gente, di fronte alla precarietà della priopria condizione, invece di rischiare con il commerciale senza brillare eccessivamente, preferisce non disdegnare l’accessorio di alta moda, la cravatta corposa con il nodo certo, le scarpe di tendenza, e la cinta con la fibbia evidente pr il gusto giovanile. Diego Dolcini ha già integrato certe potenzialità, nella sua profilata conoscenza delle cose, che indubbiamente nel suo dna non può non possedere il genio e la sregolatezza vincente dell’artigiano partenopeo, che purtroppo per essere vincente ha spesso bisogno di formarsi e farsi valere altrove.
BRUNO RUSSO
 
12/04/2010 18:51
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: LILIANA DE CURTIS : IL RICORDO DEL PADRE NELLA SUA PERSONALITA' DA RISCOPRIRE.
Tutti la conoscono come figlia di Totò, purtuttavia Liliana de Curtis è soprattutto una scrittrice di lavori che fondamentalmente riportano i passi della memoria di un padre incredibile. Sua madre, Liliana Castagnola, è anche lei un tassello fondamentale dell'esperienza di Totò, prima di essere legato a Diana Bandini. Così di tanti libri autobiografici occorre ricordare "Malafemmina" del 2009, edizione Mondadori, che nel titolo ha tutta la forza musicale del sentimento paterno per una donna, nella quale oggi tantissimi cittadini napoletani ma non solo, si ritrovano quando hanno una storia di delusioni e passione, di bellezza e di felinità, che la personalità femminile, soprattutto quella impetuosa e accattivante partenopea, ha sempre racchiuso in se. Liliana, dopo brevi ma importanti impegni come attrice; ricordiamo la sua comparizione nel 1954 nel film "Orient Express", si è dedicata alle produzioni radiotelevisive sempre nel ricordo del padre, come "Io lo conoscevo bene", documentario per Rai 3, o la più recente ( 2007 ) interpretazione del suo stesso personaggio, attraverso il commento vocale nella trasmissione "Siamo Stati Uniti"; nonchè a collaborazioni teatrali con Antonino Mele e il regista Mario di Gillo. Proprio con Mele partorirà il libro " Ogni limite ha una pazienza ", edito da Rizzoli, e sempre dedicato alla figura del padre. La sua funzione di promuovere un ricordo, non elude la sua valenza di persona essenziale, sia se si tratti di una manifestazione tv, radio e di piazza, o per la normale trasmissione nel tempo di un grande come Totò, perchè ella è interprete di un legame particolare con il proprio genitore, che esprime al meglio la prima essenza della sensibilità del principe della risata: non perdere mai d'occhio le sue creazioni. Totò non amava che si raccontasse troppo di sè, e forse proprio il suo modo di fare, acuiva allora il pensiero da parte della critica, che la sua origine nobile seppur discussa, fosse alla base di un certo distacco dai media coevi. Invece non sempre una personalità immensa vuole che la sua immagine, diventi pasto appetibile di chi vuole analizzarla in tutte le visioni e percezioni possibili. Così nel tempo la sorte ha voluto che a raccontarla sia stata proprio la sua maggiore interprete, una figlia che Totò amava particolarmente: ecco perchè senza spersonalizzazioni di ruoli, Liliana ha fatto della trasmissione della notorietà del padre, un lavoro preciso e unico, essenziale proprio per la personalità sottile di Totò. Un amico mi raccontava che tantissimi anni fa incontrò Totò che si incamminava al cimitero per pregare accanto alla lapide dei suoi cari. Una volta incontratisi, il principe pregò di non raccontare di essere stato visto, forse perchè l'orgoglio di uno che sente il bisogno di avvicinarsi ad una istituzione di preghiera e dolore, nonostante che il mondo che ci circonda ci allontana dalle cose vere, era proporzionale alla sua nobiltà, se non di blasone, sicuramente d'animo, il chè se uno legge attentamente la storia è poi proprio la stessa cosa. Liliana ha così dovuto gestire delle verità insostenibili, un compito delicatissimo che ella ha svolto con lo stesso distacco misto a dedizione, che contraddistingueva il padre. C'è sempre qualcosa di fantastico in storie come queste, specialmente se dimostrano come un messaggio di un grande attore del passato, come Totò, ha il preciso dovere di essere letto oltre la vita di colui che lo ha interpretato, ma non con la freddezza e la poliedricità inventiva della critica: con la delicatezza e l'essenzialità introspettiva che solo una figlia amorevole come Liliana poteva condurre nel tempo, facendone per la sua importanza il principale e nobile obiettivo del proprio impegno.

Bruno Russo


 
11/04/2010 17:55
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: ANNALISA MARTINISI AMMALIA AL BLUE STONE ( da "Il ROMA" del 12/04/2010 pag. 15 )
Al carissimo Diego Paura- ANNALISA MARTINISI AMMALIA AL BLUE STONE .
Nella cattedrale dei baretti, il Bluestone di Via Alabardieri a Chiaia, si è esibita Giovedì la cantante Annalisa Martinisi con uno show case d’eccezione : “Quando Napoli incontra Parigi”. Il titolo ripercorre le finalità del progetto che la brava cantante si è imposto da tempo di diffondere: la musica di napoli è sempre di moda, ma attecchisce meglio se viene servita in un vassoio dove coabitano la verve classica napoletana, l’eleganza di altri tempi della lingua francese, entrambe memori di antiche dominazioni, trasformate in emozioni canore. Tali sono le “anime in viaggio” ( “Ames en voyage” ) come si intitola il cofanetto di 3 cd di prossima uscita. Dopo il percorso iniziale della propria esperienza, il progetto di Annalisa vuole fare l’ulteriore salto di qualità, ovvero trasmettere il significato del connubio di due culture, l’italiana e la francese, fuse attraverso la rivisitazione fatta dall’autore delle indimenticabili melodie napoletane. In tale via, si riesce a innovare il processo di trasmissione della cultura sonora partenopea, che in una nuova sensualità ritrova anche la nuova affezione, e non solo: se nella cultura musicale si superano le barriere nazionali e si introduce un nuovo modo di diffondere arte a due diverse voci, si riesce a rimuovere con due genialità, l’antica seduzione della canzone napoletana univocamente legata alle sue più antiche origini. Se più anime decidono di fare un tale tipo di viaggio, i confini scompaiono perché unica è la sensibilità, che i movimenti leziosi e compassati della cantante, rende maggiormente appetibili; in più, si profila all’orizzonte anche la possibilità opinata dall’autrice di riversare il tutto in uno spettacolo teatrale. Nella dolce salsa francese, Annalisa caletta così quelle poche note famose in dialetto, che caratterizzano successi come Scalinatella, Torna a Surriento, Meza luna, putipù e tanti altri. Il Bluestone è una vera novità conclamata nella dormiente metropoli partenopea, che è riuscita a creare un locale che mette insieme intrattenimento, musica, cibo, eleganza, lounge bar, che non conosce sonno di notte, se non le note jazz e fusion di una chitarra, scandite lentamente tra lo scintillio e l’incontro di due calici di cristallo. L’eleganza e la musica di successo sono l’aspettativa che da tempo Napoli richiede e che Annalisa Martini ha saputo sapientemente comunicare, sottolineando che il confezionamento delle melodie è per lo più frutto solo della sua personale capacità di rielaborazione, che non trova eguali come cocktail napoletano-francesi. L’accompagnamento strumentale di Annalisa è il tocco di classe che porta le sonorità del jazz a prolungare le virtuosità delle sue stesse rielaborazioni, grazie anche agli arrangiamenti di Lorenzo Natale. La genialità di Annalisa sarà oggetto di riconoscimento in seno al Premio “La terza Napoli- La città che eccelle” che avverrà ad inizio del prossimo mese.



BRUNO RUSSO
 
02/04/2010 15:55
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: WALTER MAZZARRI E LA RINASCITA DI UNA SQUADRA DI CALCIO CON IL TALENTO DELLA SEMPLICITA' MISTA A PROFESSIONALITA'.
Il Napoli deve molto a lui. Una squadra tra le più amate se non la più amata, ha ricomposto i pezzi di un mosaico critico, dopo che si erano riversati in quel fondo sportivo ove molte squadre possono cadere se la conduzione sportiva diventa interesse. Insieme al patron De Laurentis egli ha con una modestia e professionalità esemplare, riportato il calcio di Napoli in quella zona della classifica di serie A dove si deve necessariamente essere premiati, con la partecipazione alle competizioni europee e con il riconoscimento che la realtà conferisce a pochi trainer se riescono a unire la squadra senza incertezze, condizionamenti e colpi di coda. Sono quelle unioni che portano facilmente alla lunga durata di un rapporto affettivo, che nello sport non è secondo a nessun allenamento, il più pesante che sia. Di lui i giornali e il web ne parlano abbastanza, ma occorre anche descrivere su una testata di intranet ciò che è il resoconto dell'impressione che un uomo di successo può dare alla gente, anche se non segue il calcio come quei patiti che si sbarbano la mattina solo se devono andare allo stadio. Il tormento di una sconfitta e la gioia di un risultato vittorioso possono non essere ninete nei confronti del requisito migliore per un allenatore che dura in una squadra: è la continuità di un rapporto positivo, unito a quella continuità di risultati vittoriosi che con lui il Napoli ha realizzato come non mai nella sua storia sportiva. Il premio che Walter Mazzarri riceverà sottolinea come una eccellenza sportva, indipendentemente se appartiene o meno al territorio in cui esercita il proprio lavoro, proviene dall'antico motto di "fare squadra" che poi nel tempo fornisce la sensazione a pelle, che la squadra ci sia e non sia un aggregato di talenti scomposti che un trainer deve inseguire durante la settimana per poirtarli in campoo nel migliore dei modi. Il nostro vuole essere soprattutto un augurio a lui ed al suo impegno , che ha tutti i numri per consegnare al Napoli allori inaspettati per il suo vivido futuro.

Bruno Russo
 
01/04/2010 15:52
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: CIRO FLORIO E LA GIOVANE IMPRENDITORIA CAMPANA NEL SETTORE ESTETICA E BEAUTY.
Ciro Florio con il suo salotto di estetica a Santa Anastasia, ha stabilito un polo di qualità per la bellezza che lavora a stretto contatto con il mondo dello spettacolo, nel quale come sappiamo il ruolo del truccatore è fondamentale. La sua attività diventa imprenditoria pura per il settore giovanile ma non solo, perchè negli ultimi tempi critici, forse dare un ritocco al proprio aspetto esteriore o migliorare i tratti dei propri lineamenti superiori, diventa preponderante, come quei piccoli lussi che devono sopperire alla mancanza di altri. Egli ha così realizzato una scuole di trucco nella "Galleria Tam" in Via Crispi a Napoli, che è anche un luogo strategico, inserito nel quartiere bene per eccellenza con annessi i vicoli dei baretti che sono il lustro per la Napoli notturna e per i giovani, e soprattutto per le giovani che vi devono entrare con tutti i rismi e crismi estetici. La sua è una attività fervida a contatto con la gente, che nel caso del concorso alle attività cinematografiche permette anche delle esperienze non indifferenti. Un esempio è stato il lavoro che Ciro Florio ha dovuto svolgere durante le riprese della "La storia di Ciro", che riguardava gli occupanti del carcere di Nisida con scene crudi che lasciano il proprio segno. Il trucco e l'estetica per il cinema non ha solo un tocco in più e una attenzione che dura non poco, ma è soprattutto uno delle prime fonti di creazione del personaggio, della sua immagine nello schermo, limellando, cesellando, tirando o forgiando, i tratti degli occhi, la morbidezza dei capelli e del viso che li deve accogliere, la pulizia e l'estetica del viso, che mette in luce ciò che è la simbiosi tra l'attore e il personaggio da interpretare; una simbiosi che se azzeccata permette di rendere congruenti l'attore e l'interprete, nel migliore dei modi. La sua spinta all'imprenditoria giovanile è netta, perchè viene da un settore costantemente crescente, nonostante le difficoltà di mercato e le privazioni alle quali certe volte uno si deve sottoporre. Dette privazioni sono eludibili con il sacrificio, che permette se autentico di creare dei modelli, dalle pettinature al trucco, che vengono reclamizzati con lo sfoggio e la soddisfazione del cliente, la qual ultima cosa è sinonimo di rispondenza alla qualità richiesta per il prodotto. Ciro Florio è un personaggio che a Napoli è conosciuto, un ragazzo che si è sempre dato da fare tra mille difficolta e renitenze, tipiche della provincia che non solo permette a rilento la crescita di un talento, ma difficilmente gli consentirà di gestire la sua fama sul proprio territorio. L'incontro con i grandi dello spettacolo e con i loro picci, è l'ulteriore modo per temprare la sua stoffa che alla fine esce per essere il vestito migliore da far indossare ad una generazione che soffre e vuole apparire meglio di quanto le sia consentito. Visitando il suo sito di grande effetto, www.ciroflorio.it , si può avere una piena rispondenza di quando sia preponderante la trasformazione di un volto per il miglioramneto della propria immagine.

Bruno Russo
 
27/03/2010 16:36
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: BENEVENTOMALL E LA QUALITA' ' DELLA DEGUSTAZIONE CAMPANA DIFFUSA NEL MONDO
L’obiettivo che il marchio “BeneventoMall”, vuole raggiungere è valorizzare la genuinità e la qualità dei prodotti campani, con un marketing di tipo moderno, esercitato da giovani cofondatori del consorzio stesso. Moderno perché pur avendo la possibilità di realizzare un comune portale telematico per la vendita, che diventa oggetto virtuale del gusto e della scelta che ne deriva, l’azienda ha preferito qualificare dei prodotti di eccellenza, rappresentativi della bontà della nostra terra, e fare di tutto per sponsorizzarli al pubblico, con un ruolo di professionalità e conoscenza del cliente. Quando si parla di qualità si entra in un campo tortuoso, perché esso è un concetto che quando entrò in uso per la prima volta, veniva visto da molti come identificativo di un lusso, ovvero di un prodotto di ordine superiore, portabile da pochi per l’efficienza e il costo che ne deriva. Successivamente la qualità è diventata una esigenza in molti campi, per non parlare di quello alimentare, interponendosi a metà strada tra le strategie aziendali e l’innovazione. Non sempre infatti produrre un oggetto di qualità significa far crescere una azienda, se non si fanno preventivamente i conti con i costi che ne derivano e che si faranno sentire poi nel tempo, soprattutto quando si calcoleranno i consuntivi. Adesso invece si è entrati in un terzo periodo, nel quale per ridurre i costi e applicare la qualità nelle aziende, occorre evitare quanto più è possibile che si facciano degli errori durante il processo di fabbricazione o di selezione degli elementi che compongono il prodotto. Questo concetto di marketing moderno, BeneventoMall lo conosce bene e cerca di applicarlo facendo conoscere e esportando quanto più possibile le degustazioni dei propri prodotti, in modo tale che il cliente sia il feedback migliore di tutto il processo, e colui che aiuterà alla fine a certificare la bontà e la qualità del prodotto. Benevento Mall offre così, esclusivamente prodotti genuini campani, dagli agroalimentari già noti nel mondo, a quelli artigianali che difficilmente nel contesto normale, riescono da soli a scavalcare i confini regionali, per essere venduti in tutto il mondo. Farsi promotore di una scelta opinata e qualificata, diventa così per Benevento Mall una operazione di marketing accurato al cliente o alle aziende acquirenti comunque definibili clienti: attraverso una attenzione tecnica e analitica alle tendenze del mercato, alle statistiche dei prodotti più venduti, oppure dei prodotti maggiormente desiderati. Con tale modulo processuale, la vendita del prodoto non è un freddo atto disposto sul portale commerciale, ma una azione professionale di comunicazione che tende a fare una certa cultura del prodotto e degli strumenti necessari, anche ad altre aziende che a sua volta lo venderanno o lo commercializzeranno. In ciò si inseriscono gli altri servizi confezionabili dall’azienda e legati alla grafica, al web e all’informatica in genere. La campagna pubblicitaria che ne deriva, diventa sul web il risultato di scambio e interfaccia di esperienze e degustazioni, che possono foraggiare l’aquisto, la vendita e la campagna pubblicitaria del prodotto stesso. Esistono sovente delle ritrosie rispetto alla diffusione dei prodotti alimentari artigianali regionali, purtuttavia negli anni è nata un spontanea ricerca del gusto nelle varie località italiane, ricche di degustazioni e prodotti che il mondo ci invidia, dal tartufo al vino, delegando a una cultura rinnovata o comunque inseguita, il compito di certificare la qualità e la bontà del gusto campano. Sulla falsariga degli agriturismo che si sono diffusi a bizzeffe negli ultimi anni, la gente non ha potuto più fare a meno di tenersi i prorpi prodotti nelle credenze della nonna. E’ nato così un processo comunicativo, basato non tanto sul turismo, ma sulle evidenze stesse che il turismo ha posto in essere e che il nostro palato stanco e non necessariamente supportato da spirito di iniziativa, aveva potuto rendere prima possibile. L’informatica e intranet ha infine divulgato lo sviluppo del gusto alimentare nostrano e lo ha collocato come il migliore al mondo, grazie soprattutto ad aziende come Benevento Mall che non si limitano alla vendita on line, ma vogliono che il cliente possa provare l’acqualina in bocca prima di comprare il prodotto, corroborando il rapporto stesso come una vivida comunicazione di gusto e professionalità. Resta inutile a questo punto spiegare perché vada a talel marchio il premio delle eccellenze campane, per l’esportazione di qualità prima invisibili o offuscate dalle mediocrità del comune valore commerciale.


