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20/02/2006 CULTURA  
Bruno Russo-BENGALINI ( da 'Libero' del 19/02/06 pag. 19 )
Non abbiamo neanche finito di prendercela con i capitoni, che non
costituiscono contagio di alcun virus ma molti dicono che sono indigesti,
che adesso ce la prediamo con gli uccelli tra veri pericoli e false paure.
Piccioni e passeri affollano balconi e piazze e se prima erano oggetto di
pietose elargizioni di becchime da parte di teneri bambini, adesso
sicuramente qualche mamma li tirerà indietro dicendo 'non farlo è
pericoloso ! ', senza contare che i veri soggetti a rischio di contagio sono gli addetti del settore; veterinari, allevatori e sicuramente anche i macellai che vengono a contatto con il sangue infetto, prima che il virus, come tutti, possa essere distrutto ad una certa temperatura di cottura degli alimenti. Ma qui l'attualità non c'entra, bensì queste illogiche campagne denigratorie contro gli animali mi ricordano tanto una coppia di pappagallini che mi regalarono quando ero bambino e che curai con tutto l'affetto di questo mondo anche perchè erano una tenera coppietta che tubavano dalla mattina alla sera ed io guardandoli, pensavo che erano tanto fortunati per stare assieme in una gabbia dove nessuno poteva fargli del male. Non avevo contato però, che quando uno di questi si ammala e muore, di conseguenza ed in poco tempo, muore anche l'altro, per quel solito filo
sottile e misterioso che lega le persone ed anche gli animali e che si
chiama amore. In un primo tempo pensai che anche l'altro pappagallino si
era ammalato ed invece il problema si chiamava tristezza, solitudine. Il
dolore dell'assenza del partner aveva creato anche in un pappagallino
questa tragica realtà, solo che il povero animaletto non aveva la
possibilità e forse la sensibilità adatta, per rifarsi una vita, magari
frequentando nuovi amici o facendo nuovi incontri, riunendosi in locali
alla moda o librerie che oggi diventano anche vinerie, dove conoscere
nuovi amici e nuovi amori, dimenticandosi anche di quello che veramente si
ha bisogno. Iniziò a racchiudersi in quel corpicino di pennette variopinte,
verde e gialle con piccole macchiette sulla fronte, dove chiudendo i
morbidi occhietti forse sognava, di essere in un luogo dove c'era anche
colei che se n'era andata e che sicuramente non sarebbe tornata più.
Provavo in tutti i modi di dargli il mangiare ma non c'era verso di
nutrirlo, beveva solo e quando lo faceva mi fissava con quel piccolo
beccuccio ricurvo, su di un musetto che non cambiava atteggiamento e mi
sembrava dire ' perchè? '. Una mattina l'ho trovato stecchito per terra con
gli occhietti stretti nel buio di un sipario chiuso sulla vita, freddo come quelle ore che aveva dovuto passare impazzendo per quello che gli mancava, che non era la luce, non era il cibo, non era l'acqua, ma era l'amore. Solo dopo ho saputo le caratteristiche di questi pappagallini e pensare che, vedendoli tanto affiatati e romantici l'uno con l'altro, li avevo chiamati Romeo e Giulietta. Passando nell'uccelleria, il giorno dopo, ne ho visti altri tubare felici ed ho provato qualcosa che non posso descrivere anche perchè mi ha commosso, so solo che ho pensato che nonostante tutto grazie a tutto ciò che nasce su questa terra si potrà sempre dire che è un immenso mondo di amore.

Bruno Russo

Fonte: Bruno Russo
 

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