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27/03/2013 ARTIC OLI  
Bruno Russo- [ CULTURA ] INNAMORARSI DELL'AERONAUTICA
Le evidenze capaci di testimoniare gli incrementi della tecnologia aeronautica al sud sono tante e si contraddistinguono non solo nelle industrie leader nel settore, ma in una serie di aziende e società di vario raggio che si interessano di fornire alle aziende principali quella mano “ausiliaria” nelle fornitura e nelle competenze sui materiali di livello innovativo.
La vera svolta però, che trasmetterà il suo riverbero nei prossimi anni, riguarda il matrimonio tra energia elettrica e sistemi aerospaziali per dare alla luce una serie di soluzioni definite “ecocompatibili” che risponderanno nel futuro a due esigenze, la prima è quella legata al rispetto dell’ambiente e della nostra dimensione a rischio che non può essere disgiunta da esso, mentre la seconda riguarda le innovazioni nel campo della qualità che dopo aver risposto alle primarie esigenze di rispondenza di un prodotto ai requisiti del cliente, inizia adesso a scegliere soluzioni evidenti, atte a garantire la riduzione dei costi coinvolti nelle corrispondenti attività: le soluzioni ecocompatibili che più si presentano interessanti per il futuro.
L’energia elettrica può garantire sia la semplificazione strutturale di un impianto aeronautico che la riduzione delle stesse emissioni che sono inevitabili in qualsiasi tipo di impianto.
Orbene, alla domanda sul possibile rallentamento della tecnologia, causa crisi economiche e voracità dei costi associati alla fattibilità dei progetti, si può tranquillamente rispondere che in campo aerospaziale, si fanno passi da gigante nella ricerca, che potrebbero essere trasformati in sviluppo del lavoro solo se si assegnasse all’asse portante di tale realtà, ovvero il sud, la fiducia economica mancante. La ricerca in tale assetto, nella matassa politica che modula tagli e assegnazioni di sostentamenti per la sua diffusione, sia a livello universitario che aziendale, richiede sempre di più la collaborazione tra atenei e industria: sempre più innovazione nella ricerca sui materiali e sulla loro implicazione nei processi del futuro.
Il connubio tra energia elettrica e aerospazio è l’oggettività migliore che se ne può dare. Negli ultimi anni sono aumentati per vari motivi, alcuni dei quali addirittura di natura astronomica, l’ingerenza sulla terra di fenomeni di natura elettrica e elettromagnetica. Orbene, sia per l’ingerenza di tali fenomeni sulle strutture aeronautiche e sui corrispondenti supporti, sia per l’innovazione tecnologica relativa all’uso ambientale di tale energia, occorre fare presto e prevedere nuovi materiali per gli usi specifici in oggetto: un esempio di ricerca è nei materiali ceramici, per propria natura, la fonte del futuro.
Essi infatti, permettono un’incredibile resistenza alle alte temperature che si sviluppano soprattutto nelle macchine che producono energia, come le turbine a gas.
In tale avventura si innestano le menti più dotte che per statistica, provengono dalle nostre terre e hanno poi reso adoperabili molti studi comparativi, nell’ENEA, nel CNR, nell’Ansaldo, in Finmeccanica. I materiali ceramici e molte leghe adatte allo stesso scopo non sono oggetti magici per la risoluzione dei problemi, hanno le loro controindicazioni, e la ricerca deve tendere a ottimizzare le soluzioni corrispondenti.
Al sud abbiamo una marcia in più: l’affetto verso l’ambiente, la materia, il cielo con il sole rovente che ci dona giornate da sogno. Solo la crisi economica che si è riversata sull'industria può offuscare tale evidenza, e porre molti progetti in essere e nuove ricerche in stallo proprio come un aereo che non può atterrare.
Eppure gli sforzi sono tanti, e nonostante che essi si legano spesso negativamente con la politica, nelle aziende si continua a lavorare, anche male, e a produrre un risultato di manovalanza e di concetto che non può essere ignorato, come corrispondenza ulteriore tra qualità e tradizione di tutto il compartimento aeronautico.
Un miglioramento che dovrebbe ricevere dall'ambiente tutte le spinte necessarie per essere ecosostenibile e propulsore per gli altri avanzamenti del prodotto.
Fu Umberto Nobile che in una delle sue ultime interviste, affermò che pur provenendo da una tradizione latinista e letteraria, a Napoli si era innamorato dell’ingegneria aeronautica: lo pensò durante un incontro del 1910 con un aviatore francese di nome Kinet, che volò sul Campo di Marte, quando era un campo di aviazione e gli apparecchi erano fragili. Era un campo dove si tenevano anche le corse dei cavalli, in un periodo dove le speranze e la voglia di progredire aveva un fascino particolare, fatto di rispetto per la natura, avvolto nell’avvenenza di un’avventura moderna.

Bruno Russo
Fonte: Bruno Russo
 

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