BRUNO RUSSO
 
27/03/2010 13:35
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: ANTONIO MORGESE E IL NEOVERISMO SOCIALE
La prolifica presenza su Internet di informazioni riguardanti personaggi prestigiosi ci impone di non perpetrare inutili repliche, aanche perchè Antonio Morgese, che verrà premiato per il suo lavoro in campo pittorico, è uno degli artisti italiani più conosciuti e apprezzati al mondo, anche per aver coniato una vera e propeia scuola d'arte dal nome davvero interessante: "Il neoverismo pittorico". Trattasi di una vena pittorica riconosciuta, istituita da Antonio nel 1992, anno del trionfo della sua mostra capitolina alla "Helicon art" che vide la partecipazione e gli apprezzamenti di Carlo Munari , Vittorio Como e C. Giulio Argan. E' palese che per neoverismo intendiamo una raffigurazione ispirata al verismo di Verga ma solo come spinta propulsiva, perchè nella botte vi sono contenuti i quadri princiipali delle nostre sensazioni raffigurative prese in occasione di ogni evento importante o al cospetto del ricordo di una persona eccezionale. Traspare così, da eventi come le torri gemelle o i terremoti vari che hanno afflitto la terra, l'indicazione di un degrado e di una corrispettiva resistenza da parte della società, che è esatta riflettanza di ciò che si deve subire. Egli infatti, nel suo ricchissimo sito telematico afferma di voler ricercare una nuova verità, che viene desunta necessariamente dai gesti e dagli sguardi che solitamente il divenire temporale non fissa ma un riquadro pittorico sì. Ne viene di conseguenza che i toni crepuscolari e soffusi, affascinanti e tenebrosi come la sofferenza umana, è anche il tormento che si avvia alla conclusione, sancita dai colori e dagli sprazzi di luce emergente che, rendendo più bello il contrasto, invita anche alla riflessione. Riflettere è importante, perchè quando nel sociale si riesce a vedere le concause che nello strato superiore della quotidianità non si vede per dovere di cose, ci si arricchisce di un tesoro particolare che può essere benissimo, un nuovo tipo di cultura attiva per vivere meglio. Il neoverismo sociale, che sia intriso dalle componenti ritrattistiche di geni come Totò o quanto altro, resta il fardello sensuale di tutto ciò che nell'umiltà si può percepire e che costituisce alla fine mera ricchezza. La lanterna nel vicolo, dalla cui bocca spicca la aurea luce riflessa sulla strada, e sommersa nel suo morbido letto di colori, conferisce ad Antonio il modo per dire che una speranza c'è sempre, basta che si riesca a vedere quella luce e, magari, a seguirla. Ecco quei simboli apparentemente insignificanti, ma che Morgese stesso accomuna ai " correlativi oggettivi" di Italo Svevo, ovvero le immagini caratteristiche di un ricordo drammatico, che costituiscono la visione strutturale della nostra mentre nella quale si impressionano foto di passaggio ma che nel loro fissaggio pittorico riescono a parlare e a descrivere una grande verità. Una verità che la sensazione ha provato per alcuni minuti, ma che non è riuscita a riprodursi di più per una serie di cose che dipendono dalla vita e dai nostri limiti umani strutturali: capire in profondo ciò che ci circonda. Le foto che potrete vedere nel suo sito www.antoniomorgese.it o nel suo libro ricco e completo, sono l'album dei ricordi della compiacenza altrui e dell'amicizia vera e appassionante, che si sono riflessi nel suo riconoscimento e soddisfazione interiore, fino a formare l'arcobaleno dei ricordi che segnando il vivido processo di comunicazione con la gente, pubblica il suo mondo di genio nelle memorie dotte di ciascuno, che non vogliono essere assopite da nulla.

Bruno Russo
 
26/03/2010 12:49
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: ALFONSO PECORARO SCANIO E L'IMPRESA PER L'AMBIENTE.
Il popolo ambientalista, che per antonomasia si dice anche “verde”, si può fregiare indubbiamente di una spinta più pretestuosa orientata a credibilità, proprio per il raggiungimento a livello nazionale di obiettivi e soluzioni nell'ambito energetico dedicato allo sfruttamento industriale o personale, delle risorse del pianeta. Tale evidenza è inserita nella manifestazione 2010 sulle eccellenze napoletane, per il riconoscimento dovuto all’Onorevole Alfonso Pecoraro Scanio per l’attività svolta con la Fondazione UNIVERDE, di cui è promotore e presidente. Detta fondazione, con sede a Roma in Via Antonio Salandra 6, nonché a Bruxelles in Rue Vautier 48, è un vero promotore di risorse economche volte al rispetto dell’ambiente e delle sue pecularietà, che in questi anni è stato fondamentale per varie iniziative nel campo delle pale eoliche, del fotovoltaico, dei pannelli solari e dell’istituzione sempre maggiore del Parco Nazionale in difesa delle specie animali e contro la loro indiscriminata tendenza all’estinzione. Il “verde” come tematica fondamentale del nostro patrimonio naturale, che diventa anche patrimonio di cultura e ricerca; indipendentemente dall’uso che se ne può fare per costruirne un modello politico e affidarlo a questa o a quella rappresentatività, dovrebbe essere inteso da tutti come necessità spirituale della nostra essenza, che immersa nella materialità del mondo e nella natura che lo circonda, può meglio adoperarsi per incentivare la qualità della vita sulla terra mediando scelte e compromessi, sulla base di poche certezze: l’ambiente diventa così un valore essenziale, un riferimento che se si interfaccia con i normali meandri del quotidiano, lo fa per il miglioramento delle strutture che un buon spirito umano può adoperare per vivere meglio. Una fondazione come UNIVERDE può essere ideale per tali scopi, anche perché la presenza di tecnici, ingegneri e scienziati la certifica e la prepara agli appuntamenti futuri, con la speranza che l’innovazione tecnologica possa non solo trarre riferimento dalle soluzioni dell’equazione “verde”, ma soprattutto possa riuscire a trasformarle in cultura esportabile per mezzo degli organi di informazione, dell’Università e del mondo informatico che in internet ha trovato la sede per creare un mondo stabile e competente. Alfonso Pecorario Scanio, ha catalizzato i lavori della fondazione stessa sin dal suo nascere, convinto che l’innovazione parta dalla mente per creare un futuro accettabile, perché quando si deve attraversare una fase delicata di transizione internazionale con incidenze non povere nei confronti dell’economia, le soluzioni fondate sull’economicità dei mezzi di sfruttamento gioca un ruolo fondamentale e decisivo. Il risparmio energetico e le tematiche legate allo sviluppo delle fonti rinnovabili, sta diventando il cavallo di battaglia di molte aziende che hanno capito che oggi adoperare tali soluzioni non è una mera accettazione della problematica, ma soprattutto una sorta di “gara” che si è accesa nel teatro delle evidenze, tra tutte quelle industrie che per sopravvivere in un mercato globale e critico come l’attuale, devono sposare l’economicità dei prodotti senza eludere le naturali efficienze che gli sono addotte, dall’uso competente che se ne deve alla fine fare. L’installazione di impianti fotovoltaici domestici diventa così parte del repertorio industriale moderno, e ricerca costante per il futuro della Terra. Il cambiamento culturale c’è, e fondazioni come UNIVERDE sono promotori di una convinzione del tutto nuova, se guardiamo indietro anche solo di 50 anni: l’ambiente come bene di tutti e conseguentemente conme necessaria battaglia comune che deve essere sostenuta da tutti i settori come elemento fondamentale dello stesso sviluppo industriale e aziendale in senso stretto. L’attenzione all’ambiente, la cultura “verde” rinnovata e adeguatamente rinforzata, che ha trovato in persone come Alfonso Pecoraro Scanio la sede umana per incentivarsi in maniera dotta e riproducibile, si è avvantaggiata in questi anni non solo dell’evidente disastro ambientale che noi tutti conosciamo, ma anche dell’osservazione a livello industriale, che la qualità di un prodotto non può troncare la sua dipendenza funzionale, dal costo che la stessa qualità ha dovuto sostenere per ottenere alla fine un prodotto conforme alle regole. Se allora un buon prodotto non sempre era ambientalmente accettabile, adesso lo può essere proprio dall’esigenza di intervenire sui costi, per sostenere la produttività nel nostro Paese come in qualsiasi altro. Orbene, tale necessario sostentamento passa necessariamente attraverso le energie ambientalmente e economicamente sostenibili, alternative e rinnovabili, tramite la ricerca e il miglioramento seguito da Fondazioni come UNIVERDE, nonché dall’incipit che ne può seguire se dette soluzioni possono entrare nella politica , senza gli intoppi che derivano dalle priorità partitiche che non possono andare a intersecarsi con tale bene di tutti, e inscindibile da altre necessità, quando il pericolo e il danno si sono fatti già sentire. Si può concludere dicendo che lo spirito ambientalista nasce con la terra e si è rinnovato nel tempo, nonostante gli intoppi dell’interesse materiale e politico, diventando alla fine una realtà ideologica che si interseca con la vita attiva del Paese, allorquando si allontana dalla politica e si fa essa stessa politica dell’ambiente sfruttando la conclusione sopra enunciata: le risorse economicamente valide sono il logico compromesso tra la vita e lo sfruttamento delle stesse.

Bruno Russo
 
25/03/2010 15:53
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: ANNA GUERRINI E L'ATELIER PER LA SPOSA D'ECCEZIONE COME AZIENDA DI FAMIGLIA.
Il made in Italy è in crisi con l'avvento del cinese, e questo lo sappiamo, ma alcune aziende e atelier di moda e in particolare di abiti da sposa come il premiando di Anna Guerrini coadiuvata dalla figlia Lella che 'sposa', è il caso di dire, l'innovazione rispetto alla tradizione di qualità della madre, adoperano da anni quell'artigianalità tramandata da genitore a genitore che fa grande il merito sartoriale su misura, esistente in Campanmia e a Napoli in particolare. Così Anna riesce a conservare e curare la clientela classica da 4 generazioni. Le sfilate da 15 anni avvengono sempre al Palapartenope che è l'unico luogo napoletano capace di ospitare 4000 persone e anche oltre, desiderosae di conoscere le ultime novità di un atelier dedidto al giorno più bello della propria vita che è il matrimonio, che mai come adesso deve essere caratterizzato da una visione più pulita e meno sfarzosa delle proprie essenze dedite alla presenza e eleganza. Ecco che quindi la produzione di Anna è fatta di linee pulite e meno pompose, curate nei dettagli come sempre, e accompagnate da una acconciatura fatta rigorosamente a mano. Oltre al palapartenope, lo show della azienda di famiglia Guerrini si è vari mesi fa, arrichhito della sfilata a Ponti di Comacchio, intrigante e irreversible occasione d'autore per mettere a disposizione della clientela italiana, l'artigianalità doc per la sposa con il titolo "amore e moda", testimonial Adriana Volpe che in quella occasione si è anche composto il suo abito da sposa, con la partecipazione di Rete 4 che ha poi trasmesso la sfilata estiva in pompa magnma. Anna resta rea confessa di una tradizione di eccellenza che non ha pari nella cultura dell'abito da sposa, e segue quelle tendenze e quei gusti che appartengono maggiormente ai nostri genitori che hanno talmente penato ai loro tempi, per coronare un sogno, da volerlo poi rivestire delle luci e dei colori che seguono più lo sfarzo classico e l'eleganza dei tempi andati. Nella nostra regione invece, le sfilate di Anna sono regolarmente e periodicamente trasmesse da Tele + nonchè Sky e , da quest'anno anche da "Whe can dance". L'azienda di famiglia Guerrini vanta la presenza della figlia Lella come innovazione abile a sfruttare la richiesta attuale verso linee sobrie e pulite, mentre la classicità dai gusti e lezzi di un tempo è la base del riconoscimento delle eccellenze, che va a Anna Guerrini soprattutto per la continuità assunta nel tempo, che non è dovuta venire a patti con niente a causa delle crisi o delle difficoltà del commercio. Occorre ricordare anche che le sarte dell'azienda Guerrini, sono rappresentanti di un raro artigianato napoletano fatto in casa propria, composto da sarte veterane che da oltre 35 anni non cambiano la loro mansione, il loro posto e la loro dedizioen alla casa. Un ultima considerazione occorre farla proprio sul sartoriale, che elude la riproducibilità a bacchetta che purtroppo proprio con l'avvento del cinese, ha preso una piega arrogante e dirompente in tutto il settore della moda, dagli abiti su misura agli abiti da sposa. Orbene, se oggi molte griffe possono giocarsi la loro credibilità edificando aziende sul suolo orientale, adoperando manodopera a basso costo del luogo, nonchè imprimendo alla produzione le specifiche di progetto proprie; nell'abito da sposa che conserva un'artigianalità nota in tutto il mondo, si riesce a conservare la catena di produzione su misura migliore che c'è: l'operatività che si affeziona alla destinazione del proprio oggetto confezionato, che coniuga il sogno di tutte le donne e la possibilità che ne sovviene, quando si è attori principali della composizione delle opere e dei particolari maggiormente ammirati in una festa.

Bruno Russo
 
25/03/2010 12:54
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: FERDINANDO MADDALONI PROMOTER E PADRINO
Ferdinando Maddaloni è una eccellenza napoletana affermata che lavora incessantemente per la divulgazione delle sue idee tese non solo a fare teatro e ricerca moderna sul modo migliore per comunicare il “senso” della recitazione, ma anche a promuovere il suo libro ultimo che contiene preziosi elementi filmati di cassetta, dalla Storia del Cinema al suo nascere: “Cinema e Recitazione”. Egli nella II Edizione del premio “ La III Napoli “ si trova così nella particolare veste di promoter del suo libro nonché padrino dei due talenti nascenti : Luigi Giovenale per la danza e Luigi Pedone per il cabaret. Ferdinando rappresenta ormai un maestro di arte e recitazione, uno che sa bene quali sono le mosse giuste di questo mondo e come infonderle in colui che si trova per la prima volta a contatto con il pubblico. Egli ha sempre cercato sin dal suo corto “Ma reciti o fai sul serio” di rieditare la cultura della recitazione, intesa anche come mnemonicità di nomi e personaggi che appartengono alle origini del cinema, e da cui non si può non prescindere se si vuole percorrere la diritta via. La presentazione del suo libro, perlatro già avvenuta in librere, manifestazioni e incontri importanti, ha permesso di stabilire dei contatti con il pubblico di tipo didattico perché, tralasciando per un attimo i contenuti, esiste alla fine un glossario molto ricco e dettagliato per ridefinire ruoli e appartenenze di chi lavora nel cinema e non sa in realtà come collocarsi : chi conosce ad esempi la differenza tra Campo Medio, che è una ripresa che consente di vedere l’intera azione ben bilanciata con l’ambiente relativo, e Campo Lunghissimo, che invece riguarda il massimo campo abbracciabile dalla macchina da presa a visuale interamente libera; oppure che l’espediente dell’attore di far partire improvvisamente un applauso o una risata si chiama “carrettella”? infine chi conosce il metodo “Perezivanie” inventato da Stanislavskij che consente la revivescenza della parte, cioè non di interpretare semplicemente la storia di un personaggio, ma di riviverla ogni volta con la stessa carica psicologioca di sempre?. Sono alcune delle definizioni date nel glossario alla fine del libro, ove Ferdinando ricompone il vocabolario perduto della cultura di chi ama la proprio professione, al punto di andarsi a documentare per rivivere e far rivivere al pubblico la magica emozione della qualità cinematografia, che infonde la voglia di calarsi nei ruoli dopo aver “assaggiato” tutto il gusto di una recitazione sentita, che parte dall’Actor ‘s coach e finisce alla Vaudeville, e qui non diciamo cosa significa perché ve lo andate a leggere sul libro di Ferdinando. Lo farete se siete colti in pieno da questa sfida intellettiva, che mette al centro del campo la disponibilità di ciascuno, addetto e non addetto ai lavori, ad essere smarcato sulle proprie saccenze che sono e saranno sempre frutto di una grossa mole di informazione che ciascuno vuole che sia proiettata nelle opportunità del futuro, senza ritenere che l’imparare, umile e perenne, è un servizio che bisogna fare non guardando al futuro ma soprattutto al passato. Così, Ferdinado parla dei doppiatori come coloro che realizzano una delle componenti più vivide della recitazione, citando tra l’altro la lettera di un cieco letta da Claudio Amendola durante i funerali del padre, la cui voce si era “vestita” sapientemente dei panni di Dustin Hofmann fino a Sylvester Stallone, : “ Voi doppiatori, per noi ciechi , siete i veri attori perché proprio e solo attraverso di voi riusciamo a partecipare alle emozioni del cinema “. La voce diventa componente fondamentale della recitazione e la sua modulazione, il suo timbro, il suo lessico e l’armonica smorzata con cui l’onda sonora riesce a giungere a noi, fornisce alla fine attraverso un gusto cerebrale la forza del messaggio e la sua vera intuizione. Ciò, e Ferdinando lo ricorda, è un dato naturale della storia cinematografica che rese interpretativa anche la voce politica del passato, nella quale si voleva mandare la gente da una certa parte, e senza giudizi di parte, si trovava il modo giusto per realizzarlo. Ciò è valido perché per farlo uno ci deve credere, e deve trasmettere tale intuizioni anche al prossimo, perché certe volte la forza di volontà e di orgoglio delle masse si gonfia con un canto, e si sgonfia con le produzioni effimere della realtà. Ferdinando Maddaloni ha tanto da dire e ogni volta che apre un dibattito, si deve accorgere che gli elementi di discussione lo porterebbero all’infinito. Così egli resta il miglior maestro per un talento dell’eccelelnza napoletana, che prima di esportare la propria passione e la propria cultura, deve rendere entrambe, delle certezze.
BRUNO RUSSO
 
25/03/2010 00:40
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: NICOLA PAONE PRESIDENTE DELL'EMICICLO, L'ENTE ORGANIZZATORE
L'Emiciclo con il suo Presidente Nicola Paone è l'ente organizzatore che ha reso possibile presentare ai napoletanoi la terza edizione de "La terza Napoli- La città che eccelle". Nicola è Responsabile Settore Ambiente Italia nella Mares/Kuwait Petroleum Italia, lavorando per la bonifica dei siti inquinati; è membro del Gruppo Ambiente API Napoli. (Associazione Piccole e Medie Imprese di Napoli); Membro della VIII Commissione Circondariale Elettorale di Napoli; ma è soprattutto Presidente dell’Associazione Ambientalista L’Emiciclo onlus ( HYPERLINK "http://www.lemiciclo.com" www.lemiciclo.com) che si poreoccupa del monitoraggio e della diffusione anche delle soluzioni tecniche ambientali che se un tempo erano una supposizione, adesso sono divenute delle realtà per le quali molte aziende fanno a gara per incentivarle nella riduzione dei costi della qualità produttiva, e soprattutto nell'innovazione. Nicola è anche Coordinatore CONFAC (Confederazione Napoletana Associazioni Culturali e Cooperative Sociali), Presidente del Comitato Organizzatore del premio “La Terza Napoli – La Città che Eccelle”, con il Patrocinio Morale della Presidenza della Provincia Napoli, egli coniuga il rispetto dell'ambiente con il rispetto dell'eccellenza napoletana che talvolta è lasciata al qualunquismo e al dissapore per le nostre stesse potenzialità, sia come Direttore Tecnico Ambientale dalla S.M.I. s.r.l. che come Ingegnere EurEta. Tra le sue testualità si deve annoverare la relazione di esercizio per le funzioni di Supporto per il controllo dei sistemi di comunicazione tramite ponti radio e i sistemi di allertamento in 92 Comuni della provincia di Napoli per il piano di evacuazione del Vesuvio la Protezione Civile Provinciale; nonchè il Progetto IL. S.O.L.E. Illuminazione Solare a Luce Ecologica per i parchi pubblici di Napoli; poi il Progetto Automazione Carburanti per A.N.M. (Azienda Napoletana Mobilità); il Progetto di distribuzione e informazione sulla necessità dell’utilizzo, ad oltre 10.000 cittadini napoletani, dei kit per il risparmio energetico e idrico, in collaborazione con ANEA, Provincia di Napoli e Napoletanagas. Svolge la ormazione della figura di Divulgatore Ambientale tra gli studenti delle Scuole Medie del quartiere di Poggioreale. Ha eseguito il progetto di ammodernamento del parco rotabile SEPSA che comprende tra l’altro; il controllo satellitare, la bigliettazione automatica, il telecontrollo delle funzioni del motore ed il conteggio automatico dei passeggeri. E' stato coordinatore del servizio di Manutenzione Amica che gestisce i reclami ambientali dei responsabili punti vendita Q8, su tutto il territorio nazionale. Dal maggio 2004 previo Consorzio NEO SIDERA, ha ricevuto il ruolo responsabile della manutenzione e prevenzione ambientale degli impianti di carburante AGIP e TOTAL che il consorzio gestisce in Campania, Dove rimango fino al dicembre 2004. Tale è il curriculum da lui stesso dettato, che sintetizza la preparazione nello sfruttamento moderno e ecologico delle risorse ambientali, tese al risparmio energetico e alla messa a punto, perfezionamento e miglioramento delle ipotesi tecniche e delle strutture scientifiche, che stanno venendo fuori pian piano, a supporto dell'affermazione di una necessità più che una mentalità, che si chiama "ecologia per l'ambiente ".

Bruno Russo

 
24/03/2010 23:59
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI (OSPITI): JADA E LA DANZA DEI SETTE VELI E ALTRE MISTERIOSE TRADIZIONI
Gilda Ferone in arte Jada e una delle più note e poliedriche danzatrici del ventre del panorama contemporaneo, possedendo due requisiti difficili da trovare: il primo è il suo repertorio fatto di attrazioni che si riportano alla tradizione più antiche arabe e orientali, come la spada, i sette veli, l'urlo tuareq del desero, i costumi originali impreziositi da pietre e rifiniture particolari, colori da sogno; permeati da una musica che attrae e trascina, senza essere voluttuaria. Il secondo è la sua maestria nel danzare con un serpente vero, un Boa Constrictor Imperator di nome Artisio, che la segue come un cucciolo affettuoso e alla fine delle sue performance, è oggetto dell'attenzione e delle carezze di tutti gli spettatori, con particolare riferimento alla tenera età che essendo priva di malizia e dotata di tanta innocenza, vede ancora il mondo animale come qualcosa di amico e eterogeneo a quel mondo delle favole, che i grandi imporranno poi di abbandonare troppo presto. Jada è l'ospite di eccezione del premio, e si esibirà tra le due parti dell'evento, rappresentando anche quel tocco di relax e sogno, che l'esplicazione più classica di tale arte ha da sempre realizzato. Jada è molto legata alla sua danza dei sette veli, fatta proprio con sette drappi colorati che volteggiano e si intersecano con i profili sinuosi delineati dal suo muoversi, con eleganza e leggiadria che tutti le riconoscono. La danza dei sette veli, anche se non presente nel suo spettacolo all'interno dell'evento ma facente parte comunque del suo ricco repertorio, è rappresentativa dei sette chakra, ovvero i sette punti fondamentali del nostro corpo in diretta comunicazione con l'anima: ogni colore corrisponde a un chakra. La danza del ventre per Jada è un modo di comunicare le proprie sensazioni legate ad una tradizione d'arte, che forse noi non conosciamo come si dovrebbe, ma che originariamente si identificava con l'accompagnamento ritmico, festoso e melodico, con il quale si desiderava di alleviare i dolori della partoriente. Una pratica legata, quindi, alla vita che sta per nascere e che deve venire sulla terra nell'armonia giusta, condivisa da tutti e piena di gioia e musica. Artisio è custodito dalla Jolly Animazione, che lavora nel campo delle feste e ricorrenze fondamentalmente dedicate alla tenera età e non solo. Provare per credere, gli spettatori delle sue esibizioni rimangono sempre colpiti dall'aria di serenità e di trasporto in un mondo lontano ma migliore, che sta bene nei nostri sogni come la sua abilità di impressionare la platea, non disdegnando quei tocchi di magia, fatti con anelli che si intersecano e si liberano improvvisamente, o da cubi che scompaiono sotto gli occhi increduli del pubblico. La bellydance è un fenomen o internazionale, che in Italia raramente riporta l'alone di tradizione e autenticità, che jada col suo fare sicuro e orgoglioso, non solo esplica con esperienza ma riesce a far affezionare a tale arte anche lo spettatore più scettico, che dopo essersi rifugiato sotto il tavolo per paura del serpente, finisce con un soprriso sincero a farsi molte foto con lo stesso rettile.

Bruno Russo
 
24/03/2010 17:00
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: ( OSPITI) ANGELA SALEMI UN A GIOVANE ATTRICE
Angela Salemi è un volto giovane del teatro; con il suo amore particolare per il palcoscenico eduardiano, ella ha intrapreso da pochi anni la carriera di attrice studiando e approfondendo tematiche e ruoli cari a de Filippo ,Toto’, Vittorio Gasman, Anna Magnani. Il suo sogno piu’ grande è quello di emozionare il pubblico, di riuscire a trasmettere tutta la passione che si prova per il teatro e la recitazione, far capire che l'attore è un mestiere che può anche insegnare allo spettatore ad amare l'arte allo stesso modo che lo fa colei che indossa dei costumi. Angela ha partecipato a varie opere teatrali come L’Avaro di Molière al Teatro Tasso di Sorrento, al Teatro La Perla e all'Auditorium di Caivano, per la regia di Gennaro Piccirillo , interpretando in particolare il ruolo di governante. Adesso Angela si sente onorata ed emozionata ad affiancare Rossella Carella e condividere con personaggi illustri premiati il trono virtuale della Sala Gemito. Con Rossella Carella ha recitato in "Cose Turche" e "Agenziz investigativa" di Samy Fayad, e con "Napoli Milionaria" al Teatro Acacia per la regia di Alberto Pignieri . Le varie esperienze amatoriali, come per esempio al Teatro Totò con "Chi è di scena" per la regia di Guido Palliggiano, hanno fornito ad Angela la voglia di andare avanti sempre di più, spinta dalle emozioni, con la veemenza di chi attraverso i piccoli passi della gavetta non si crea particolari pèroblemi quando sa bene quello che vuole, e non si accorge che proprio quell'emozione,è il segnale fisico dell'impoirtanza della propria parte, della propria professione, del proprio indirizzo. La sua funzione di ospite viene vista dalla stessa come occasione per farsi conoscere, un'esperienza dalla quale si potranno sicuramente aprire nuove strade per il futuro, perchè oggi di attori se ne vedono tanti ma pochi che hanno come priomo appagamento, il fatto di poter rivestire dei ruoli sempre più evidenti che si schiudono pian piano al pubblico, creando quelle piccole affettività destinate nel tempo a dicenire grandi. Angeli Salemi è la dimostrazione in carne ed ossa, che per amare il teatro napoletano bisogna amare Napoli senza ma e se, rendere in palcoscenico la prima sensazione che un napoletano prova se passeggia per loa città e recita la sua parte: sognare di migliorare quelle cose che già sono belle, ma aspettano solo che una nuova coscienza popolare si sostituisca alle rovinose brutture di un passato che pochi popoli hanno avuto, e non certo per colpa della natura dei luoghi. I napoletano hanno delle possibilità che derivano dal loro stesso talento, come l'arte e il turismo, basta solo volerlo senza pensare a fare del proprio percorso un cammino d'interesse professionale. Angela Salemi nella sua voglia di fare, dimostra che l'emozione sta al talento come l'umiltà al successo.
 
24/03/2010 14:16
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: ( OSPITI) PEPPE MAIULLI E IL SUO PERSONAGGIO ERNESTO A FORIA.
Peppe Maiulli, una persona la cui elevata sensibilità è da lunghi anni al servizio della trasmissione delle emozioni attraverso la musica, lo spettacolo e il cabaret,prendendo spunto dal vivido mondo degli anni '70-80, nei quali egli osservò da vicino l'ecletticità e l'unicità dei gruppi mitici del rock, tra cui i Genesis dei quali egli conserva un ricordo di genialità e inventiva, difficile a riprodursi. Seguendo le orme delle sue passioni musicali, Peppe Maiulli è stato pianista, arrangiatore e chitarrista a tempo perso. Nel 1973 fonda il suo primo gruppo rock, "Il mondo attraverso una goccia", volendo rapprresentare quella perla di umidità che cade sovente dal soffitto di uno scantinato, quando esso rappresenta il crogiuolo ove rifugiare il proprio estro nascente, le proprie genialità e le incomprensioni del tempo verso un genere di musica, che ancora non possedeva il primo posto nel palcoscenico della luce. Uno scantinato infatti, ove il portiere ogni tanto levava la corrente e la musica restava solo quella dell'unico strumento che poteva fare a meno dell'elettricità: la batteria. Emulando in quel silenzio, i lunghi assoli degli eroi del tempo, le percussioni diventavano la prospettiva della propria cultura musicale. Dopo successive esperienze come tastierista in altre band, fonda nel 1976 insieme a Gino Briglione, il gruppo di cabaret "Il Cappellaccio", che divenne in sintonia con il momento favorevole che fu anche di Massimo Troisi, il gruppo "La sberla" che prende piede a Roma per divenire successo nazionale. Senza disdegnare l'esperienza televisiva in Rai e nelle prime tv private, in "Domenica In" e "Stasera mi butto", partecipa al film di Fellini "Ginger e Fred" nelle vesta di un musicista rock. Dopo l'ennesima esperienza cinematografica con "Cenerentola 80" con Pierre Cosso, finisce per dedicarsi anima e core, alla passione musicale di sempre, perfezionando il suo estro di arrangiatore, senza eliminari partecipazioni di teatro e cabaret. Proprio l'ultima verve, insieme a Bruno Lanza, Renato Rutigliano da lui considerato capostorico del cabaret napoletano, Gino Briglione e Geppy Bombace, dà il via al gruppo di cabaret e musica "I Gipsy Fint". Considerata una follia formata da parodie musicali, il gruppo venne apprezzato dai salotti della tv capitanati da personaggi comne Maurizio Costanzo e Ugo Ricci, Da ciò nasce il personaggio di Ernesto a Foria, che egli ripresenta come ospite d'eccezione al premio dell'eccellenza napoletana: un cantante neomelodico che rappresenta esso stesso la criticità di una vena musicale caduta in ribasso, ma che nello stesso tempo proprio per la sua assurdità raggiunge il difficile cuore del pubblico. Ernesto a Foria è un fustigatore, nato da un ruolo di guardiano dei wc napoletani che entra per incanto a far parte del regno neomelodico. Ernesto resta convinto di essere una scelta del cielo, mentre è solo l'ennesimo ingranaggio di giochi mediatici che fanno di uno "zelig" il vincitore incontrastato su tutti, per favor di successo. Con lui il nulla diventa scoop, e crea un grande momento di comunicazione nonostante la mediocrità vincente della scelta imprenditoriale che viene dall'alto. Comunicatore perchè ogni sua frase anche sconnessa ha una sonorità accattivante e un messaggio preciso, che però non contiene raccordi precisi tra le parole che lo compongono. Peppe Maiulli ama ripetere: "per ridere devi essere serio", il che significa anche portare al massimo l'arrangiamento del proprio ruolo per farlo credibile. Frasi come "se la lavatrice c'ha scagnat i pann, è logico che ci metto a robba tua", e molte altre compongono il quadro artistico di un disegno sociale per antonomasia, che compone e scompone le proprie espressioni per palesare come sia assurda l'immagine oggettiva della propria realtà di vita, che non è scontata nè mirata all'irreprensibile successo. Come la sigla di Telegaribaldi , "Funiculì, Funiculà", curata musicalmente da Peppe, che pur non essendo una creazione del tipo di Ernesto a Foria, ha vinto il premio televisivo nazionale "Millecanali", dimostrando la capacità del professionista di comporre e scomporre, per ottenere sempre un messaggio vincente.

Bruno Russo
 
23/03/2010 00:22
Bruno Russo- IL PREMIO PER LE ECCELLENZE DI NAPOLI: ( OSPITI) LUIGI IL BAMBINO PRODIGIO DELLA DANZA
Luigi Giovenale debutta nel campo professionale proprio con il premio per le eccelleze di Napoli. Un ospite di rilievo dati i suoi 12 anni inversamente proporzionali a una bravura nella danza che colpisce per la sua precisione e armonia. In questa occasione scsndirà i suoi arti con un pezzo poliedrico di "Pussicat Dolls" che dal titolo "Sai-ho" evidenzia una origine orientale che ben presto acquisirà le note moderne e trascinanti che faranno da contorno alla sua esibizione. Due saggi al Teatro Bellini, la sua esperienza di 4 anni a questa parte con la scuola "Attitude" di Angela Grimaldi, la sua passione condivisa con i suoi coetanei per il danzatore Roberto Bolle, non sono l'unica starordinarietà di questo ragazzo esperto, perchè occorre sottolineare come sia difficile nella provincia, figurarsi quella napoletana, creare dei fenomeni d'eccezione come Luigi che sono stati seguiti da professionisti affermati e nomi noti al pubblico, costituendo alla fine la maggiore linfa per recepire continuità formativa unita all'attenzione di familiari e manager , senza dover scappare dalla provincia nativa. Eppure Luigi è un artista completo, di cultura non occasionale, che segue con piacere anche il pop contemporaneo e sogna di specializzarsi nel suo strumento preferito che è il flauto traverso. Una sua performance fornisce allo spettatore la sensazione che egli sia calettato perfettamente nella danza , in un ruolo che potrà in futuro essere facilmente perfezionato e portato agli allori del settore. Non è un personaggio che si può emozionare facilmente, perchè egli conosce il suo talento e l'unica preoccupazioen è migliorarlo di volta in voltsa, nelle opportunità che la vita ti può offrire e che il premio per le eccellenze ne è un esempo concreto. Egli sta riuscendo oltretutto a conciliare i normali studi scolastici con quelli per la danza, il che dimostra che una passione può essere incentivo per la propria formazione culturale, che è la base di partenza di ogni integerrima professionalità.

Bruno Russo
 
27/02/2010 19:16
Bruno Russo- ROSSELLA CARELLA ALLA LIBRERIA UBIK ( da 'Il ROMA' del 31/01/09 PAG. 22 )
Al carissimo Diego Paura- CINEMA E RECITAZIONE ALLA LIBRERIA UBIK.
La libreria UBIK alla Via Benedetto Croce, si è unita alla cordata della presentazione del volume “Cinema e Recitazione” di Ferdinando Maddaloni, regista, attore e coach di serial televisivi e affini. Questa volta però l’appuntamento organizzato dall’associazione culturale ANGUS89 e presentato da Salvatore Iorio, è stato armonizzato dalla lettura di pezzetti del testo da parte di Rossella Carella, attrice conclamata, allieva della famosa maestra di dizione Zietta Liù, severa e amorevole, fondamentale pietra miliare dell’insegnamento della recitazione che, come affermato dalla convenuta figlia Velia Magno, autrice e regista teatrale e televisiva dai tempi di “Senza Rete”, non era rivolto solo verso gli attori ma a tutti coloro che per comunicare bene devono saper parlare. Rossella ha già declinato con decisione e professionalità l’enfasi e la solennità della vicenda di Anna Politkovscaja, che Ferdinando ha trattato nei suoi precedenti lavori: una personalità particolare, perché ha ricevuto l’insegnamento di un maestro di vita oltre che di recitazione, come Massimo Troisi. Ne è nata una sensibilità forte e umana che è difficile riscontrare in questa professione, perché mette a disposizione quel tipo di comunicazione che arriva dritto al cuore di ogni spettatore. Rossella Carella quindi è la migliore interprete del messaggio di Maddaloni, che spoglia la cronaca della sua ambiguità e la rivela nuda e cruda con la profondità con la quale può essere raccontata; tirando cioè fuori dal suo cilindro sonoro, la concretezza e il bisogno di stare accanto non solo alla vicenda come fatto astratto, ma a chi è costretto anche come indotto, a subirla. Rossella ha conservato anche l’ironia di Troisi, che resta sottesa solo al suo bisogno di comunicare, che certe volte fa arricciare le ciglia e altre fa modulare il tono della propria voce, per fare di una storia la propria espressività. “Cinema e Recitazione” diventa così un percorso di cultura ritrovata tra le librerie di Napoli, che vengono indubbiamente influenzate anche dalla socialità e dalle problematiche dei quartieri ove sono collocate: “reciti o fai sul serio” è infatti diventato il motto del regista Ferdinando, che preferisce intendere tale arte come “interpretazione” della verità, trasmessa in funzione del modo come sono armonizzate parole e gesti. Anche il cinema muto era interprete sapiente, a seconda di quanto il personaggio riusciva con piccole cose a definire le proporzioni umane nel ruolo che ciascuno esercita poi nel suo ambiente di vita: dall’incontro è venuto fuori così, anche attraverso le immagini del dvd allegato al libro, la lettura della parte dedicata a Francesca Bertini, che con le sue movenze eleganti e ammiccanti conquistava il cuore di tutti. Infine Eleonora Duse, il cui film “Cenere”, nelle vesti di Assunta Spina, è stato per comune dire un fiasco. Forse, la causa era il suo mancato allineamento alla velocità di riproduzione dei gesti e delle movenze dell’epoca, rispetto alla quale i modi di Eleonora erano del tutto opposti. Tra tante cose importanti dette, spicca la necessità di non “improvvisare”, perché oggi si può essere calettati in ruoli senza esperienza e soprattutto senza la coscienza e la preparazione secondo i dettami di personaggi della cinematografia e del teatro, i cui nomi sono sconosciuti a tanti. Alla fine una promessa di Ferdinando e di Rossella, ovvero la futura raccolta di proseliti per nominare una via di Napoli all’estro e alla precisione, con la quale la recitazione veniva impartita in punta di piedi, ma alzando il tacco al momento giusto: a Zietta Liù.



BRUNO RUSSO
 
01/01/2010 23:51
Bruno Russo- LA PRESENTAZIONE DEL NUOVO LIBRO DI FERDINANDO MADDALONI ( da L'UMANITA' del 24/12/09 pag. 4)
Prsentazione Giovedi 14 Gennaio ore 18.00 alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri in Napoli, dell'atteso libro di Ferdinando Maddaloni, dal titolo
" Cinema e recitazione". Nel testo è presente l'auspicio che in futuro si possa capire la differenza tra la rappresentazione teatrale e quella cinematografica, che ha segnato lo spartiacque tra l'esperienza temporale di molti attori e personaggi della storia; come Eleonora Duse che fece fiasco nel suo unico film dal titolo "Cenere", o la figura del duce riassestata in un rango melodrammatico che lo potrebbe porre come attore unico di tutti i tempi, racchiudendo in tale definizione tutti gli smussi possibili: il comico, il drammatico, il rappresentativo, l'indimeticabile stratega o il pazzo visionario. Dove finisce l'arte teatrale e inizia quella cinematografica e come ciò può rappresentare un metodo valido per distinguere oggi, qualcosa di valido dal punto di vista recitativo? Sono domande che aprono il cielo dell'artista sopra lo spettatore attento, che vuole raccogliere
tutte le gocce di una operazione benefica, che consiste nel far piovere sull'uomo una maggiore saggezza intesa come capacità indipendente dal tempo, di riconoscere il talento, e portarlo alla luce che merita, ai fasti di una cultura che non può essere improvvisata, ma deve essere curata e ricercata. Un volume e un DVD allegato basteranno a sciogliere i dubbi dell'autore e a portare il processo di di formazione dei canoni della recitazione cinematografica, ovvero il cinema iniziale, muto per eccezionezione, alla sua formazione futura denominata realista? Ferdinando Maddaloni le risposte le pone e le risolve, questa volta anche attraverso la testimonianza di
alcuni protagonisti della scena, che aiuteranno a capire quanro la tv abbia
influenzato l'inalazione di novità nei copioni recitativi del panorama
contemporaneo. Dal momento che la storia è ricomposta anche attraverso le immagini che la tv ha portato, attraverso una fredda scatola, nelle nostre case e nelle nostre menti per essere con una certa difficoltà ricomposte in originali e reali, resta ovvio che il messaggio nobile di Maddaloni risiede nel fare una sviolinata opportuna e ritrovata all'arte antica e nobile della recitazione, giungendo alla nota affermazione di Ferdinando, che occorre stimolare l’artista ad un’adeguata preparazione, affinché “questa sera si reciti a soggetto e non… a soggettiva! ". Non a caso il sottotitolo del testo, fissa l'intervallo temporale da adeguare alla giusta ricerca e cioè, dal chiassoso silenzio delle recitazioni iniziali, all'imporovvisazione televisiva angusta e ristretta, che domina oggigiorno nell'esiguo spazio riservato dal tempo alla gag o alla comparsa del vip acclamato da tutti, rendendo lo spattacolo non una rappresentazione della capacità recitativa, ma una dimostrazione di quanto si possa creare il nulla dal nulla per inventare
qualcosa , e creare un soggetto senza materia interpretativa. Del resto Ferdinando Maddaloni, come attore, autore o regista, ha sempre cercato di sfruttare le sue esperienze con Gabriele Lavia o con la compagnia di De Filippo, per entrare nella parte con quei suoi occhi seri e puntati verso la questione, con una prospettiva chiara e delineata di impegno sociale, per fare in modo che il teatro rappresenti anche un monito, uno scossone per lo spettatore, fatto alla vecchia maniera, cioè con intelligenza e capacità introspettiva, per fargli prendere coscienza che il teatro non è una perdita di tempo per dilettare, ma soprattutto un insegnamento ideale. In tale suo ultimo ruolo didattico e librario, Ferdinando riceve il coordinamento di Diego del Pozzo, e gli interventi di Giulio Baffi, Mario Porfito e Francesco Pinto, nonchè l'imponente presenza di Pasquale Iaccio, che è direttore e autore della collana " Cinema e storia".
BRUNO RUSSO

 
18/12/2009 23:44
Bruno Russo- PENSIAMOCI PRIMA: GIULIA ZINNO ILLUSTRA IL PROGETTO PER LA RIDUZIONE DEI RISCHI DI MALFORMAZIONI CONGENITE.( da 'L'UMANITA' del 16/12/09 pag. 4 )
La dottoressa Giulia Zinno, da sempre attiva verso la sensibilizzazione della donna sui problemi del concepimento, è adesso responsabile dei Corsi di Formazione sul cosiddetto “counseling preconzzionale” che inizieranno il 18 Dicembre a Napoli presso la Sala Sumai Assoprof. “Giovanni Sodano” sita in Via G. Silvati 32 di Napoli. Il progetto nasce per iniziativa del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali in collaborazione con il Centro Nazionale per la prevenzione e Controllo delle Malattie (CCM) e l’A.L. International Center of Birth Defects (ICBD). Si tratta di formare a livello nazionale, con un processo a cascata su tutto il territorio italiano, tutte le persone addetti ai lavori compresi, interessate al counseling, ovvero l’organizzazione di informazioni e interventi, finalizzate in questo caso all’informazione per la coppia che pianifica un bambino e vuole che esso nasca sano, Quindi parliamo di una serie di prevenzioni che devono essere prese prima del concepimento, determinando per l’appunto un ramo del counseling denominato “counseling preconcezionale” che è attivato da tempo in molte nazioni ove notoriamente, l’attenzione ai problemi natali è più diffusa, contando che nonostante i progressi della scienza e della tecnica in campo medico e non solo, l’età di genitori che mettono al mondo pargoli con malformazioni si è notevolmente abbassata. Nasce così una esigenza per così dire nuova, al di là dei normali controlli di routine che indipendentemente dal loro approfondimento risultano sempre un intervento in extremis. Sono tante invece, fermo restando che gli esami di Laboratorio richiesti sono necessari, le azioni da intraprendere per creare delle condizioni ideali, o per così dire “controllate”, possibili in base a tante ricerche fatte nel settore e che hanno per così dire corroborato il counseling preconcezionale. Ci sono stati casi di famiglie che hanno approfondito i loro esami dopo che si è verificata la malformazione, per capire le cause e la fonte del problema, ma dopo è sempre troppo tardi anche perché in quelle condizioni i controlli sembrano pezze per tappare dei buchi dove comunque passerà ciò che non deve passare. Il corso della prof. Giulia Zinno, la cui denominazione estesa è “ Counselin preconcezionale. Strumento per la riduzione dei rischi di malformazioni congenite e di altri esiti avversi della riproduzione “, è un vero e proprio strumento a disposizione della coppia o meglio della donna, che deve diventare il centro dell’attenzione e dell’interesse dell’ambiente che la circonda in modo intelligente e culturalmente progredito, perché oggi molti passi sono stati fatti sulle tecniche prenatali ma anche sulle attività di consultorio, che possono determinare parametri di contorno fondamentali nella ricerca delle condizioni ideali alla nascita no problem. Giulia Zinno è anche Consigliere Nazionale AGICO ( Associazione Ginecologi Consultoriali ) e si avvalerà dell’intervento di altri illustri personaggi, come il dr. Gabriele Peperoni , Presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Napoli, il dr. Angelo Mengano , Direttore Sanitario del Distretto 33, il prof. Antonio Borrelli della Seconda Università degli Studi di Napoli, il dr. Gioacchino Scarano, genetista dell’Azienda Ospedaliera “A. Rummo” di Benevento. Oggigiorno, mettere al mondo un figlio è una responsabilità maggiore del passato, perché si devono sommare le problematiche storiche che un genitore non può evitare, a quelle che invece si possono evitare se si pratica una opportuna prevenzione anche a livello intellettivo e cognitivo, se non addirittura psicologico: la statistica ha dimostrato che alcune situazioni legate all’impossibilità del concepimento che è tutta altra cosa, si sono sbloccate senza farmacologia nel momento in cui sono cambiate le condizioni psicologiche dell’ambiente familiare della donna, addirittura non è raro che una coppia che ha deciso di adottare un bimbo non potendone avere, ha risolto successivamente il problema e ha avuto altri figli. Ciò dimostra, insieme ad alre ricerche di settore, che sagacemente sono curate dalla dottoressa Giulia Zinno, che il cuore medico del natale è anche nell’io di chi mette al mondo, e ha bisogno di essere incentivato con una spinta emozionale di natura positiva, conciliando ancora una volta opportunamente la cultura medica del singolo con l’ambiente che lo circonda e con le proprie condizioni emotive
 
11/08/2009 02:07
Bruno Russo- UNA LAUREA PARTICOLARE ( da 'Il ROMA' del 10/08/09 pag. 22 )
Da una Laurea in Medicina e Chirurgia, con una tesi in medicina legale dal
titolo inquietante " le nuove frontiere della responsabilità professionale
medica " non è frequente aspettarsi, l'austerità e bellezza che si
compongono assieme, la compostezza di una ragazza come Maria Antonietta
Zinno, che ha voluto mettere a disposizione di una materia complessa
l'affabilità femminile che vuole approfondire i temi difficili, come il
ruolo un pò bistrattato nell'epoca moderna, del medico, con riferimento
particolare alla medicina legale, nota recentemente solo grazie a telefilm
americani sul "coroner". Maria Antonietta, con un sorrisetto sicuro e per
niente emozionato spiega che la sua è una passione senza dubbio di
famiglia vista la fama del padre Raffaele, ma anche costruita attraverso
l'affezione a un mestere, che proprio nella componente legale mostra
l'aspetto più acuto e critico della sua variegata responsabilità; una
realtà che può diventare onere, essendo la valenza del medico da molti
anni al centro di troppe discussioni. In realtà si è cercato di rendere
minima la funzione fondamentale dell'onnipotenza della diagnosi medica e
dell'attuazione farmacologica e chirurgica, per colpire chi otturava i
canali facili dell'arrivismo spicciolo che oggi imperversa. Da ciò la
riscoperta dei ruoli giusti, attraverso la bellezza e l'entusiasmo di
giovani tra cui molte donne , che non vedendo l'ora di mettere la propria
caparbietà al centro della scena, si propongono a talenti come la figlia
dei coniugi Zinno. E proprio di scena si tratta, se si deve descrivere la
minuziosa trovata del padre Raffaele di festeggiare un meritato 110 e
lode, nella sua bellissima villa di Monterusciello, con uno scenario
accattivante e coinvolgente, come solo la musica d'assieme può
interpretare. Così i convenuti della festa hanno fatto largo e fregio,
all'esilarante voce della costiera espressa dalla bellezza di Fiorenza
Calogero, che ha espresso al meglio il repertorio della musica napoletana
d'autore, assieme a Mario Zinno, cognome casuale, già attore di fiction, e
la chitarra esperta di Michele Bonè, intervallando a spicchi e sprazzi le
pietanze con pezzi della Napoli di sempre. Una musica senza l'effetto di
piazza, anzi permeata dell'intimistico teatrino d'elite che rappresenta
per pochi il meglio che si possa avere, in un momento solenne come una
festa di Laurea. La voce di Fiorenza è scintillante e vellutata, morbida
e intrigante nello stesso tempo, difficile simbiosi da ottenere in una
personalità che cerca di fondere la canzone, il teatro e l'estro: come il
suo recente successo al Teatro Diana, con i fratelli Casagrande. La festa
riesce se gli invitati si ritrovano in situazioni coinvolgenti, concertate
dal talento e l'abilità strutturata ad hoc, per divertisi senza strafare.
Tra gli ospiti più autorevoli il cardiochirurgo Flavio Cerasuolo, la
dottoressa Adriana Pascale, l'attrice Rossella Carella, la dottoressa
Giulia Zinno, Maria Pia Costigliola della commissione Pari Opportunità,
il dietologo nonchè artistica Andrea Tondini, la dottoressa Gilda Ferone.
Se la responsabilità medica è aumentata è perchè le nuove tendenze l'hanno
posizionata troppo a monte della professione stessa, addebitandole
talvolta oneri indiretti che non possono essere previsti, gestiti e pesati
con le labili logiche moderne che impattano nel sociale. La vecchia e
tanto criticata immacolatezza del giudizio medico finale, dovrebbe
ritrovare invece una nuova collocazione nella società moderna, proprio
grazie a tanti giovani intraprendenti e capaci come Maria Antonietta; del
resto in molte professioni difficili,con la scusa di scovare zavorra
inutile laddove impera un pò di disonestà e imperizia, si depaupera il
valore oggettivo finale di un'antica resposabilità sugli altri. Possiamo
scoprire un mestire cristallino oggi come un diamante prezioso che vale
nel tempo: solo gli occhi di Maria Antonietta, luccicanti e sicuri,
permeati dalla colonna sonora di una grande interprete dell'emozione
classica del nostro repertorio come Fiorenza Calogero, possono
testimoniare la voglia di una nuova e genuina riscoperta delle cose vere
nel loro valore reale.
Bruno Russo. Napoli


 
27/07/2009 22:28
Bruno Russo- IL GIOVEDI AL VOGA ( da IL ROMA' del 27/07/09 pag. 34 )
Il by night napoletano imperversa tra il caldo soffocante e la freschezza di una serata romantica, arricchita tra candele e musica profonda: l’occasione per rendere ancor più colorata e “nostalgica” la possibilità dell’evento, viene sapientemente offerta dal centenario dell’apparizione sulle strade della mitica “500”. Tale è il menu offerto dal “Voga”, locale emrgente dalle notti napoletane situato nella cornice marina di Coroglio, dove per l’occasione la Fiat ha allestito alcuni padiglioni, tra i quali primeggia l’ultima nata, la 500 cabriolet. Emanuele Zampiglione, Enrico Palazzi, Alberico Sciato, Fabrizio Capua, Vincenzo Maione, Pina Tamburino e Federico Bucalo, è come se ogni giovedì replicassero l’inaugurazione dell’evento, in una delle cornici più succulenti della napoli notturna, tra il meraviglioso giardino arricchito di arredi in stile lounge e le fantastiche piscine Jacuzzi. E’ la moda del momento, lo stile più accattivante di una serata calda per stirare i propri abiti dei colori della notte, al lume accattivante di una luna complice di un incontro atteso, con la partecipazione dei soliti “fiumi” di champagne, che invitano al buffet arricchito dalla presenza del famoso “sushi” giapponese. Marco Scocchera, uno dei tanti affezionati, spega come sia possibile in tale cornice, distendersi al meglio senza strafare, rompere con gli schemi quotidiani che anche la sera impongono delle scelte diversificate per rilassarsi; invece al Voga c’è un po’ di tutto, confezionato con stile, e attenzione alla qualità del pubblico che deve apprezzare ciò che gli viene offerto, ascoltare musica che non fa troppo pensare, assaggiare degli sfizi e ammirare le tante attrazioni come il ritorno del dj Tonj Maione, il curatore preferito della “deep house music”. Il festeggiamento della mitica “500” trae spunto da un successo affermatosi tantissima anni fa, e che solo recentemente si è specializzato con il rifacimento da parte della nota casa Torinese di un auto con la quale si è fatto di tutto e più. Non a caso il successo storico ha richiesto una vettura moderna ma sobria, elegante e di livello superiore, determinandone anche il costo non contenuto rispetto alle concorrenti di categoria. Un mito del genere, celebrato in un locale come il “voga” è come riportare gli anni ’60, la loro freschezza, nei ritmi e negli ambienti di un locale esclusivo, per ricordare che certi gingilli spingevano la gente, a vedere la tecnologia come aggraziato modo di adoperare la dinamica per fuggire dalle staticità, magari aprendo una capotte in compagnia della propria ragazza, per meglio assaporare la serata, le stelle luccicanti e due labbra morbide. Al voga si tenta di stare soprattutto bene assieme, adoperando le giornate evento, come occasione per rilassarsi e comunicare, senza pressa e senza moduli ritriti di intrattenimento classico. L’ambiente lounge è ideale per tale proposito, non è importante la dimensione dello spazio ma la profondità dei contenuti, della gente che si avvicina, e che celebra insieme la dimensione magica della notte.

Bruno Russo
 
27/06/2009 22:49
Miriam Cirillo- CRISPANO DA PICCOLA CITTA' AL GRANDE TEATRO.
Sabato 20 e Domenica 21 Giugno alle ore 20.30 nella villa comunale di Crispano si è tenuta una rappresentazione teatrale “Madame Quatte solde” Commedia in tre atti di Gaetano Di Maio Regia di Gaetano Toraldo con la partecipazione della nasente compagnia provinciale Anima Popolare…è davvero impressionante come in un piccolo paese come questo ci siano ancora persone, tra cui ragazzi e ragazze, che incoraggiati dalla loro volontà e dalla loro voglia di dimostrare quello che davvero vuol dire impegnarsi per realizzare il proprio sogno, hanno messo su un teatro dal nulla. Proprio come diceva Eduardo de Filippo “Il teatro è fatto di 1000 persone e cose finalizzate tutte a una conclusione ANDARE IN SCENA“ questo è stato quello che hanno cercato di fare questi ragazzi, che mettendosi in gioco hanno fatto vedere quello che davvero valgono senza un luogo idoneo per le prove e l’attività che hanno deciso di intraprendere,. In realtà il progetto è nato nel 1994, periodo in cui erano già stati realizzati dalla compagnia teatrale di allora L’APPRODO ben tre lavori teatrali in quattordici mesi. Le commedie sono sempre sino ad ora state rappresentate sia d’estate che d’inverno in luoghi aperti o nelle palestre delle relative scuole del Paese. In passato ha fatto parte della compagnia anche Raffaele Galante, ormai scomparso, con il quale si parlava del bisogno di una piccola sala teatro al posto dell’ex cinema sul corso di Crispano. Però fino ad ora ci sono state solo chiacchiere, i fatti concreti non sono stati realizzati…Ma ora il sogno di questi Ragazzi e quello del loro Regista ”Gaetano Toraldo” è quello di augurarsi di non dover più usare scantinati e palestre per divulgare questa grande arte “il teatro”, ma di riuscire a portare in porto questo piccolo, ma grande progetto, in modo da incentivare tutti, in particolare i più giovani verso nuove prospettive e nuovi orizzonti…Riguardo la commedia dialettale ”Madame Quatte solde” di Gaetano Di Maio, che scriveva negli anni ’80 per Nino Veglia , autore e produttore, e per la compagnia della Grande attrice “Luisa Conte” per il teatro San Nazzaro di Napoli, la Scelta del Regista è stata legata a due motivi:”in primo luogo perché questa è stata la prima Commedia a cui ha assistito con Luisa Conte e Giacomo Rizzo, e in secondo luogo per mettere alla prova i suoi ragazzi con un testo non semplice, ma impegnativo..Alla messa in scena della Commedia hanno contribuito con la loro esperienza il famoso truccatore Antonio Luciano insieme all’attrice e truccatrice televisiva “Grazia Mormile” che con la loro professionalità hanno realizzato dei trucchi di scena davvero fantastici cambiando totalmente gli attori, quasi irriconoscibili. I veri protagonisti sono stati loro”gli attori della compagnia Anima Popolare:
Gabriella Angelino
Antonio Turino
Anna Del Prete
Raffaello Esposito
Daniele Onorato
Gabriele Imitazione
Gabriella Loto
Emanuele Pezzella
Anna Di Micco
Giovanna Vitale
Ciro De Vincenzo
Nicola Giordano
Sossio Violetti
Giuseppe Aveta
Susy Angelino
Francesco Tramontano
Questi ragazzi adesso chiedono , anzi vogliono che i Comuni si impegnino per la creazione di un laboratorio teatrale per continuare a coltivare il loro talento e la loro passione. Cirillo Maria Michela.
 
13/06/2009 22:46
Bruno Russo- UNA STELLA LASCIATA SUL SET ( da 'Il ROMA' del 31/05/09 PAG. 22 )
Non importa che una brava attrice sia figlia d’arte, specialmente se espressione di una bellezza rara e cristallina, una stella lasciata per troppo tempo sul set delle cose comuni, che nell’arte , nel cinema e nel teatro in particolare determinano tutto, in attesa che qualcosa di volgare o straordinario desti l’impagabile svogliatezza per mancanza di originalità. Chi avrà turbato una Giovanna Mezzogiorno che dice no al film “Baciami ancora”, sequel del fortunato “L’ultimo bacio”, di Gabriele Muccino? A nessuno e tantomeno al regista che non l’ha prese bene, ma Giovanna Mezzogiorno ha dato in questo sicuramente una prova di carattere: un attore che non crede in un copione, non è tenuto a doverlo accettare a tutti i costi ? resta il fatto che dietro la scelta, si è subito posto il gossip, con una supposta rinuncia per non condividere il lavoro con l’ex Stefano Accorsi, che a sua volta aveva immediatamente accettato il ruolo. Sono esempi di ingorgo da rotocalco che un talento fascinoso non può che far bene a sottrarsi. Così Giovanna, dopo aver finito di girare “Vincere” per la regia di Marco Bellocchio, si è affrettata a precisare di non avere ferite aperte. Le possiamo credere, perché in realtà sull’altro piatto stava per girare un pezzo da 90, di Renato De Maria “La prima linea” diretto con Riccardo Scamarcio, una storia di terrorismo in cui Giovanna è Susanna Ronconi. Una ricostruzione attuale visto la recente sentenza degli attori del delitto D’Antona. La Mezzogiorno vuole amare il suo lavoro, maturando con un tema difficile , impegnato, ma suggestivo: dopo aver sottolineato che la sceneggiatura è piaciuta, perché rende appieno l’umanità dei personaggi, senza assolutamente esprimere il benché minimo proselito a favore del terrorismo, ella ha evidenziato che si tratta di un racconto che non dipinge né esaltazione né eroismo, ma solo la controversa predisposizione alle vicende della vita, viste in tempi e cuori differenti. Il film prodotto da Andrea Occhipinti e sceneggiato da Sandro Petraglia, rende giustizia invece alla sofferenza delle vittime del terrorismo, e alla bravura di una attrice bellissima che, come una stella lasciata sul set, era da tempo alla ricerca del firmamento giusto per brillare di luce non riflessa. Dopo aver studiato recitazione in Francia, ed aver lavorato un biennio al Centre International de Créations Théâtrales di Peter Brook, già diretto nel 1989 dal padre con “Il Mahabharata”; Giovanna esordisce a 20 anni facendo l’Ofelia nell’ “Amleto” dello stesso Brook, per poi recitare nelle sale cinematografiche il film “Il viaggio della sposa” di Sergio Rubini, ambientato nella prima meta del ‘600, dove una timorosa giovane lascia il convento abruzzese per andare in Puglia, sposa a forza di un uomo che non conosce. Guarda caso la sua predisposizione a parti politiche si rivela l’anno successivo, nella parte di una militante comunista, che intorno al 1950 apre una scuola in Lucania per ragazze analfabete. L’anno successivo meriterà ampiamente il “nastro di argento” per la prova data in “Del perduto amore”di Michele Placido, per non parlare della bravura in “Più leggero non basta” ove è una handicappata ridotta alla sedia a rotelle. Un vero successo sarà dopo qualche tempo, l’interpretazione in “L’ultimo bacio” del 2000, assieme a Stefano Accorsi; che ha rappresentato evidentemente una tappa senza ritorno, affinata solamente da “La finestra di fronte” di Ferzan Ozpetek, del 2003. Il suo carattere dolce e inquieto si è poi spalmato nell’amante di Fabrizio Bentivoglio in “L’amore ritorna” di Sergio Rubini del 2004; nonché come protagonista de “La bestia nel cuore” di Cristina Comencini del 2005. La bellezza e la bravura va vista nelle sue cose migliori, senza controindicazioni, e Giovanna non le possiede, avendo spezzato le catene di una vita difficile, mitigando la versatilità legata alla sua bellezza, con un po’ di aggressività che dal fondo dei suoi occhi profondi non le fà affatto male.
BRUNO RUSSO
 
12/06/2009 16:08
COMUNICATO STAMPA- INFEZIONI UROGENITALI
Si svolgerà a Napoli, presso il Jolly Hotel-NH Ambassador il convegno “INFEZIONI UROGENITALI: DALLA PREVENZIONE ALLA TERAPIA” realizzato dalla dottoressa Giulia Zinno , Consigliere Nazionale dell’ Associazione Ginecologi Consultoriali (A.GI.CO )
Le infezioni urogenitali rappresentano le più comuni infezioni che si verificano negli esseri umani manifestandosi con più frequenza nelle donne rispetto agli uomini.
Le cause possono essere svariate.
Molte di esse riconoscono un meccanismo di trasmissione di tipo sessuale ed in alcuni casi l’assenza di una sintomatologia eclatante è responsabile della mancata diagnosi e della conseguente mancata terapia che può provocare conseguenze gravi ed irreversibili sulla salute sessuale e riproduttiva quali sterilità.
Secondo l’ OMS si registrano a livello mondiale 340 milioni di nuovi casi ogni anno che colpiscono persone di età compresa fra i 15 ed i 45 anni .
Fondamentale è la prevenzione attraverso la diffusione di informazioni corrette finalizzate ad incrementare la conoscenza dei comportamenti utili a prevenire le malattie sessualmente trasmissibili (MST) in particolare l’ HIV/AIDS, le infezioni da Papillomavirus (HPV), le infezioni da Clamidia Trachomatis e a favorire un vero e proprio processo di riflessione e consapevolezza tra gli adolescenti sulle motivazioni legate all’assunzione dei comportamenti sessuali.
La United Nations Population Fund denuncia che circa la metà delle nuove infezioni da HIV si verifica tra i giovani di età compresa tra i 15 ed i 24 anni.
In Europa il 35% delle ragazze a 19 anni è già a venuto a contatto con il Papillomavirus di cui esistono numerosi tipi, alcuni dei quali come il 16 ed il 18 ) sono responsabili dell’insorgenza del tumore del collo dell’utero.Anche le infezioni da Clamidia Trachomatis, se non individuate e curate adeguatamente possono provocare conseguenze gravi quali la sterilità
Per tale motivo occorre divulgare le informazioni scientifiche capaci di aumentare e stimolare la conoscenza e la consapevolezza dei possibili rischi.L’ex Ministero della Salute ricorda che in Italia ogni anno si registrano 3500 nuovi casi di AIDS ed il numero delle persone sieropositive viventi si aggira intorno alle 100.000-130.000 unità.
Tra i giovani, purtroppo, la percezione del rischio è molto bassa basandosi sull’ottimismo realistico e sulla convinzione, molto diffusa fra i giovani, che i fatti spiacevoli accadono sempre agli altri e mai a se stessi.
L’evento si propone di realizzare un confronto multidisciplinare tra esperti del settore impegnati ad affrontare le problematiche delle infezioni urogenitali dal punto vista diagnostico , terapeutico e medico-legale .
Ginecologi, urologi, gastroenterologi, medici legali ed avvocati a confronto,quindi, al fine di individuare anche le opportune strategie di prevenzione.
Interverranno Raffaele Zinno, Lorenza Morello, Giuseppe De Placido, Carmine Nappi, Aldo Vecchione , Luigi Cobellis, Amando Tedeschi, Luigi Strabella, Salvatore Annona,Rosario De Angelis, Luigi Cerasuolo.
Promoter dell’evento: Rossella Carel
 
12/05/2009 23:12
Bruno Russo- NON SOLO VARIETA' AL SANNAZZARO CON UMBERTO BELLISSIMO ( da 'Il ROMA' del 12/05/09 PAG. 22 )
La prima serata del 14 Maggio la si potrebbe dedicare ai profumi d’epoca, adesso intersecati da rose per niente tardive, che hanno reso protagonisti personaggi come Luisa Conte, Ugo D’Alessio e tanti altri, nel luogo simbolo della napoletanità del centro cittadino: il Teatro Sannazzaro. Umberto Bellissimo vi debutta con “Non solo Varietè”, che inalò la sua linfa iniziale al Teatro Area Nord di Secondigliano, proseguendo con vari successi, riversati in un cd, riverbero temporale del suo processo musicale comunicativo, attraverso la riscoperta del varietà. Umberto svolge la vivida azione di recupero e arricchimento del panorama musicale dal primo novecento ad oggi, che ha forgiato tanti talenti della nostra drammaturgia: non è importante tanto definire se il varietà sia propedeutico ad altri generi o viceversa, quanto dare il giusto ruolo che tale forma di spettacolo ha conferito nel tempo per educare, divertire e soprattutto incentivare la latitante affezione alla vita. Un esempio si trova nella canzone “Ad maiora”, integrato nello spettacolo recentemente, dove il latino maccheronico diventa complice di un gioco mediatico, un sottolineare velato come il varietà, perché è inutile blaterare sui problemi quotidiani, se non siè capaci di costruire nulla. E’ la modernità che sovrasta tali intenti, partendo dalle incertezze del tecnicismo, arrivando a concretizzare solo mali esistenziali, destinati a diventare vere e proprie ossessioni. Ad maiora è anche un arrivederci, simile alla terminologia americana “again”, per assicurare continuità all’incontro, anche per verificare poi se le cose sono migliorate; un augurio mai fine a se stesso. Umberto cerca di recuperare così le positività del mondo attraverso il varietà, di ripromettersi che il futuro sia come adesso, perché può essere anche peggio, come è avvenuto per una tradizione musicale che, senza il dovuto recupero, rischiava di andare in fumo: la frase compresa nel brano, “se fumarono a zazà”, significa ciò, sottrarre alla parabola culturale che va dal varietà al cabaret, personaggi e tradizioni come Petrolini e Trilussa, senza alternative valide.

Bruno Russo
 
28/02/2009 20:43
Bruno Russo- MAGHI MULTIMEDIALI DEL DUEMILA: XTASIE. ( da 'Il Roma' del 28/02/09 pag. 34 )
“Xtasie” La Nouvelle Magie è il titolo dello spettacolo del mago Ascanio, che reduce dai successi capitolini al Teatro Nuovo Colosseo, è approdato alla piazza partenopea con l’appuntamento del 25 Febbraio al “Teatro Piccolo” di Piazzale Tecchio a Fuorigrotta. E’ stata una tappa fondamentale, per grandi e piccini, ma soprattutto per coloro che sono osservatori dei prodigi della natura, che sono vera magia senza trucco. Essi vengono adoperati da Ascanio, integrati con la sua esperienza, classe e cura del particolare, per ottenere alla fine con una scelta indovinatissima della musica di sottofondo, l’estasi del telespettatore, come momento di simbiosi tra l’attenzione e il particolare, una sospensione nel gioco di pochi secondi, che è una vera trasposizione della realtà in sogno. Uno spettacolo che sembra ricalcare le arie dei grandi teatri europei, perché costruito con gli elementi essenziali del raccoglimento di qualità: velluto porpora, fumi che escono dal pavimento, luci soffuse, nessun rumore che guasti con la scena, una soubrette dal corpo perfetto, ma soprattutto il modo con il quale il primo attore gestisce la scena, con un senso della delicatezza dei movimenti, che coglie dall’aria un fazzoletto e lo accompagna in un punto qualsiasi per estrarvi un ombrello, dando la sensazione al pubblico che in tale punto regni una sorta di buco nero, un’altra dimensione, un altro recipiente delle cose, distogliendo gli occhi dal resto. E’ l’illusione che permette di gestire l’attenzione della platea e direzionarla dove si vuole, per ottenere un effetto che è azione puramente naturale, aggiunta al piccolo aiuto dato dalla tecnologia dell’illusione, che non si può più chiamare a tale punto, trucco. Il mago Ascanio, rilega vari schetch, come un tessuto morbido e senza strafare lo fa indossare al pubblico: l’impressionarsi, attaccati alla sedia del Piccolo in Piazzale Tecchio n. 3, per chi non lo conoscesse, è come partire nell’indimenticabile viaggio dell’illusione, un intervallo prezioso che poi resta indelebile. Teatro e Magia risultano integrati con la stessa classe del tempo, che eternamente cerca di riprodurre la delicatezza del Mago Oudini. L’estasi è quella forma di distacco dal mondo, che si ottiene ammirando un particolare e concentrando su di esso tutta l’attenzione, in modo tale da convogliare la propria energia mediatica in un solo punto. In esso avverrà la magia, l’evento del mondo fantastico ove tutto e possibile, secondo una kermesse di fatti tra fantasia e poesia, colori e musica, permettendo di donare allo spettatore il regalo indimenticabile della curiosità. Non è uno show di sola magia, e un video verrà mandato anche alle navi da crociera e a tutti quei luoghi di svago e rappresentanza, dove serve un intrattenimento di classe, un po’ soft un po’ sognatore, dove musica e danza assumono senza problemi il ruolo delle parole. Ascanio deve tanto anche alla leggiadria del movimento alla bella e brava Cinzia Coppola, coreografa e ballerina professionista; nonché il senso della tenerezza dell’infanzia alla presenza del Mago Alex, nome d’arte per Alessandro Alberti, allievo del mago ma già vero prodigio, per capacità di sicurezza sulla scena. Particolare è stata l’accoglienza del pubblico fatta dall’Agenzia di Spettacolo “Lacci SCIOLTI” di Luisa Nuzzolillo che ha sparso per l’aia i suoi migliori artisti, in una sorta di festa di Cranevale per grandi e piccini, una sensazione che bene si è integrata con la classe dello spettacolo, conferendo un assieme del tutto inusuale.

Bruno Russo
 
17/04/2008 00:11
Bruno Russo –FERDINANDO MADDALONI: SAPIENTI PILLOLE DI PANICO
Ferdinando Maddaloni, un ruolo particolare nel teatro e nel cinema: il ritorno dell’attore che scuote il pubblico con efficienti trovate artistiche, dialogando direttamente anche attraverso un documentario o una musica particolare che occupa lo spazio scenico. Con la laurea a pieni voti in Lettere e Filosofia, ha sfruttato la tesi in “Storia del cinema” e la sua bramosia di portare lo spettatore nel disagio dell’altrui sofferenza, per la redazione del libro che esce in questi giorni “ Cinema e recitazione”, ove spiega come l’artigianalità significa anche portare la testimonianza attiva sul palcoscenico senza possibilità di ripetizione, la spontaneità di vivere un dramma in prima persona, per attivare una reazione che in genere lo spettatore “subisce” solo a cose fatte e mai prima, quando qualcosa si può ancora fare. Un dramma che nell’elegia delle leziosità teatrali troppo composte, iterate all’infinito in modo accademico, finisce per non brillare più di luce propria. Ma il libro è anche il modo per introdurre la sua posizione sulla vecchia polemica, sulla reale differenza esistente tra l’attore di cinema e quello di teatro: orbene, per Ferdinando non c’è alcun distinguo. Dalle prime sponde degli insegnamenti di Zietta Liù e la Scuola di Teatro La Scaletta, approda nell’87 al Festival di Taormina nella Compagnia di Gabriele Lavia per il Macbeth di W. Shakespeare. Senza disdegnare la successiva esperienza nella tradizione teatrale napoletana, egli riceve da Gabriele il maggior influsso di sapienza e complicità, un riferimento da “maestro” che rivendica sempre. Nella stagione 1998/1999 è al fianco di Anna Mazzamauro per lo spettacolo “Eva contro Eva”, regia di Gino Zampieri. Per la cinematografia lavora con Pasquale Squitieri nel film “Atto di dolore”, in campo televisivo è il protagonista di “Non è vero, ma ci credo” di Peppino De Filippo nel ruolo del gobbo Sammaria ( Palcoscenico ’92 ), quindi di “Cani e gatti” ( Palcoscenico ’96. ). Partecipa alla soap opera “Vivere” ed a “Casa Vianello”. Nel 2003 interpreta il ruolo di Corradino nella fiction “Luisa Sanfelice” per la regia dei Fratelli Taviani. Dal 2004 al 2007 interpreta su Raitre il pm Menale ne “ La squadra” (Raitre) , nonché indossa le vesti di Nando nelle nuove puntate di Incantesimo X serie ( Raiuno. ); ultima sua egregia realizzazione, il cortometraggio “Ma reciti o fai sul serio?” che è una sorta di riassunto della propria esperienza di artista. Ferdinando Maddaloni si definisce dal 1997, Actor’s Coach , fin dall’esperienza di “Un posto al sole”; ovvero colui che crea qualcosa che non è per gli addetti ai lavori, come egli definisce anche il suo libro, ma fornisce alla regia la linfa adatta allo spettacolo più “sentito”, ottenuta condividendo con gli attori i momenti “di allenamento” che precedono la ripresa o l’ingresso in scena. In egual misura, dal 1999 al 2007 è stato Actor’s Coach per la fiction prodotta da RAI3-GRUNDY PRODUCTION dal titolo “LA SQUADRA.”; nonché per l’attuale “LA NUOVA SQUADRA “.
La risorsa di Ferdinando Maddaloni sono le cosiddette “immagini per contrasto”, ciè la reazione del pubblico davanti all’evidenza della differenza tra finzione e realtà che diventa un tuttuno. Così anche un clochard può far parte della scena, uno vero in carne ed ossa, se ciò rappresenta nel contesto puntuale del momento, l’esatta rappresentazione del messaggio che si vuole dare: fare arrabbiare il pubblico sin dall’inizio, mostrandogli una bevanda senza zucchero, che ha l’intenzione di coinvolgerlo nell’impegno civile. Così si spera. Le coscienze potranno essere destate anche con un documentario vero inserito in un corto o in un brano di prosa; una musica, un’immagine dell’ipocrisia televisiva che colpisce per il contrasto con la realtà non sempre ridente della vita, contro lo spettacolo passivo, teatrale o televisivo che sia. Ciò è presente in “Anna Politkovskaja- Concerto per voce solitaria”, che assembla materiale di repertorio; documenti originali girati al teatro “Dubrovka” e in via Lesnaja ove viveva la giornalista a Mosca; due racconti con voce fuori campo, che coinvolgono i personaggi delle note e tragiche vicende di terrorismo, della scuola di Breslan o del teatro Dubrovka; la traduzione dell’inno americano fatta in un modo finalizzato a chiarire aspetti particolari, legati a fatti storici narrati. Anna Politkovaskaja, una donna di una semplicità estrema ma fortemente critica del suo regime, viene assassinata il 7 Ottobre del 2006, nell’ascensore del suo palazzo. Ferdinando Maddaloni, convinto che di fronte a molte aspre vicende, la gente capisce solo quando protagonista in prima persona delle tragedie, le invita alla sensibilizzazione per prevenire, che tali vicende si possano ripetere, almeno attivando la propria coscienza. Lo fa con uno spettacolo di “collage globale e multimediale” con un viaggio teatrale nelle assurdità di questo mondo, dalla Russia agli USA passando per l’Italia; i tre elementi geografici che compongono i natali di Anna. Da ciò nasce il progetto “UNA VIDEOTECA PER Breslan”, che è il piccolo paese dell’Ossezia del nord, che nel 2004 fu teatro, per l’appunto, di un’azione di terrorismo che portò tantissimi bimbi ad essere ostaggi nella propria scuola per lungo tempo, a bere la propria pipì per alimentarsi come poi dichiarato da quei pochi che ne sono scampati, a morire inesorabilmente per coloro che non lo possono più testimoniare. Ma l’assurdo può essere prevenuto partendo dal riverbero nell’anima del dramma, prima che esso si compi ancora . La videoteca può essere realizzata attraverso libere offerte e costruire alla fine in Russia, in quel luogo, una raccolta di film e cartoni animati, mostrati e monitorati, nell’intenzione di Ferdinando, dallo stesso autore. Il nobile scopo è riportare molti di quei bambini al sogno e alla tenerezza della fantasia; il prezioso elemento distorto, violentato, sottratto dall’infanzia, per la cultura dell’inganno.
..BRUNO RUSSO.
 
26/03/2008 22:43
Bruno Russo- PEPPE MIALE : IL LABORATORIO GLOBALE ( da 'IL ROMA' del 26/03/08 pag. 22 )
Peppe Miale, è una delle realtà più interessanti con i suoi 10 anni di presenze in compagnie di rilievo, dopo il diploma presso l’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Bellini di Napoli ove lavora ancora. Oltre a opere per la regia di Lucio Allocca, è presente, dopo l’incontro con il regista Armando Pugliese, in ruoli di protagonista come in “Gilda Miiglionette” con Lina Sastri o in “Masaniello” con Massimo Venturiello, nonché nel ruolo di “Petruccio” per la Shakespeariana “La bisbetica domata”, con la produzione del Teatro Bellini. Peppe è anche riuscito ad avere uno spazio proprio, ove dirigere attività, sia nel campo non diversificato della prosa che in quello della sperimentazione. Il luogo è il Teatro de Poche, una suggestiva grotta di 60 mq circa, posta nelle vicinanze del Museo Archeologico Nazionale, ove risiedeva una bottega di fabbro con tutti gli arnesi annessi e connessi, ma sicuramente di varie centinaia di anni più antico, data la
presenza di accessi al ventre di Napoli. E’ il luogo ideale per sviluppare il suo sogno, cioè raccontare storie sulla dinamica dei sentimenti, sull’aspetto più umano del personaggio, descritto attraverso l’altra faccia della luna, i lati meno evidenziati della professione, da cui si dipanano segreti del mestierie, sogni nel cassetto e verità celate. La sua passione diventa l’inseguimento alla poesia dell’umanità, attraverso il particolare dell’essere, dal quale si può trarre anche un’opera intera.
L’associazione culturale che con la sapiente regia del suo maestro Lucio Allocca, ha scelto il De Poche nel 2002, come sua sede naturale, nasce 15 anni fa grazie a Lucio Morra e Sergio di Paola, con lo scopo di creare delle situazioni ideali come gli esempi recenti de “La solita cena” dall’autore di successo Manlio Santarelli, e utilizzarle per accogliere chi vuole crescere e imparare. Il suo ultimo lavoro di regia “Volevo diventare brava!” per la produzione del Teatro De Poche, in prima assoluta in Italia, è tratto dal testo di Eve Ensler “Il corpo giusto” che segue il successo de “I monologhi della vagina”. Nel “grottino magico” sono passati tantissimi giovani. integrandosi nel laboratorio teatrale. Di oltre 100 persone in 6 anni al De Poche, il 10% e non è poco, ha realizzato il fine agognato: 4 attori per esempio sono passati alla famosa Accademia d’arte Drammatica “Sivio d’Amico” di Roma e 1 in quel di Parigi. Sembra poco ma non lo è affatto e gli addetti ai lavori lo sanno bene, del resto Peppe Miale ha il
grande dono di non voler smettere mai di imparare e far imparare, esempio di umiltà e professionalità da seguire. Ma imparare, come egli stesso mi ha ribadito, risulta oggi difficile, perché i grandi maestri scarseggiano e di conseguenza da un laboratorio, risulta difficile scivolare senza attrito in compagnie di teatro affermate. Il risultato è che molti talenti finiscono per fare fiction.; senza nulla togliere a quest’attività, che tra l’altro lo vedrà impegnato anche nella nuova serie de “La squadra” , nel ruolo di Giorgio Rusciano , un “cattivo” ricattato dagli ultrà per faccende sporche connesse con il processo contro un carabiniere. La sua attenzione ai ruoli che rispecchiano la realtà della società coeva è presente anche al Diana, ove sono trascorse più di 100 mattinate dedicate allo spettacolo per le
scuole “Ladro di sogni” che lo vede protagonista, nel ruolo del giornalista Giancarlo Siani, trucidato dalla camorra. Peppe ne va fiero di tale parte, il cui monologo finale dello spettacolo è stato rappresentato anche in una sezione della camera dei deputati, alla presenza del Commissario Antimafia. Dopo i vari successi al Diana, ultimo è la presenza nella compagnia di Eduardo Tartaglia per la tournee di “ Ci sta un Francese, un Inglese ed un napoletano “ e di “I fiori del latte”, esilaranti successi comici : il primo lo vedremo uscire il 21 Marzo in versione cinematografica.
BRUNO RUSSO
 
11/12/2007 00:03
Bruno Russo- ATTILIO FLORA: IL FUOCO SOTTO LA CENERE
La psicologia classica ha inteso, nel suo file storico, di rimuovere le fiamme che divampano nella nostra memoria attraverso la psicoanalisi, l’ipnosi e altre terapie, ma non sempre è riuscita ad estirpare i fuochi che stazionano nell’io profondo, come una energia sapientemente celata, che riesce addirittura a sopravvivere nascondendosi sotto le ceneri apparenti di una terapia conclusa. A tale riguardo ho approfondito la questione attraverso l’incontro con Attilio Flora, psicologo ipnologo, docente di comunicazione dinamica presso il Centro CID CNV di Milano, luogo di ricerca da trenta anni sulla comunicazione. Ma cosa si intende come comunicazione dinamica non verbale, come definita dallo stesso Flora?: significa accedere ad un tipo di ipnosi comunicativa con il paziente, attraverso alcuni movimenti che lo caratterizzano e quindi non necessariamente attraverso lo scambio di parole, per individuare i traumi del passato e ridurne l’induzione negativa nella nostra psiche, nel presente e nel futuro. L’ipnosi dell’800 era ottenuta solo addormentando, per cui eliminava la parte logica del soggetto che nel rilassamento tende a scomparire: eliminando la comunicazione con la parte intelligente emotiva che è più attiva se si stà svegli, non si possono raccogliere quelle energie che risiedono “ sotto la cenere “. Attraverso la comunicazione non verbale, si ha la possibilità di decodificare i segnali che ci provengono dall’inconscio il cui canale razionale vulnerabile è attivo. Ma attenzione; i segnali sono intercettati dall’esperto previo attenta osservazione dei movimenti del corpo o di altre fenomenologie fisiche, senza che ce ne accorgiamo, affinché le nostre reazioni possano essere spontanee e quindi lette. I canali necessari per questo tipo di osservazione sono quattro: il digitale ovvero il toccare, la paralinguistica osservando la modulazione di gesti e voce distinguendone i toni alti e bassi, terza è la cinesica o gestione degli spazi, ultima è la prossemica o tensione attivavata attraverso l’avvicinamento fisico al soggetto che crea necessariamente una perturbazione nella sua tranquillità. A tutto questo si accompagna il cosiddetto Simbolismo Comunicazionale che si avvale di tre simboli: la spada o la colonna che è il segno paterno, il cerchio che è l’egocentrismo, il triangolo che è il segno materno. In definitiva mi è stato spiegato che ognuno di noi ha la prevalenza di solo due di questi: uno aumenta la tensione e l’altra la riduce. In base alla collocazione di questi due simboli si può definire la patologia che poi potrà essere definitivamente descritta con il codice di metacomunicazione, ovvero una sorta di radiografia dell’io con tanto di ricetta per guarire. L’inconscio non mente, chi mente è la parte logica che attiva i meccanismi di difesa che di norma sono una simulazione. In definitiva, la moderna psicanalisi, invece di addormentare, ricerca nel nostro normale muoverci quei messaggi che, come un rimettitore, emettono l’ informazione più nitida, direttamente proporzionale all’entità dell’evento che ci ha turbato: l’induzione di tale fenomeno si chiama coazione a ripetere; ovvero la tendenza dell’inconscio a ripetere il fenomeno che lo ha colpito, come una sorta di echo continuo dell’anima. L’istituto di Milano è unico in Italia, con varie sedi facenti capo alla base, nonché un sito web con tanto di corsi di formazione aperti a qualsiasi tipo di soggetto o professionista già affermato ( www.cidcnv.it ). La nostra parte logica quindi, è la nostra guardia del corpo. Ciononostante esiste una banca dati che si apre quando si comunica, essa “recita” i nostri drammi e le nostre speranze. Ma, indipendentemente se tutto quanto asserito risulti ostico o banale, resta la certezza di quanto sia fondamentale la comunicazione per ogni tipo di simbiosi evolutiva dell’essere umano, non verbale, quindi sicuramente più sensuale ( Foto Milton H, Erickson ).

Bruno Russo
 
27/10/2007 23:09
Bruno Russo- UMBERTO BELLISSIMO: L'EREDE DEL VARIETA ( da 'IL ROMA' del 27/10/07 pag. 22 )
Non è solo il titolo dell’ultimo lavoro teatrale eduardiano di Umberto Bellissimo per la regia di Andrèè Ruth Shammah, che ha inaugurato il famoso teatro Parenti di Milano il cui direttore è proprio quest’ultimo: è il titolo che egli assume di rigore per aver costruito un processo di nemesi della memoria storica del varietà napoletano e non, dedicato soprattutto alla formazione dei giovani, partendo dal primo novecento per finire ai giorni nostri. Un processo che si compone di più voci, da Ettore Petrolini a Renato Carosone, passando per Totò, Nino Taranto, Maldacea e Trilussa; il tutto condensato nella sua ultimo spettacolo musicale “ Non solo varietè”. Petrolini colpisce con la sua “ canzone delle cose morte “ ironica, uno sfottò tutto futurista verso i critici del tempo ancora troppo arroccati su una classicità sinonimo di staticità, che aveva ormai fatto il suo corso. Non a caso nello spettacolo è presente una scena futurista del personaggio petroliniano di Gastone. Carosone invece, sancisce con la sua musicalità caricaturale, la fusione tra il patrimonio storico e musicale nostrano e quello americano, che caratterizzò le scene teatrali del dopoguerra. Si tratta comunque di autori, quelli dell’ultimo varietà di Umberto, che sono nati con il varietà e che hanno lasciato tale vena a Bellissimo che vi è arrivato per ultimo. L’antefatto è stato infatti il suo spettacolo “ Bellissimo…canto a Viviani “ del 1993 che gli diede l’impulso, grazie al consiglio del nipote dell’autore, di insistere proprio sul tema di quei pezzi di varietà che Umberto vi aveva inserito. La precisione e la leziosità con la quale poi Bellissimo ha proseguito il corso gli ha conferito il successo dovuto. “ Non solo Varietè “, con elaborazioni musicali di Gianni Conte e costumi di Annalisa Ciaramella, è una interpretazione moderna di questo processo che sottolinea, come precisato dallo stesso autore, come l’arte del varietà richieda doti assolutamente particolari, che non possono essere riprodotte da altri, manifestando tra l’altro la capacità di attecchire il pubblico: non sono prodotti di insegnamento comune facilmente riproducibili. E’ il carattere che fa il protagonista di un tale ruolo, un volto maschera come quello di Totò che è diventato nel tempo totem di irriducibile presa sul pubblico, un volto elegante come quello di Petrolini che negli anni ha lasciato immortale il segno di un’epoca di veri galantuomini: tutti caratterizzati da una capacità di raccontare le vicende di un’epoca, eliminando dalla pietanza sia la volgarità, che la noia delle rappresentazioni troppo leziose ed accademiche. Umberto diventa così attore erede e custode di un patrimonio che senza dubbio esprimeva una comicità più sana di quella attuale, fornendo nel raccordo con il moderno il carattere proprio del varietà, calzato lungo la parabola del teatro italiano di questo secolo. L’esperienza di Umberto si è formata non solo in Teatro ma anche in televisione con “Orgoglio” con Elena Sofia Ricci e Barbara d’Urso, “Senza Confini” con Mariano Sigillo e Massimo Wertmuller, “Il furto del tesoro” con Luca Zingaretti e Meret Becker, “Storia di guerra e di amicizia” con Massimo Ranieri e Elena Sofia Ricci tutti su RAI 1; con “Teatro Excelsior” con Massimo Ranieri, “Assunta Spina” con Lina Sastri, Isa Danieli e Mariano Sigillo, “Masaniello” con Massimo Venturiello, “ Via degli zingari” con Lina Sastri, tutte su Rai 2; senza contare “Amore a prima vista”, “L’amico del cuore” e “Volesse il cielo” con la regia di Vincenzo Salemme, “Il principe e il pirata” con la regia di Leonardo Pieraccioni, “Mi manda Picone” di Nanny Loy con Lina Sastri e Giancarlo Giannini, “ Così parlò Bellavista “ di Luciano de Crescenzo, “La messa è finita” di Nanni Moretti, “ Pacco doppio pacco e contropaccotto “ di Nanni Loy. Per il teatro segnaliamo le sue più recenti “L’amante “ regia di A.R. Shammah, la “Cantata dei pastori” con Peppe Barra riprodotta in più edizioni, “Na sceneggiata” con Nuccia Fumo, Antonio Buonocuomo e Maria Nazionale , “Pericolosamente amicizia” regia sempre di Andrèè Ruth Shammah, “Miseria e nobiltà”di Scarpetta - “Il medico per forza” di Moliere con la sua regia, “Bene e Male” e come già descritto “Bellissimo ,,,,,canto a Viviani” con la sua regia. La sua fervida attività di direttore artistico , non a caso, ha reso possibile alcuni progetti per laboratori teatrali e di scenotecnica ove costruire l’ambiente ideale per i giovani. La rappresentazione di “Non solo varietè” sarà inaugurata il 27 corrente mese al teatro Area Nord di Piscinola. Una parte suggestiva di grande presa sul pubblico sarà dedicato alle scene a alle musiche come caratteristica fondamentale della sua impronta, rispondendo al requisito fondamentale del protagonista del varietà, per il quale compito sicuramente Umberto ha ancora moltissimo da dilettare.

Bruno Russo.
 
27/10/2007 21:53
Bruno Russo- TONY CERCOLA: IL VIZIO DEL SOUL, LA CATENA DI MONTAGGIO DEL RITMO ( da 'IL ROMA' del 26/10/07 pag. 22 )
Se uno ha bisogno, come una sigaretta alla prima sveglia, di battere le dita dal pentagramma delle sonorità del legno di un tavolo di pizzeria del centro storico, ogni volta che ne sente l’impulso, significa che ha il vizio del ritmo nel sangue. Così Tony Cercola, viaggiatore tra le note dei meandri, oscuri e non, della provincia campana, non ricerca solo nuovi ritmi ma tutti i rumori particolari emessi dalla gente e dal corrispettivo luogo di vita e di lavoro, formando l’universo del suo nuovo linguaggio musicale chiamato arcano: la ricerca iterata di suoni all’istante strani, ma che opportunamente musicati, costituiscono un ritmo metropolitano; ovvero musica che partendo dalle radici dei comuni vesuviani dove l’artista è vissuto giunge alle suggestioni della sua storia musicale. La sua ricchezza, alimentata anche dalla collaborazione con personaggi illustri, come di recente Dario Fo e Brian Ferry nonché Pino Daniele, i Bennato, Roberto Murolo, Edoardo de Crescenzo ed altri, si avvale quindi dell’esperienza e degli impulsi ricevuti con il primo lavoro in una fabbrica di spugne in quel di Cercola, traendo le problematiche e le caratteristiche dell’ambiente e inserendole in un processo di filtraggio di più musicalità, dal quale è uscito il suo linguaggio. Ma la musica non è solo ricerca del nuovo ma anche lavoro nel sociale, un modo per adoperare il talento e la passione per migliorare la triste condizione della povertà, che per molti paesi lontani è atavica, come il vivere ancora in misere capanne. Così un suo lavoro del 2006, si è condensato nel disco per l’Africa con i Salesiani del Don Bosco di Bova Marina in Calabria; una vera attività missionaria che ha permesso la raccolta di 9000 euro per l’installazione di 20 alloggi nelle zone bisognose. Precedentemente, nel 2005, attraverso 5 anni di continuo lavoro, prendeva vita il “Nomade del Vesuvio” consistente in una raccolta di musicalità differenti, resa possibile dalla conoscenza personale delle realtà limitrofe partenopee che, secondo il suo progetto, devono essere portate in tutto il mondo. La sua musica, in sostanza, non è una semplice tammurriata ma un prodotto di fusione di ritmi partenopei con quelli di altri luoghi lontani del globo. Il 26 di questo mese sarà invece, possibile godere il prodotto di tutta questa ricerca al famoso Teatro Bolivar, di antica fattura e rivisitato da un anno circa, dove il Tony Cercola Group rappresenterà proprio “I racconti del nomade del Vesuvio”. Il gruppo che accompagna le percussioni e la voce di Tony, è composto da Antonio Bruno come chitarra e voce, Tonino Panico al sax, Marco di Palo al violoncello, Roberta Mentisci alla fisarmonica e la vocalist argentina Rosarillo, sua compagna nella vita e nella sua professione, con accorta e abile condivisione del suo pregio artistico e della affannosa ricerca di nuovi ritmi. Per ciò che riguarda il futuro invece, è prevista l’uscita di un disco nel 2008 che si dovrebbe intitolare “Voci scomposte”, una comunicazione sonora anche di semplici accenni labbiali, lessicali o materiali ricevuti in tutta la sua parabola artistica, che unisce i suoni tipici di una fabbrica, di una catena di montaggio, per unirli con quelli dell’esperienza ricevuta tra la gente, affermate o meno, ottenendo una risposta musicale particolare. Tony la cattura e la incide, o lascia un messaggio dal suo sito web www.tonycercola.it . Durante una comune degustazione di una tipica pizza napoletana, di quelle fatte ancora alla vecchia maniera, mi sono accorto di trovarmi al cospetto di qualcosa di simile, altrettanto autentica, che riuscirebbe a suonare anche una dentiera, perché il suo ritmo, che non disdegna rock, soul e new-age, ha integrate come due ruote dentate, le armonie vissute di questo secolo e il rumore di più lattine di coca-cola, per il moto di un caldo rap.

Bruno Russo.
 
04/05/2007 21:52
Bruno Russo- MARIO OCCHIELLO ( CIRCOLO NAUTICO POSILLIPO NAPOLI ): APRES CAPRES A LA NUVEAU PAUSILLIPON VISAGE ( da 'ULTIMISSIME ROMA Sport del 24/04/07 pag. 36 )
‘Apres capres’ cita un’antica stampa, con la raffigurazione di un’isola vista dalla collina partenopea, a distanza nettamente ravvicinata, con piccole capre e il Vesuvio non troppo lontano, visto che la prospettiva assonometrica allora era piuttosto scadente, seppur giustificata dall’esigenza di abbattere le distanze e porre in un solo quadro tutte le amenità del luogo celebrato, assunto a cartolina bellavista dell’epoca. Lo stesso proposito, lo ebbe colui che , negli anni ’40, inventò un primato davvero singolare: ricoprire nel più breve tempo possibile, la distanza che va dal porto di Capri a quello napoletano. Nacque così, la Capri-Napoli, rassegna ormai annuale che annovera campioni e maestri come il simpatico Mario Occhiello del Circolo Nautico Posillipo, il mio allenatore. Alla prima gara master, mi colpì la sua affermazione secondo la quale l’entusiasmo e l’emozione di una competizione, nel tempo si perde, ma se si riattiva per qualche motivo quell’accelerazione del cuore un pochino alterata, tanto da conferire minore capacità respiratoria; vuol dire che il detto ‘mens sana in corpore sana’ funziona ancora. La vita si trasforma così non in una competizione che stanca se non arrivano trofei, ma nell’eterno allenamento che incentiva la psiche a migliorare, la medaglia più preziosa. Mi sono chiesto allora, cosa prova colui che decide di fare la Capri-Napoli; la paura di non farcela, il timore della profondità, della fauna marina in agguato e del passaggio di imbarcazioni varie; un meandro di situazioni che danno come risultante, la spinta di autocontrollo abile a dare il meglio di se: nel 2003 Mario e Maurizio Santucci, ex nuotatori, ora preparatori, riconsiderarono l’emozione di una tale avventura proprio passeggiando lungo la scogliera a ridosso del Circolo Posillipo e osservando le distanze marine che si affacciano all’orizzonte. Un po’ come era avvenuto negli anni ‘60 quando Mario insieme al professionista di fondo Giulio Travaglia, cinque volte vincitore della Capri-Napoli, per potersi allenare portarono i loro canotti rudimentali a Pozzuoli insieme a succulenti frittate, casatielli e pane casareccio . Il ricordo è servito a Mario ad infondere a Maurizio la stessa filosofia di vita per poterlo allenare: lo sport deve essere soprattutto un divertimento, fatto con semplicità e goliardia, un panino zeppo di proteine e via. In cinque mesi furono bruciati sedicimila metri al giorno ed infinite leccornie. La cosa andò avanti fino a Luglio, periodo della gara ufficiale, che a differenza del passato, era attuata da nazionali di vari paesi opportunamente selezionati. Per fortuna la partecipazione, in un modo o nell’altro, fu egualmente assicurata, nonché garantita in sicurezza dalla Capitaneria di Porto: l’amore di Maurizio nei confronti di questa avventura era grande nonostante il timore di non arrivare, che attanaglia tutti. Anzi, fu l’ancora a cui aggrapparsi ed il mezzo per tagliare il traguardo. A poco tempo dalle gare, un gozzo con 7 ragazzi del circolo, armati di merende e volontà, accompagnarono a Capri Maurizio nella traversata di prova, ad un solo metro circa di distanza per poterlo nutrire e seguire, come succede in gara. Gli imprevisti ci furono: non si è mai capito se l’enorme pesce bianco di un paio di metri che saltava all’improvviso e a più riprese era uno squalo, un pesce spada od altro; ma per Mario, ovviamente, non era nulla, solo aria e flutti fritti dal sole; inoltre una medusa dai meravigliosi colori e con tentacoli spaventosi fece la corte al nuotatore per poco tempo, ma nessuno ci dovette necessariamente far caso. Infine, ad un tratto Maurizio, avvertì una strana presenza e vide un’ombra gigantesca passargli sotto, come un’aereo all’incontrario, accompagnata da fasci di luce: animali enormi a circa venti, trenta metri che per le loro dimensioni spostano ingenti quantità di massa e di moto con la complicità dei riflessi del sole, infilati nel mare come braccia sotto una coperta. A due km dal Circolo i sacrifici erano pronti a ripagare l’atleta mettendolo in grado di misurarsi con i campioni olimpionici stranieri e di arrivare primo tra gli amatori. Alla Capri-Napoli di Luglio venne scelta la distanza minima tra quelle tracciate con il GPS, anche se le condizioni atmosferiche erano tali che il maestrale era oltremodo minaccioso Con una velocità di gara di quattro km all’ora, il percorso venne completato con circa sette ore e un sogno realizzato, nonostante che il maestrale aveva messo Maurizio, nelle condizioni che spezzano di più le braccia: nuotare controcorrente ed essere deviati oltre il vecchio faro napoletano. Ma il risultato vero era di essere tornati allo sport di una volta. Adesso il Circolo Posillipo si sta riorganizzando, sulla scia dei campioni di una volta come Travaglia e l’argentino Camarera, ma , si spera, lontani dalla politica esasperata delle competizioni di federazione e degli sponsor. Per Mario Occhiello la Capri-Napoli la deve poter fare chiunque, in categorie divise tra amatori e professionisti, perché , come avviene nel calcio, i soldi non sono un valore aggiunto ai muscoli come lo può essere l’amore per lo sport e per l’acqua che è la vita dalla quale tutti proveniamo. Vincere le paure è la terapia più adatta, con la complicità degli squali e del profondo e misterioso blu.

Bruno Russo.
 
06/11/2006 13:15
Bruno Russo- GIUSEPPE DI PALMA: PROSPETTIVE ACCATTIVANTI PER MARANO ( da 'IL ROMA' del 06/11/06 pag. 24 )
Un’agente di polizia penitenziaria, provetto cantante con ugola forgiata egregiamente alle armoniche di Dean Martin e Frank Sinatra, da poco ha un percorso politico con Alleanza Nazionale, soprattutto per riuscire a sfondare una porta solitamente chiusa che è lo sviluppo sociale dei ragazzi nelle metropoli della provincia a nord di Napoli. Ad aiutarlo il suo trascorso artigianale nel campo dei tessuti, che gli ha fornito una mentalità caduta in disuso negli anni: l’umiltà e la tenacità tipica dell’uomo di settore, ovvero mettersi praticamente al servizio dello sviluppo sociale di un luogo che a suo avviso, è il più vivibile al nord di Napoli, per gli spazi ampi e la vicinanza al centro collinare che si affaccia sui camaldoli. Marano, pur presente nelle cronache nere del napoletano, ha ospitato una criminalità che preferiva investire altrove. L’enorme sviluppo demografico e i problemi della viabilità, sempre presenti, non hanno ciononostante scoraggiato la macro e micro criminalità. Su 60000 censiti ultimamente, di Maranesi purosangue ne sono presenti solo 19000 . Famosa in passato per l’essere accomunata con Mugnano del Cardinale, nel tipico commercio delle ceste, un lavoro che fruttava tantissimo , è rimasta adesso con circa un solo cestaio. Marano però, non è considerata dalle autorità e non è nemmeno un comune commissariato, come ad esempio Giugliano, il comune quasi limitrofo. Il problema più grande di Marano, secondo Giuseppe, è la disoccupazione che cammina a braccetto con una la mancanza quasi completa di strutture sociali per distogliere i giovani dalle tentazioni della strada. A livello lavorativo manca anche il precariato, mentre a livello sportivo mancano strutture come per esempio una piscina comunale. Marano possiede un campo sportivo ma non una squadra attiva nel settore calcistico; e pensare che di contro, tanti anni fa esisteva una bellissima squadra di calcio ma non c’era il campo. I ragazzi sono demotivati e manca l’incentivazione morale, per costruire qualcosa di stabile e consolidato: preferiscono correre per quanto più tempo è possibile nella vicina Napoli. Un altro piccolo cruccio risiede nel dover raggiungere una metropolitane distante 3 chilometri, unico sbocco a piedi per raggiungere i centri cittadini, pur spendendo molto tempo. Non sono più i tempi della famosa ‘Piedimonte’, che attraversava tutto il comune, per poi sparire dopo le varie speculazioni e tangentopoli trascorse. Da queste mancanze nasce in Giuseppe il desiderio di creare un polo di attrazione sportiva per i giovani, che vivono oggi gli stessi disagi che i padri vivevano trenta anni fa circa: si continua a giocare per le vie senza alcuna possibilità di aggregarsi a delle strutture sportive. La conseguenza è che oggi a Marano, in epoca hi-tech, i giovani non socializzano più o lo fanno in condizioni di estrema difficoltà. Lo sport, del resto, costituisce il reale punto di convergenza dei giovani perché ognuno di noi, sogna da piccolo di diventare un asso del calcio, del nuoto, dell’atletica; discipline ricche dell’agonismo e della lealtà che non si ritrova altrove: gli scandali a livello nazionale risultano puniti in maniera inesorabile e determinata, continuando ad essere lo sport, l’unico recipiente di filosofia morale e comportamentale, rimasto in piedi nella società attuale. Così Giuseppe di Palma, essendo stato nominato fiduciario dell’ASI, un ente sportivo voluto da Alleanza Nazionale, che nasce nel 1994 e che, nonostante il patrocinio politico, non vuole perpetrare alcuna scelta politica verso i giovani, ha fondato in questi giorni una polisportiva senza scopo di lucro, affiliata CONI e con la possibilità di usufruire di strutture pubbliche. La sua sede è in Marano, alla Via Toscana n. 14 e per il momento è solo una sede sociale che aspetta di avere dal comune le strutture di cui si può avvalere per raccogliere quanti più giovani sia possibile accogliere. Un esempio di aspettativa è il progetto di una piscina che stalla da circa trenta anni nel dimenticatoio della politica, senza disdegnare le altre strutture abili ad ospitare giovani, anziani e portatori di handicap; come il Palamarano, un campo di calcetto ed una specie di bocciodromo, strutture obsolete che aspettano di essere valorizzate. E’ necessario per tutto questo evitare l’ostruzionismo da parte del comune che per ragioni politiche potrebbe opporsi. Lo spazio quindi c’è ma i soldi no, essendo una società no profit; Giuseppe prevede addirittura una autotassazione qualora il comune stesso richieda qualche onere. L’attuale finanziaria, sempre per Giuseppe di Palma, può in parte danneggiare tale progetto: sono le holus, associazioni sportive senza fondo di lucro ma che godono comunque di fondi per circa il 5 per mille, che possono vedere bloccare in tale ambito, l’unica entrata consentita, mentre le associazioni con profitto, tartassabili dall’erario, non verrebbero toccate. In questo caso interverrebbe l’ASI, che essendo un polo di aggregazione non solo politico ma anche socio-culturale, troverebbe sicuramente da qualche parte i fondi per la realizzazione dell’opera. Stiamo in piena attività: per ora esiste una buona quota di scheda associati, altri si stanno aggiungendo, si stanno eleggendo i vari responsabili dei settori sportivi, si stanno aggiungendo anche discipline insolite che possono costituire delle aspettative interessanti culturalmente parlando. E’ il caso di una disciplina che va molto negli USA: il Bad Milton, una disciplina simile al tennis ma con racchette molto più piccole. A breve, con il Palamarano a disposizione, avverrà anche una dimostrazione per diffondere questa nuova disciplina. Al di là della politica esistono esigenze attive in campo sociale, di cui i politici si possono fare carico per dimostrare, che di fronte ai problemi dei giovani, esiste l’uomo prima delle sue idee.

Bruno Russo
 
03/11/2006 23:29
Bruno Russo- CIRO FLORIO: L'ESTETICA A CAPRI
Il 22 Ottobre si è inaugurato a Capri, nel tunnel che porta all’Hotel Gatto Bianco, un centro estetico per eccellenza che dispone di ben 300 mq . A parlarcene è Ciro Florio che gestisce in prima persona l’impresa che, a suo dire, si prefigge molteplici scopi titanici. Ciro Florio nasce nel 1971 e nel 1990 già si rende conto che, gli studi ai quali il padre lo obbligava non erano sufficienti per mettere in moto quella creatività che tutti coviamo in grande segreto. Così mette su un cuaffeur per aiutare la barca familiare, ma anche per continuare a coltivare il sogno nel cassetto: arrivare a Capri, panorama internazionale della moda, vetrina di sogni che la realtà certe volte mette a disposizione. Così come arrivare finalmente a disporre del locale adatto con l’aiuto e la collaborazione di tante persone, amici che con la loro collaborazione hanno reso possibile fornire quella forza necessaria per realizzare tutto ciò. Uno di questi è Alfredo Simeone che si diletta a scattare tantissime foto; Alessandro Siani, amico di vecchia data di Ciro, il quale dopo essere arrivato a New York con la sua fresca fama e con De Laurentis, ha trovato il tempo per scappare a Capri e partecipare alla festa. I natali di Ciro non sono stati facili, come tanti.; ma Ciro con orgoglio coglie l’occasione della gioia e della festa per mettere in campo quelle che sono anche le conseguenze del dolore e della sofferenza: l'amore è una grande verità che può essere presa per grande bugia, come dice Ciro, in quanto a suo dire Internet è considerato il regno delle grandi burle e menzogne, così una notizia di rilievo su un grosso giornale telematico come il Corriere Blu, può suscitare notevoli dubbi. A questo aggiungerei il mio appoggio, in quanto più di una volta ho notato che, in un mondo nel quale si è disposti a credere molto di più alle menzogne, quando uno dice una grande verità, come lasciare il proprio nucleo familiare dorato per vivere la propria storia d’amore, pochi realmente ci credono. Al di là del bene e del male, quando uno sceglie strade diverse dal consueto, mantenendo però inalterata la fede nella realizzazione delle proprie cose, prima o poi arriva allo stesso risultato. Così Ciro Florio ha preferito non pubblicare le sue verità, ma approdare egualmente nel suo sogno: arrivare a Capri con il passaporto della realizzazione della sua creatività in un luogo che non è difficile per il tipo di clientela ma per l’essere legato a scelte che non possono essere avvezze a chiunque. Ma a giusto dire di Ciro, non tutto il mondo è Capri e forse neanche Capri è Capri, nel senso che molti sogni come quello di credere nell’amore, sono valori che vengono facilmente sfruttati nei media e svenduto per fare audience. Per Florio l’amore è un valore molto limitato nella nostra società arrivista, le soap opere per lui non esistono e nella realtà finisce che il povero deve andare con il povero ed il ricco con il ricco, tranne rare eccezioni che costano sempre caro. Ecco perché, Ciro non ha mai voluto sfruttare le sue vicende e non lo vuole fare adesso: nella sua relatività, Internet diventa luogo più discreto di altri media, un luogo dove dire la verità anche se non si viene creduti, ma proprio per questa nebulosità che si finisce per inseguire delle certezze. Tra queste, il desiderio di Ciro che il centro di estetica suo e dell’amico Paolo e dell’amministratore Gigi, diventi punto di riferimento della bellezza di tutto il sud d’Italia, senza che arrivi un franchaising del nord Italia con l’intenzione di fare incetta e appropriarsi del ruolo e delle relative competenze. Un solo nome, che ha battuto in finale l’altro nome , Coppola, che doveva occupare gli stessi locali e che invece alla fine non ce l’ha fatta e si è elegantemente limitato a fare gli auguri al telefono. Un professionista a Napoli non ha possibilità di arrivare, in quanto il suo talento si scioglie nell’indifferenza globale dovuta all’immobilità latente delle cose che traspone Napoli da città sorniona a città violenta; una realtà fotografata nei visi spenti, depressi e aggressivi della popolazione che in definitiva non sa più sorridere se non con quell’ironia che assomiglia tanto alla cattiveria ed all’invidia. L’obiettivo quindi di colui che, come Ciro Florio, intende riprodurre il talento napoletano nel luogo più bello e vicino alla stessa città partenopea, diventa la spinta dell’artista che nel tentativo di creare l’arte supera se stesso e lo porta al successo interiore. A Capri c’è quel sorriso accattivante che incoraggia nelle imprese, un odore di dolcezze che si riflette nello zucchero a velo e nei dolciumi che si espandono nell’intimità di Via Camerelle fino a dipanarsi un po’ dovunque, da Marina Piccola a Via Matermania, dalla Grotta Azzurra ad Anacapri.

Bruno Russo.






 
27/09/2006 23:55
Bruno Russo- GIUSEPPE DE CHIARA : IL NUOVO PROPRIETARIO DI CASA TOTO' ( da 'IL ROMA' del 04/10/06 pag. 15 )
Quando si entra in contatto con qualcuno, che ha il privilegio di possedere un pezzettino della vita di un grande come Totò, si cerca subito quella porta che accede alle meraviglie delle cosiddette stanze segrete, che alberano nei grandi artisti, nell’uomo comune e anche in colui che si trova a metà del percorso.
Un esempio è Giuseppe De Chiara, artista napoletano di teatro.
Dal 2001 è proprietario della casa che fu del Principe Antonio De Curtis, acquistata, ad un’asta fallimentare, dalla madre di Giuseppe. Mi sono recato nella sua residenza alla Sanità ad intervistarlo ed ho incontrato due persone simpatiche, nonchè uno Yorkshire trovatello, velatamente di razza, recuperato dalla strada dopo atroci sevizie subite, in conseguenza delle quali, il povero animale è ora costretto a camminare con la testolina inclinata.
La giovane madre mi ha raccontato che, due anni prima del fatidico acquisto, aveva fatto addirittura un sogno premonitore: Totò; scendendo da un furgoncino bianco che camminava in una piazza di Roma, le diceva ‘da questo momento in poi sarai la mia fidanzata’. La madre replicava subito nel sogno ‘ma io sono già sposata!’, ma lui, imperterrito ‘no, no, tu sei la mia fidanzata e ti farò fare anche l’attrice, sei molto brava e non lo sai neanche; anche Giuseppe è bravo e farà molta strada…ma tu devi andare là, in quella casa, nella mia casa’. L’incredibile esperienza lasciò scioccata la madre di Giuseppe per due giorni, ma non ci furono altre conseguenze per circa due anni, fino a quando partecipando per caso, ad una asta al Tribunale di Napoli e non avendo alcuna competizione sull’acquisto, si fece prendere dall’ispirazione: alla XII asta, deserta perché nessuno era presente, la madre restò l’unica e sola a fare l’offerta ed a condurla in porto.
Bisogna dire che la signora era solita fare sogni del genere. Anni prima era stato il turno di Peppino de Filippo, che certificava nel sogno l’esistenza di qualità nascoste nel figlio. Ma il sogno di Totò era tutta un’altra cosa. Per molto tempo questa singolare esperienza sollecitò continuamente la curiosità della madre, visibilmente toccata da questa possente storia di immaginazione, vissuta in prima persona. Un’immaginazione naturale che le aveva dato, per molti attimi, la sensazione che fosse tutto vero, da cui il bisogno di avere realmente vicino Totò. Il tutto veniva condito dalla sensazione, che la storia non sarebbe finita qui, come poi realmente è successo.
Pare che anni fa il Comune di Napoli abbia addirittura stanziato dei soldi, per acquistare Casa Totò, all’interno di un progetto di ristrutturazione e risanamento del quartiere Sanità, chiamato ‘Urban’. Ma Urban si fermò ai Vergini, fu cioè ristrutturata solo Via Vergini e, nonostante i soldi dati, la casa di Totò non fu di conseguenza mai acquistata come promesso in un primo tempo.
Ma adesso le cose sono cambiate, la casa di Totò è di Giuseppe. Bisogna dire però, che restaurarla non può essere alla portata di un privato, supposto che se ne debba fare carico.
Il recupero della casa resta la componente di un progetto di ristrutturazione che arrivava anche alle catacombe di San Gaudosio e la cui responsabilità, con l’intero disegno di risanamento, resta compito del Comune oppure, al massimo, di associazioni, aziende od altri privati, che in base al proprio status se ne possono fare carico finanziariamente.
La casa vanta 90 metri quadri al numero civico 109 ed è stata acquistata con 36 milioni circa. Si dice che Totò sia nato invece al 107 per poi trasferirsi dopo due mesi e per ragioni di grandezza in quella del 109, dove visse fino alla sua fuga a Roma, a 24 anni.
Ho chiesto a questo punto a Giuseppe, cosa farebbe con Casa Totò e con una bacchetta magica. Mi ha risposto che riporterebbe Casa Totò come in una macchina del tempo, a quelle sue pulsazioni naturali indotte dalla presenza del principe della risata in carne ed ossa, negli gli anni della sua prima giovinezza. Ovvero ristrutturarla, aprirla al pubblico e collegarla con il Museo Totò.
Proprio per questo desiderio di ritorno alle origini, che egli ha fatto proiettare i 106 film del principe della risata, in occasione dei 106 anni di Totò, in faccia al capoletto dove, nel 1898, Anna di Clemente diede al mondo il grande comico, battezzandolo allora con il nome di Antonio di Clemente. E pensare che solo a 26 anni il papà lo riconobbe.
Il Museo Totò con 1300 metri quadri circa non può dare, per tutto questo, le medesime sensazioni proiettabili dalla sua dimora; sensazioni che potrebbero ispirare anche compiti diversi, come quello di ospitare anche una scuole di recitazione.
Per Giuseppe, quindi, museo e casa dovrebbero adesso camminare a braccetto, proprio in virtù delle necessità di riqualificare il quartiere e di conseguenza legare maggiormente il territorio.
Un progetto campano, stanziò 300.000 euro per la ristrutturazione, ma veniva chiesto il 30% a Giuseppe. Insomma sembra che nessuno voglia investire un soldo in processi di ristrutturazione della casa del grande comico. Ma la curiosità sul problema resta ed è grande. Secondo Giuseppe, basterebbe semplicemente restaurarla come una tipica casa napoletana di primo ‘900. Non si devono creare mausolei, ma effettuare una riproduzione fedele del tempo che fu, per ridare ai Napoletani, a Giuseppe ed al mondo tutta quella soddisfazione che Totò dava se era in vita.
La mia considerazione , dal momento che ho usato il termine ‘ dava se era in vita ’ e non ‘quando era in vita ’, è che l’orologio biologico del principe della risata aveva segnato le sue ore, già al tempo del suo infelice lavoro con il maestro Fellini e non per colpa sua. In questi ultimi film della sua carriera, Totò camminava come se fosse il fantasma di se stesso, succube di una cinematografia fortemente politicizzata: egli apparteneva in pieno ad un’era del tutto passata, un era che raccoglieva ironie e sofferenze a cavallo della guerra e dopo, ma che proiettava all’infinito quella nobiltà d’animo che si è persa. Si è tra l’altro, voluto cancellare la cultura della nobiltà e dell’ironia su di essa di cui Totò era , ampio responsabile, una cancellazione che non potrà essere certo risanata dalla mentalità che regna oggigiorno nell’amministrazione cittadina.
Non c’è molto oggi, che mi piacerebbe vedere affiancato a Totò, perché egli è nobile proprio perché riportava sulla scena quelle che sono le debolezze di un nobile e questo pochi l’hanno notato. Da questo punto concreto che ripercorrere il tempo con maggiore fedeltà è realmente l’unico compito , nobile, che Giuseppe può fare, perché proprio la nobiltà del popolo napoletano fugge ogni giorno sempre di più. Fugge da quei vicoli inzuppati ma anche dalle strade asfaltate delle nostre stupide certezze.

 

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